Cinema
Vito Fabrizio Brugnola
Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Firefly è una serie TV di genere fantascientifico del 2002-2003 ideata da Joss Whedon, già creatore di Buffy l’Ammazzavampiri e di Angel.

Fan Art Firefly di Vito Fabrizio Brugnola

Fan Art a tema Firefly di Vito Fabrizio Brugnola

Firefly, una serie dal potenziale inespresso

La serie, di cui si è girata solo una stagione di 14 episodi (50 minuti circa di durata ciascuno), narra delle avventure dell’equipaggio della Serenity, modello di navicella spaziale Firefly, da cui l’opera prende il nome. Il genere è in primo luogo fantascientifico, condito però da certi elementi western.

Il prologo alle vicende della Serenity e del suo equipaggio è quello di una guerra civile, tra l’Alleanza, un’istituzione politica che vuole conquistare l’egemonia su un sistema solare colonizzato dall’umanità, e la fazione indipendentista, decisa a rifiutare la lunga mano alleata.

In questa guerra, alla fine vinta dall’Alleanza, combatteva il capitano Malcolm “Mal” Reynolds (Nathan Fillion), ora Capitano della Serenity e contrabbandiere all’esigenza. Inutile ricordare quanto la seconda vita di Reynolds ricordi molto da vicino le peripezie di Han Solo e del suo Millenium Falcon.

L’equipaggio della Serenity è composto, oltre che dal capitano Mal, dal suo secondo in comando Zoë Alleyne Washburne (Gina Torres) , dal navigatore Hoban “Wash” Washburne (Alan Tudyk), dal soldataccio  Jayne Cobb (Adam Baldwin), il meccanico Kaylee (Jewel Staite) e dalla bellissima Morena Baccarin (nota anche per la serie Visitors e per Homeland) nel ruolo dell’ “accompagnatrice” Inara Serra.

I protagonisti di Firefly, tecnicamente dei fuorilegge, si arrabattano per sbarcare il lunario e per mantenere la navetta sempre nei limiti della decenza operativa. In ogni puntata viene narrata un’avventura, generalmente autoconclusiva, che può essere una rapina al treno o la difesa di un vero e proprio bordello, pieno di meretrici dal cuore d’oro.

L’equipaggio, così come presentato, è sufficientemente composito da dare l’opportunità agli sceneggiatori di innescare varie dinamiche e dialoghi, sia conflittuali che divertenti, tra i vari membri dell’equipaggio. I personaggi potrebbe apparire, per alcuni versi, eccessivamente caratterizzati ed appiattiti. Per esempio il personaggio di Jayne Cobb, facilmente pare, almeno all’inizio, fin troppo schiacciato sulla tipica figura dell’uomo d’azione tutto muscoli e niente cervello, dalla moralità schiettamente utilitaristica.

Gli altri personaggi, dalla seconda in comando alla meccanica, pare non abbiano alcuna sfumatura o approfondimento del personaggio, ma rimangono sempre e comunque calati nella loro parte, questa apparenza svanisce con il procedere degli episodi, bloccandosi forzatamente a causa dell’improvvisa cancellazione, per poi riprendere solo in Serenity.

Un discorso a parte si può fare invece per lo stesso capitano Mal. Veterano deluso, che cerca di sopravvivere tenendo insieme i pezzi dell’astronave e dell’equipaggio, è l’unico che effettivamente mostra i sintomi di un qualche spessore. Non ci troviamo in presenza di uno schietto eroe, ma di un antieroe che solo nel tempo ci mostrerà di essere un eroe.

Firefly - Una foto del cast

Al di là della giustapposizione delle varie puntate e avventure, esiste tuttavia una filo di continuità che sfocerà in tutta la sua importanza solo e soltanto nel film di cui si dirà successivamente. Questo elemento di continuità, nonché l’evento che più di ogni altro sconvolge le dinamiche dell’equipaggio della Serenity,  è l’inclusione del dottor Simon Tam e di sua sorella River (interpretata da Summer Glau, protagonista anche di The Sarah Connor Chronicles)  la ragazza prodigio nell’equipaggio della Serenity.

L’inclusione di questi due personaggi, insieme a quello del reverendo Book (Ron Glass), pongono al capitano Reynolds e al suo equipaggio alcuni dilemmi morali: se da un lato Mal deve garantire la sussistenza del suo equipaggio e della sua nave mantenendo così la leadership, in un sistema solare dove l’Alleanza diventa sempre più pericolosa, dall’altro si troverà in diverse occasioni a scegliere tra l’utile e il giusto, propendendo, non senza difficoltà, verso il secondo.

Per quanto attiene al comparto tecnico, guardano Firefly non si può gridare al miracolo. Anche calcolando l’età della serie – parliamo oramai di una quindicina di anni fa – la parte CGI qualitativamente non si distacca molto da quella di un documentario. Si può dedurre che il budget destinato alla serie non fosse dei più alti: i costumi non sono particolarmente ricercati e cercano di sintetizzare tra la fantascienza ed il western, risultando però in questo tentativo abbastanza banali e poco credibili.

