Spider-Man: Homecoming, la Recensione – NO SPOILER

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Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Non sono molti i personaggi in grado di diventare icone fuori dal mondo del fumetto. Tra questi non c’è dubbio vi sia l’Uomo Ragno, che dagli anni 60 ad oggi è riuscito a conquistarsi un posto nella cultura popolare. Fumetti, film, cartoni animati e molto, molto altro: dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Australia al Giappone, è difficile trovare una persona che non abbia avuto a che fare con il tessiragnatele più famoso del globo.

Tutto ciò lo sanno sia i Marvel Studios, che la Sony Pictures, che hanno puntato, forti della fama raggiunta dal Marvel Cinematic Universe, a una vera e propria unione, per portare il personaggio nel mondo dei Vendicatori. Un annuncio arrivato qualche anno fa, e che ha veramente generato grande attesa nel pubblico. Attesa che ha raggiunto grandi proporzioni con la prima apparizione dell’eroe nel blockbuster dello scorso anno, Captain America: Civil War.

Quale sarà stato il risultato finale?

Tornando a casa

Homecoming, un titolo a dir poco azzeccato per il “ritorno” a casa di Peter Parker nel Marvel Cinematic Universe, dopo due serie cinematografiche prodotte esclusivamente da Sony. Questa recensione non può dunque non partire da Tom Holland, e dalla caratterizzazione del suo personaggio, visto i chiari paragoni con le interpretazioni precedenti.

Come visto in Captain America: Civil War, il Peter Parker del MCU è molto giovane, una rappresentazione delle prime avventure del personaggio. Innocenza, simpatia, sbadataggine: le classiche componenti dell’Uomo Ragno sono presenti in questo lavoro cinematografico, con un Tom Holland davvero credibile nei panni dell’eroe. Una buonissima interpretazione, per un personaggio che sembra essergli cucito addosso. Meno dramma, meno dolore, ma già si evincono le difficoltà della sua doppia identità, tra rinunce e crescita, con anche delle classiche “cadute” di stile tipiche dell’adolescenza. Le grandi paure di molti sono quindi state scongiurate da un ottimo lavoro, per realizzare il Peter Parker che molti desiderano venire trasmesso al cinema.

Ciò che è incredibile è invece la capacità di trasformare in un carismatico cattivo un personaggio come l’Avvoltoio. Micheal Keaton si ritrova infatti ad interpretare non un goffo villain, ma anzi porta al cinema un avversario forte come non mai, in grado di bucare lo schermo e risultare come uno degli antagonisti più credibili del Marvel Cinematic Universe. Una ottima prova di recitazione accompagna così la caratterizzazione davvero sui generis del personaggio.

Uomo Ragno di quartiere

La sceneggiatura è molto solida, con un racconto decisamente più urbano rispetto a quanto ci ha abituati recentemente il franchise. Ciò che arriva allo spettatore è la visione di un Uomo Ragno davvero cittadino, davvero di quartiere, pronto a contrastare i problemi di ogni giorno. Gioca a favore di tutto ciò una minima presenza di Tony Stark, interpretato da Robert Downey Jr ovviamente, che è una presenza tutt’altro che invasiva all’interno del film. Una sorta di Grillo Parlante, in maniera davvero paradossale, che non ruba la scena al Ragno, ma che lo accompagna in alcuni momenti cruciali della sua formazione. Possiamo assicurarvi che le paure di molti sul fatto che potesse essere una sorta di Iron Man 4 sono, fortunatamente, infondate.

Ottima la regia, davvero spettacolare, e con la capacità di rendere al meglio anche le scene più acrobatiche, senza far notare in maniera eccessiva l’uso degli effetti speciali. Un buon lavoro, che sa adattarsi a scene d’azione a scene più comiche, da eroe a studente e viceversa. La pecca sono probabilmente le scene di battaglia, in alcuni punti forse un po’ troppo confuse, ma che non precludono l’effetto finale della pellicola.

Colonna sonora a tratti davvero anonima, non riesce a colpire, soffrendo molto il confronto con altri film come ovviamente Guardiani della Galassia o Iron Man.

Peter Parker

C’è molto non solo di Peter Parker, ma anche di Miles Morales nella rappresentazione del mondo intorno al personaggio, basta osservare la chiara somiglianza tra Ned Leeds nella pellicola e Ganke nei fumetti dedicati all’Ultimate Spider-Man. Un film che restituisce dunque un Peter più moderno, ma non per questo tradendo la vera identità dell’eroe.

Citazioni, easter egg, cameo. Un’opera che saprà sicuramente soddisfare i molti fan dell’Uomo Ragno, con scene in grado di richiamare le più iconiche avventure di questo ragazzo del Queens.

Arrivati alla conclusione di questa recensione, non possiamo dunque non notare che il lavoro svolto non è autoriale come quello di Raimi nella prima trilogia, ma ha il pregio di valorizzare il personaggio, ponendolo davvero al centro della pellicola. Un film che trova il suo fulcro nel personaggio, nel realizzare la storia intorno a lui, e non nonostante lui. Un taglio giovanile, per un episodio cinematografico che è davvero per tutti, con la giusta dose di risate e azioni, senza esagerare e senza uscire dal sentiero. Assolutamente da vedere.

E mi raccomando, non dimenticate che le scene dopo i titoli sono due!

Spider-Man: Homecoming arriverà in tutti i cinema dal 6 Luglio!

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming
74

Colonna Sonora

6/10

    Personaggi

    8/10

      Sceneggiatura

      8/10

        Regia

        8/10

          Fotografia

          8/10

            Pros

            • Uomo ragno molto fedele alla controparte cartacea
            • Villain carismatico

            Cons

            • Colonna sonora poco efficace

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