The Evil Within 2, la Recensione – NO SPOILER

Recensioni
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Non ve lo nascondiamo: siamo preoccupati. Siamo preoccupati per l’industria videoludica, sempre più parca di esperienze single player coinvolgenti e indimenticabili in favore di titoli multigiocatore che rappresentano vere e proprie galline dalle uova d’oro per i vari publisher ma che poco o nulla hanno a che fare con le grandi opere che nel passato ci avevano regalato ore e ore di vere e proprie emozioni.

Il mercato videoludico è profondamente mutato negli ultimi tempi e il grande pubblico ricerca sempre più prodotti da condividere con gli amici (o con i propri follower online ndr) e le produzioni fortemente storydriven vanno via via diradandosi sempre più.


Basti pensare a fenomeni di massa come i titoli MOBA o i Battle Royale che hanno letteralmente spopolato di recente, registrando numeri da capogiro con milioni di utenti connessi contemporaneamente.

Tutto ciò fa sì che le grandi case produttrici come Electronic Arts o Activision, giusto per citarne alcune, si siano convinte che sia più facile monetizzare titoli analoghi agli ultimi citati piuttosto che investire tempo sulla stesura di una sceneggiatura convincente, una trama degna di questo nome e via discorrendo arrivando addirittura a chiudere aziende come Visceral Games che avevano fatto delle esperienze in singolo il proprio cavallo di battaglia.

Un ragionamento che, da un certo punto di vista prettamente economico, riusciamo anche a capire ma che, come dicevamo in partenza, ci inizia a far preoccupare per il futuro dei giochi più lineari e basati su una storia che, da sempre a dire il vero, prediligiamo in modo assoluto.

Fortunatamente la situazione pare non essere completamente critica, grazie all’impegno di alcune software house (e dei relativi publisher ndr) che, invece di ricercare il guadagno facile confezionando l’ennesimo clone di giochi ben più blasonati, instillano ancora nei propri titoli l’amore e la passione necessari per dare alla luce prodotti coinvolgenti, piacevoli da seguire dall’inizio alla fine e che, sicuramente, non verranno relegati nel dimenticatoio tanto facilmente.

È il caso, per fare un esempio, del titolo che prenderemo in esame oggi ovvero il seguito di quel The Evil Within che, già qualche anno fa, ci aveva colpito nell’accezione più positiva possibile del termine e che, con questo secondo capitolo, vuole riportarci a vivere le atmosfere caratteristiche del brand senza però rinunciare a rinnovarlo in più di un aspetto. Insomma, The Evil Within 2 aveva tutte le carte in regola per confermare la bontà della proprietà intellettuale di Shinji Mikami (papà di Resident Evil, Devil May Cry e Vanquish, tra le altre cose) e soci: ci sarà riuscito? Scopritelo con noi nella nostra recensione.

THE ONLY WAY OUT, IS IN

Come dicevamo poco più sopra, la trama ricopre un ruolo davvero importante in The Evil Within 2 rivelandosi coesa, intrigante e incredibilmente ben scritta, dal principio fino all’epilogo, in una sequela di eventi capaci di tenere il giocatore incollato allo schermo e che non mancheranno di fornire qualche colpo di scena improvviso decisamente inaspettato.

La storia riprende esattamente dopo la conclusione del primo capitolo con il nostro detective Sebastian Castellanos, già protagonista della precedente incarnazione del brand, devastato dalla perdita di sua figlia in un incendio domestico di cui continua a incolparsi e che lo porterà alla separazione dalla moglie Myra e che lo farà cadere inevitabilmente nella trappola dell’alcool e della depressione. Durante una serata qualunque, tuttavia, viene raggiunto dall’agente Kidman, vecchia conoscenza per gli appassionati della saga, che gli rivela che la piccola Lily non è morta bensì è stata scelta dall’organizzazione Mobius come nucleo per lo STEM, sofisticato macchinario capace di creare realtà parallele a cui le persone possono connettersi per iniziare una nuova vita, a causa della sua totale purezza d’animo.

La bambina, comunque, risulta scomparsa da qualche giorno facendo piombare la fittizia cittadina di Union nel caos generato dalla mente di alcuni psicopatici che hanno imposto la propria visione del mondo tramite la suddetta macchina. Dapprima incredulo ma poi convinto della veridicità di queste affermazioni, il buon Sebastian decide di entrare a sua volta nello STEM per tirare fuori la propria adorata figlia condannandosi a rivivere gli inenarrabili orrori già affrontati al Beacon Hospital. Non aggiungiamo ulteriori dettagli per paura di cadere nello spoiler ma vi possiamo assicurare che si tratta di un’opera ben scritta e sviluppata che vi rimarrà impressa nella mente per molto tempo a venire.

ORDINARY WORLD

Dal punto di vista del gameplay, The Evil Within 2 riprende tutto il buono visto nel precedente episodio e lo trapianta in un contesto molto più ampio e libero all’esplorazione rispetto agli oscuri corridoi del Beacon Hospital. Non si tratta di un vero e proprio Open World ma piuttosto di mappe decisamente più grandi e aperte che sarà possibile scandagliare a fondo, poichè nascondono missioni secondarie, npc, collezionabili, oggetti utili per la creazione di armi ed accessori e simili, con l’ausilio della nostra fedele radio portatile che ci indicherà vari punti di interesse e comunicazioni, tutto questo facendo attenzione alle numerosissime creature mostruose che popolano le strade di Union pronte a farci a pezzi in pochi colpi se affrontate in modo sconsiderato.

