Cinema
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta"; se non sta guardando un film o leggendo un fumetto chiamate aiuto, perché sicuramente la situazione è grave. E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta"; se non sta guardando un film o leggendo un fumetto chiamate aiuto, perché sicuramente la situazione è grave. E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

E’ ancora fresca, dello scorso aprile, la notizia che Rian Johnson, già sceneggiatore e regista di Star Wars: Gli ultimi Jedi, non si occuperà, come era stato annunciato nel lontano 2014, della scrittura di Star Wars: Episodio IX, in uscita nel 2019. Il compito è stato invece assegnato all’ormai coppia fissa composta dal regista designato di Episodio IX, Colin T. Trevorrow, e lo sceneggiatore Dereck Connolly, autori di Safety Not Guaranteed.

 

IL FILM PRIMA DEL SUCCESSO

Prima di essere notati e assunti da produzioni imponenti come Universal (con Jurassic World, 2015) e Lucasfilm/Disney, i due hanno avuto modo di dimostrare il proprio talento già nel 2012, con la prima pellicola a cui hanno collaborato, molto meno conosciuta rispetto ai successivi blockbuster. Si tratta di Safety Not Guaranteed, film a budget estremamente limitato (750.000 $), prodotto congiuntamente dalle due case indipendenti Dupless Brothers Productions e Big Beach (da quest’ultima, tra l’altro, è scaturito un altro piccolo e preziosissimo gioiello quale Little Miss Sunshine). Esso ottenne un ottimo responso di critica, con molte nomination e vittorie in svariati festival e manifestazioni, tra cui il Waldo Salt Screenwriting Award al Sundance Film Festival dello stesso anno 2012.

La trama è stata ispirata da una reale inserzione comparsa nel settembre/ottobre 1997 sul Backwoods Home Magazine, pubblicata scherzosamente come filler, alla stregua di molte altre, dal Senior Editor della rivista John Silveira; a breve si diffuse sul web e divenne virale. A detta sua, avrebbe dovuto costituire l’incipit di un racconto mai concluso; eccone il contenuto:


[CERCASI: Qualcuno per viaggiare indietro nel tempo con me. Questo non è uno scherzo. Ufficio Postale Casella 322, Oakview, CA 93022. Sarete pagati al nostro ritorno.
 Non è garantita l’incolumità. L’ho già fatto soltanto una volta.]

LA TRAMA

Nel film Jeff Schwensen, un cinico, disinibito e arrogante reporter di Seattle (Jake Johnson), dopo aver trovato un’inserzione come quella sopra in una rivista locale di Ocean View, una cittadina in riva al mare nello stato di Washington, decide di partire per condurre un’inchiesta su quello che si preannuncia un interessante caso, e porta con sé due stagisti: Darius (Aubrey Plaza), una giovane ma già disillusa ragazza senza prospettive per il futuro dopo il college, ormai sull’orlo di una crisi depressiva, e Arnau (Karan Soni), introverso e asociale gamer, tanto brillante quanto timoroso.

A partire da questo intrigante escamotage narrativo, si sviluppa, forse un po’ troppo lentamente in termini assoluti, ma mai tradendo il suo ritmo interno, una trama semplice e lineare, senza grandi sbalzi o twist, che coniuga caratteristiche del love drama e della commedia, senza perdere di vista gli elementi thriller e sci-fi, che fungono da motore propulsore dell’intera vicenda; ma non aspettatevi per questo azione, straordinari effetti visivi o spettacolarità; dopotutto, l’ottima sceneggiatura non ne fa sentire troppo la mancanza.

Kenneth Calloway (Mark Duplass, anche uno dei produttori), l’uomo che ha scritto l’inserzione, è un individuo a dir poco eccentrico e sopra le righe, uno weirdo in piena regola, che appare ben determinato a viaggiare indietro nel tempo fino all’anno 2001; Darius riesce a conquistarne la fiducia dopo essersi proposta come sua partner. L’incredulità iniziale del gruppo di giornalisti si dissipa gradualmente quando essi scoprono che Kenneth è effettivamente braccato da due agenti governativi. Cosa nasconde? Quali sono le sue intenzioni? A cosa lavora?

I TEMI

Onnipresente e continuamente sottolineata dai dialoghi è proprio l’idea, più che di viaggiare indefinitamente a ritroso nel tempo (tra dinosauri e padri pellegrini, come sembra inizialmente intendere Jeff), di “tornare” (in inglese “going back”) in un momento particolare di un trascorso personale, sia dal punto di vista emotivo (Jeff incontra una sua vecchia fiamma dei tempi del liceo), sia fisicamente, come intende fare Kenneth.

