Porting, Reboot e Remake – cosa sono e cosa comportano per i videogiocatori

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Alessandro d'Amito
Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.
@Siberian89

Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.

Stiamo vivendo un periodo di continui ritorni e rimaneggiamenti di franchise che hanno fatto la storia, tanto nel cinema e tra le serie tv quanto nel mondo videoludico. Se da una parte abbiamo la possibilità di giocare titoli che ci erano inizialmente sfuggiti, magari perché sviluppati per una piattaforma ormai irrecuperabile, dall’altra rischiamo di avere a che fare con un’esperienza diversa rispetto a quella offerta originariamente dal videogioco.

Proprio per questi motivi, è il caso di fare chiarezza tra le varie operazioni che riportano in vita vecchi franchise portandoli nuovamente sotto la luce dei riflettori e tra le mani dei giocatori. Distinguiamo, quindi, tra Porting, Reboot e Remake e vediamo cosa significano queste operazioni per quanto riguarda i videogiochi.

Ratchet and Clank

Il porting, ovvero l’arte di portare un titolo su una nuova piattaforma

Le operazioni di porting sono tornate sulla bocca di tutti per via delle ultime novità di SEGA per i suoi titoli Platinum Games, operazione che ha permesso l’arrivo su PC di Bayonetta (prima relegato su Xbox 360 e PS3, poi su Wii U) e Vanquish (sempre Xbox 360 e PS3) tramite Steam.

Il port di un gioco non è altro che l’adattamento di una versione inizialmente sviluppata per una certa piattaforma ad una diversa piattaforma. Siccome normalmente i titoli multipiattaforma vengono sviluppati, appunto, per le piattaforme più diffuse al momento, questa operazione riguarda spesso il pc, il mobile e le console Nintendo.

Vanquish

Il motivo per cui Nintendo riceve spesso un porting di titolo old gen sulle sue console attuali è dovuto al fatto che, per via della scelta di concentrarsi sulle feature hardware per il gameplay più che sulla potenza, le sue piattaforme sono ultimamente meno potenti delle current gen della concorrenza. Ciò ha portato, sulla prima console HD Nintendo Wii U, al porting di Bayonetta e di Batman Arkham City in modo da avere titoli third party apprezzati dai giocatori e dalla critica, proposti con funzionalità aggiuntive in modo da giustificarne l’acquisto.

La situazione Nintendo non è sempre stata questa. Durante la generazione di PlayStation 2 e GameCube, ad esempio, Sony realizzò un porting di Tales of Symphonia per la sua console, purtroppo qualitativamente peggiore per la minore potenza della PS2 rispetto al GC. Oggi, possiamo giocare su PC il porting della versione PS2 riportata su PlayStation 3 di ToS.

Tales of Symphonia

La questione PC è sensibilmente diversa ed è legata alla normale gestione della pubblicazione titoli da parte delle compagnie giapponesi. Storicamente, gli sviluppatori nipponici non hanno mai rivolto la loro attenzione al pc, scelta giustificata considerando la sua poca diffusione come piattaforma ludica. In Giappone, per via delle necessità costanti di spostarsi, per lavoro o per studio, e per il gioco casalingo visto di cattivo occhio, sono molto più diffuse le console portatili e le sale arcade, per quanto le console casalinghe abbiano comunque la loro fetta di mercato. Questo spiega anche la scelta di Nintendo di sviluppare una console ibrida, anziché qualcosa di fisso.

Quindi, il porting permette fondamentalmente di giocare titoli altrimenti non recuperabili, come appunto Vanquish per tutti quei giocatori che non hanno vissuto l’epoca PS3/Xbox 360. C’è anche da dire che SEGA sta migliorando sempre di più la qualità dei suoi port, permettendo ai giocatori pc di usufruire di feature mai avute in precedenza.

C’è, però, un’altra strada per riproporre vecchi titoli a nuove generazioni di giocatori e questa è il Remake.

Il remake, ovvero l’arte di rimaneggiare i titoli per le nuove generazioni

Quando non ci si vuole limitare al riproporre un vecchio gioco, è sempre possibile aggiornarlo in alcuni suoi aspetti tramite il remake. Questa operazione può essere limitata solo al comparto grafico, magari migliorandone la grafica o il frame rate, o può stravolgere totalmente il titolo cambiandone le meccaniche.

Zone of the Enders

Il primo periodo della generazione Xbox One e PlayStation 4 è stato ampiamente popolato da Remake in HD di titoli della generazione passata, sfruttati per colmare il vuoto lasciato dall’assenza di nuovi titoli e rinominati Remastered. Così facendo, sia Microsoft che Sony hanno fatto leva sulle loro esclusive passate e sui titoli più apprezzati per attirare nuovi giocatori e vecchi amanti con la promessa di una grafica tutta nuova e sbalorditiva.

Per quanto sia una pratica che ha attirato molto l’attenzione durante questa generazione, ha avuto il suo impiego anche nella scorsa, raccogliendo spesso intere serie di giochi come Devil May Cry, Metal Gear Solid o Zone of the Enders.

Fin quando si tratta di miglioramenti grafici, un remake non può che permettere ad un maggior bacino d’utenza di apprezzare un vecchio titolo, come recentemente fatto per il primo Resident Evil. La questione cambia quando si cerca di “svecchiare” un videogioco andando ad incidere sulle meccaniche.