I combattimenti si confermano come uno degli aspetti meglio riusciti della produzione Bethesda/Tango Gameworks in quanto si renderà necessario studiare a fondo le varie situazioni piuttosto che lanciarsi a testa bassa sparando e tirando fendenti per assicurarsi di portare a casa la pelle.

La scarsità generale di munizioni e la ferocia dei nostri avversari ci costringeranno, più volte, a cercare di aggirare i gruppi più numerosi, di aspettare il momento giusto per attaccare nascosti dietro a una copertura o di isolarli e ucciderli silenziosamente impiegando alcuni strumenti a nostra disposizione, aggiungendo un elemento stealth e di strategia che si sposa perfettamente con l’atmosfera cupa e malata da survival horror che permea l’intera opera.

Tornano anche i fattori GDR già presenti nel primo The Evil Within, che donano alla struttura imbastita dal team di sviluppo quella profondità in più che eleva il prodotto a un livello superiore rispetto al semplice survival horror con elementi da shooter in terza persona. Sarà possibile, infatti, personalizzare a fondo il nostro eroe, tramite la spesa di punti qui denominati Gel Verde, reperibile sui cadaveri dei nemici, aumentandone la resistenza fisica, la potenza degli attacchi, la mira, acquisendo nuove abilità di combattimento ecc.

Oltre a questo sarà di vitale importanza raccogliere materiali per il crafting di strumenti, medikit e munizioni e le cosiddette “parti di arma” che saranno necessarie per potenziare le nostre bocche da fuoco e renderle decisamente più letali per uscire vivi dagli scontri più crudi e viscerali. L’arsenale, inoltre, risulta nutrito e variegato e restituisce un feeling delle varie armi credibile e assolutamente piacevole da scoprire.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, infine, il lavoro svolto dai ragazzi di Tango Gameworks ci ha stupito in modo positivo senza, tuttavia, farci gridare al miracolo. Union è un paesino in preda alle peggiori aberrazioni che la mente umana è capace di partorire, è un tripudio di violenza e orrore reso alla perfezione da un level design eccellente, da un’art direction stellare che più volte aggiunge tocchi di classe non indifferenti e da una modellazione poligonale decisamente degna di lode.

Purtroppo il titolo non è esente da difettucci grafici sporadici tipici delle produzioni “open world” ed è dotato di un’Intelligenza Artificiale che qualche volta ha assunto comportamenti poco credibili, ma sono elementi che comunque non inficiano nel modo più assoluto la godibilità generale del gioco. Ulteriori note di merito, sicuramente, vanno spese per la caratterizzazione dei vari personaggi davvero dettagliata e approfondita e per il doppiaggio in italiano che non teme paragoni, recitato in modo impeccabile e che non ci fa rimpiangere in alcun modo la lingua originale.

Anche il comparto sonoro, dal canto suo, svolge il proprio ruolo in maniera egregia essendo composto da musiche e suoni ambientali sempre inseriti nel giusto contesto e che aumentano esponenzialmente il livello di immersione nei vari scenari proposti.

CONCLUDENDO

In definitiva The Evil Within 2 non è solo un ottimo sequel del già notevole capitolo precedente ma è un titolo eccellente sotto praticamente ogni punto di vista. E’ un prodotto dotato di tanta anima, è un prodotto che ha effettivamente qualcosa da dire, scaturito sicuramente dalla volontà del team di sviluppo Tango Gameworks di raccontare una storia adulta e piacevole da seguire mentre si svolge e si dipana davanti ai nostri occhi.

Non ci resta che sperare che altri publisher seguano l’esempio di Bethesda che ancora crede nel talento dei propri sviluppatori e che continua a regalarci esperienze che rimarranno impresse a fuoco nelle nostre menti, nei nostri occhi e, volendo, anche nei nostri cuori. C’è ancora speranza.

86

Trama

9/10

    Gameplay

    9/10

      Grafica

      9/10

        Sonoro

        9/10

          Longevità

          9/10

            Pros

            • Trama appassionante e ben scritta
            • Ottima struttura di gameplay
            • Longevo e mai noioso
            • Ottimo sonoro e doppiaggio in italiano

            Cons

            • Avrebbe potuto osare di più in certi elementi
            • L'IA non fa di certo miracoli
            • Qualche sporadica incertezza grafica

            Altri articoli in Recensioni

            Hob, la recensione del puzzle di Runic Games – No Spoiler

            Federico Peres10 novembre 2017

            Call of Duty: WWII, la Recensione – NO SPOILER

            Riccardo Cantù9 novembre 2017

            Assassin’s Creed: Origins, La Recensione – NO SPOILER

            Riccardo Cantù31 ottobre 2017

            Wolfenstein 2: The New Colossus – Recensione, NO SPOILER

            Antonio Salvatore Bosco31 ottobre 2017

            Super Mario Odyssey, Cap-tura di 10/10 – la recensione, NO SPOILER

            Lorenzo Prattico30 ottobre 2017

            DESTINY 2 – Analisi della versione PC

            Alessandro Guida29 ottobre 2017