Safety Not Guaranteed è  un film unico nel suo genere, tra quelli sul tema “viaggi nel tempo”; l’interesse infatti si focalizza, più che sul viaggio in sé o sugli effetti, sul suo antefatto: la preparazione e l’addestramento, ma soprattutto la chiarezza di pensiero e la lucidità necessarie per capire la motivazione personale che dovrebbe spingere ciascuno a farlo (“What’s your reason?” è la prima domanda che Kenneth pone ai candidati). Il fine ultimo di questi tentativi di ritorno, è quello di (ri)trovare una sorta di safe zone, rappresentata da uno spazio e un tempo che sono stati e non sono più, e la cui mancanza fa sentire “hollow”, vuoti, vani.

Il pretesto narrativo dal sapore fantascientifico sembra quindi dare il là ad una riflessione intimistica, che emerge a tratti in tutta la sua tenerezza: soprattutto nel commento musicale dalle sonorità indie rock e in alcune scene dove lo scambio di battute witty cede il posto ad un tono più confidenziale e sentimentale, come nella confessione di Kenneth riguardo alle action figures di Star Wars, o nella scena della “notte fuori”, che accosta parallelamente la sequenza degli autoscontri e quella del falò (questo è – forse non a caso – l’unico momento in cui la colonna sonora è resa diegetica).

Il tema fondamentale è efficacemente riassunto e condensato nella canzone cantata da Kenneth, “Big Machine”:

“[…] maybe I’m wrong and all that you get is what you see / Maybe I’m right and there’s something out there to believe / Everybody’s talking in their sleep […]”

Tutti parlano nel sonno; sognando sembrano pensare più in là dell’hic et nunc (in avanti, ma anche indietro nel tempo), credere che sia possibile credere, credere che non tutto si fermi al limite di ciò che si vede.

 

IL COMPARTO TECNICO

Il copione, divertente e toccante al contempo, è supportato e valorizzato dalle straordinarie prestazioni attoriali; avendo notato una certa chimica tra i vari interpreti, Trevorrow e Connolly hanno scelto di concedere un discreto spazio all’improvvisazione, e ciò ha avuto un riflesso positivo, trasmettendo un senso di genuinità e naturalezza al tutto, soprattutto nelle scene di coppia.

La regia, piuttosto statica anche in scene per così dire “action”, e senza particolari guizzi d’estro, ha però il pregio di essere estremamente chiara e di mostrare senza ambiguità, soprattutto grazie alle molte inquadrature perpendicolari e frontali.

Più interessante invece la fotografia, caratterizzata da un’immagine sempre molto chiara e luminosa (anche nelle scene notturne), spesso spoglia, povera di profilmico, che dà alla pellicola in alcuni momenti un sapore vagamente desolato e desolante. In contrasto rispetto a ciò, prevalgono delle luci calde e delle tonalità smorzate, che creano un’atmosfera quasi accogliente e confortevole, nonostante l’apparente desolazione.

Con Safety Not Guaranteed Trevorrow e Connolly da un lato rappresentano vari nodi esistenziali difficili da sbrogliare, come l’insoddisfazione di sé, l’asocialità, la dolceamara nostalgia di ciò che è stato, la frustrazione, la depressione; dall’altro invece descrivono e celebrano la capacità e la possibilità dell’uomo di “credere” e di proiettarsi in una dimensione immaginifica – ma non per questo meno reale del reale – in cui può ritrovare se stesso per riscattarsi o salvarsi. Questo non accade per Jeff, che viene sopraffatto dal momento, ma certo sembra avvenire per Darius e Kenneth: “The mission’s been updated: I’m going back for you now”. [“La missione è stata aggiornata: torno indietro per te ora”.]

CONCLUSIONI

Nonostante il film si presenti sostanzialmente come drama/comedy, un omaggio alla grande fantascienza c’è, anche se in sordina: è la ripresa di quel filone fantastico o fantascientifico carachter-driven, risalente soprattutto agli anni ’80, in cui le interazioni tra i personaggi giocano un ruolo di fondamentale importanza (basti pensare a E.T. o Back to the Future); Safety Not Guaranteed è la dimostrazione che, partendo da un presupposto (anche ormai troppo inflazionato come il cliché del time travel) di natura fantascientifica, sia possibile fare un discorso costruttivo e di approfondimento sull’uomo, sulla sua natura e sulle infinite sfaccettature del suo stare, del suo “esserci” in un universo più grande di quello che è possibile cogliere sulla superficie delle cose.

Dai molti, nostalgici riferimenti a Star Wars presenti nel film, appare chiaro che Trevorrow e Connolly siano dei grandi fan della saga; la speranza quindi è che oltre alla loro passione, possano immettere nel progetto di Episodio IX e in tutto il futuro lavoro anche il loro indiscutibile talento, e la spiccata sensibilità e delicatezza che caratterizzano Safety not Guaranteed.

Per usare le parole dello stesso Trevorrow, in un’intervista rilasciata a Den of Geek il 21 dicembre 2012: “[…] hopefully it’ll bleed into really large-scale sci-fi films and we’ll be able to define some of the emotional truth outside of this sub-one-million-dollar range. [ […] questo, possibilmente, si espanderà a film fantascientifici di ampio respiro, e saremo in grado di trattare di verità emotiva al di fuori della fascia di budget al di sotto del milione di dollari].

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