Resident Evil

Un importante esempio è quello del primo Final Fantasy: il gioco è stato proposto come port sulla prima PlayStation, mantenendo inalterato il gameplay dell’originale titolo per NES, salvo poi essere riproposto come remake su Game Boy Advance e riportato per PC e mobile in questa sua nuova versione. Il Remake di FFI vede l’abbandono della meccanica degli incantesimi giornalieri, ereditata dai gdr classici, a favore della nuova meccanica degli MP, ormai punto fermo della saga, e questa scelta ha stravolto totalmente l’esperienza di gioco. Il vero peccato sta nel fatto che difficilmente dei nuovi giocatori potranno vivere l’esperienza di FFI come era stata concepita, ma potranno solo giocare a questa nuova versione “contaminata”.

Final Fantasy non è stato nominato a caso. Dopo tanti anni di richiesta e tanta insistenza, Square Enix ha deciso di realizzare un remake di Final Fantasy VII, titolo apparentemente più amato della serie, e lo sta sviluppando da zero applicando tutte le novità introdotte in questi anni. Questo ovviamente significa una grafica infinitamente migliore rispetto all’originale, ma significa anche una natura episodica e un gameplay action in modo da essere più appetibile al grande pubblico.

Final Fantasy I

La ragione dietro questi cambiamenti, che risulteranno in un gioco totalmente diverso da FFVII che ne manterrà (si spera) soltanto la storia, è una soltanto: una grande fetta di chi ha spinto per questo remake e osanna il titolo come miglior FF di sempre non ha mai giocato all’esclusiva PlayStation dl 1997 e questo remake deve far innamorare proprio questi nuovi giocatori.

Critiche a parte, la giusta politica per i remake può attirare nuovi giocatori su serie di punta mentre una politica di remake aggressiva e poco lungimirante può portare all’impossibilità di rivivere una passata esperienza videoludica, cosa che non è mai auspicabile. Quando si vuole riprendere in mano un franchise e aggiornarlo per il pubblico attuale, c’è sempre la strada del Reboot.

Final Fantasy VII

Il reboot, ovvero l’arte di creare nuovi titoli sulla base di vecchie atmosfere

Giungiamo quindi all’ultima forma di manipolazione di un videogioco, applicata più o meno di recente in base a come la si intende: il reboot. Normalmente sfruttato per recuperare vecchie saghe e permetterne l’utilizzo dei personaggi e delle ambientazioni senza costringere i videogiocatori a recuperare tutti i titoli precendenti, un reboot tende a creare un nuovo punto d’ingresso nei franchise.

Ultimo caso che possiamo citare è sicuramente quello di Prey, reboot della serie iniziata nel 2006 e nato dopo la cancellazione dell’annunciato Prey 2, mentre è anche importante il reboot di Tomb Raider del 2013, che ha dato delle nuove origini al personaggio di Lara Croft mentre ha plasmato la base per una nuova serie piuttosto diversa dalla precedente. La lista potrebbe andare avanti ancora per molto, includendo Deus Ex, System Shock, Castlevania e molti altri titoli rivisitati più o meno recentemente.

Prey

Il reboot di per se può essere anche un modo per sperimentare con maggior libertà su determinati franchise, cercando di costruire qualcosa di nuovo senza doversi limitare ad usare personaggi secondari, come si potrebbe fare in uno spin off. Chiaramente, potrebbero sorgere dei problemi se le operazioni di reboot diventassero troppo frequenti, con il rischio di far perdere al franchise la sua identità.

Se non ci limitiamo a videogiochi narrativamente collegati l’uno all’altro, possiamo vedere nella trattazione di determinate serie quello che è il pensiero alla base dei reboot. Prendendo ad esempio ancora i Final Fantasy o i Fire Emblem o anche i Dragon Quest, possiamo vedere come queste siano delle longeve serie di JRPG con titoli anche molto diversi tra di loro ma con un elemento caratterizzante che le contraddistingue (per FF può essere il tipo di narrazione, per Fire Emblem può essere il combat system e così via).

Fire Emblem

L’importante in questo tipo di operazione è riuscire sempre a mantenere l’identità di quello che si sta manipolando, altrimenti si finisce col realizzare dei giochi totalmente distanti dalle serie originali che ne sfruttano il nome soltanto a scopo pubblicitario.

Il grande potere della nostalgia

Quello che rende possibile molte di queste operazioni è la nostalgia con cui i videogiocatori si approcciano al loro passatempo preferito, osannando costantemente vecchie glorie non prestando la dovuta attenzione ai nuovi titoli sul mercato, magari finendo col plagiare anche le nuove generazioni (come nel caso di FFVII).

È anche vero che questa forte nostalgia ha permesso lo sviluppo di giochi totalmente nuovi, legati a vecchi giochi da alcuni sviluppatori o da concept particolari. È questo il caso di Yooka-Laylee, successore spirituale di Banjo-Kazooie sviluppato da ex impiegati Rare, o di Shenmue 3, gioco che non avrebbe mai iniziato la sua lavorazione senza la forte base di giocatori in attesa e senza l’interessamento di Sony.

Yooka-Laylee

Potremmo aggiungere in questa lista anche Darksiders III, gioco che ha permesso anche la remastered HD dei due titoli precedenti come forma di pubblicità controllata e distribuita nel tempo. Al momento, però, non è chiaro quanto questo nuovo titolo sarà vicino alla formula dei precedenti, ma ci auguriamo che non si riveli una cocente delusione.

E con questo abbiamo esplorato le differenze tra le operazioni di Porting, Remake e Reboot, oltre ad aver speso due parole per l’effetto nostalgia, sperando di aver chiarito le differenze tra questi approcci alle vecchie IP videoludiche. Se avete domande in merito o se abbiamo dimenticato un titolo che ritenete importante, non esitate a farcelo sapere nei commenti.

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