La navetta cargo di classe Firefly "Serenity"

La navetta cargo di classe Firefly “Serenity”

La ricostruzione degli interni della Serenity è tuttavia discreta, dato che nella serie si pone più volte l’accento su quanto il vettore spaziale sia malandato, anche se riesce a rimanere comunque affidabile per le continue cure dell’amorevole Kaylee.

Bisognerebbe comunque sorvolare su queste pecche tecniche per almeno due motivi: in primo luogo, i primi anni Duemila non erano ancora anni in cui era presente la Golden Age delle serie televisive che tutti noi stiamo conoscendo, almeno da Games of Thrones in poi. Non essendo le serie televisive di allora un prodotto così finanziariamente remunerativo, è molto facile comprendere i freni economici che questo prodotto, nuovo e originale, dovesse in sé comportare dei rischi che i produttori non hanno voluto correre totalmente.

In secondo luogo, l’aspetto tecnico e la qualità dell’immagine, canonicamente, non interferiscono con la storia e la sua narrazione. Ecco perché, se non avete visto Firefly, un buon consiglio propedeutico è quello di astrarre e perdonare da/la sua mediocre realizzazione tecnica. Soprattutto perché il lungometraggio che la conclude, come illustreremo appena sotto, saprà farsi perdonare.

Serenity, un buon film di fantascienza

La serie viene chiusa da un lungometraggio del 2005, in seguito alla spinta della fan-base rimasta delusa per la precoce chiusura della serie dopo la prima stagione.

Questo film ha un enorme pregio, cioè quello di emendare la serie tv da tutta una serie di difetti: il comparto tecnico scadente, dialoghi sottotono, il senso di coerenza e unità della trama. Quando parliamo di Serenity ci riferiamo quindi ad un buon film di fantascienza, così buono che ha ricevuto un punteggio di 74/100 su Metacritic e un punteggio di 80/100 su IMDB.

Partendo dal comparto tecnico è evidente l’ingresso di una major per la produzione di Serenity, cioè della Universal. L’aspetto cromatico del film è stato valorizzato con opportuni filtri, le ricostruzione in CGI di navicelle, panorami urbani (almeno in un caso molto ispirati a Blade Runner)  ed altri elementi tipici del genere SciFi sono stati tutti migliorati e garantiscono una qualità molto buona, trattandosi di un film del 2005. Nessuna sbavatura da evidenziare da questo punto di vista, se non qualche scena di atterraggio renderizzata non proprio al meglio.

Dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, è visibile un netto miglioramento. Jayne Cobb non è più l’ammasso di muscoli senza cervello, ma farà valere la sua opinione rispetto a quella del capitano Reynolds in almeno un’occasione. Le maniere pulite del dottor Tam si sporcheranno quando la sicurezza dell’amata sorella verrà minacciata. Il capitano Reynolds riesce finalmente a sublimare da semplice canaglia dal passato glorioso ad eroe rinato.

Segno questo che quell’apparente superficialità nella costruzione dei personaggi della serie  era solo dovuta ad un piano di sviluppo pensato per Firefly reso impossibile dalla prematura cancellazione di questa da parte della 20th Century Fox.

Vengono spiegati sin dall’inizio le origini della ragazza prodigio, alla base di tutta la trama che trova il suo epilogo nella riconfigurazione finale del rapporto tra il capitano Reynolds e la sua vera attitudine, che è quella di un soldato liberatore più che di uno scoundrel spaziale. In questa evoluzione rientra anche l’inserimento di un nuovo personaggio, un villain un po’ più spesso di quelli solitamente grotteschi di Firefly, un personaggio agitato da un efficiente e cieco fanatismo con alla fine le azioni dell’equipaggio e di Mal dovranno fare i conti.

Sembra dunque che il sottototitolo di Serenity possa essere “Redenzione“: la redenzione del comparto tecnico, la redenzione della sceneggiatura, la redenzione del protagonista ed infine, come ogni saga di fantascienza che merita questo nome, la redenzione rispetto alle opprimenti maglie di una qualche controparte dell’Impero Galattico di Star Wars.

Serenity - Locandina del film

Serenity – Locandina del film

Concludendo

Firefly e Serenity sono per certi versi parenti alla lontana che tuttavia contribuiscono insieme a costruire il mondo immaginato da Whedon. Se questa serie vi ha incuriosito e inizierete a vederla dopo aver letto questo speciale, non vi stupite se non ve ne innamorerete subito. Dovete essere amanti pazienti, sopportare i suoi difetti e le sue mancanze, guardate prima tutti gli episodi: il film premierà adeguatamente la vostra pazienza.

La prima (e ultima) stagione di Firefly è acquistabile al seguente link in edizione Blu-ray. Qui invece potete acquistare Serenity sempre nella medesima edizione.

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