L’importanza della settima arte – Cosa significa fare cinema nel 2016?

Cinema
Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Matera dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma e Dublino. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia alle superiori, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Matera dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma e Dublino. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia alle superiori, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

“Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco ha visto un razzo volare nell’occhio dell’uomo nella Luna. Gli si è conficcato dentro. Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno”. 

Dal film Hugo Cabret

Il cinema è sogno, ma il cinema è anche vita, poiché non può esserci sogno senza vita e viceversa. Più di 100 anni fa i fratelli Lumiere davano vita a quell’arte che sarebbe diventata lo specchio della moderna società di massa. Bisogna però definire società di massa, partendo dalla consapevolezza che tutti noi ne facciamo parte. L’universalità del cinema è proprio qui, nell’essere prodotto industriale e allo stesso tempo opera d’arte formale, quando i contenuti non sono degni di nota.

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Quindi, il cinema è un prodotto industriale, riproducibile per sua natura e soprattutto universale, poiché tutti possono fruirne. Più della stampa, più dell’arte figurativa e delle performance artistiche, il cinema è immediato, e può veicolare messaggi in maniera istantanea. Potremmo dire che prima dei social network c’era il cinema (e la televisione) e che tutto poteva essere veicolato per mezzo di esso. Messaggi positivi, negativi, sessuali, religiosi, perversi… tutto è stato trasmesso e rimodulato dal cinema.

Se pensiamo a quanto importanti siano state le correnti artistiche come la Nouvelle Vague di Godard (per la forma montaggio e i contenuti politici), l’espressionismo tedesco di Fritz Lang (per la costruzione delle trame distopiche), il surrealismo di Bunuel (per la provocazione sessuale e il cambiamento di costumi di un’intera generazione), ci accorgiamo di quanto il cinema non sia vittima della società, ma contribuisca a crearla.

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Dicevamo che il cinema è lo specchio della società di massa, e se pensiamo a quanto dal cinema è stato prodotto e tutti gli universi da esso creati, potremmo anche asserire che è la società di massa ad essere lo specchio del cinema. Questa affermazione potrebbe essere giustificata da un semplice esempio: i cinecomics.

I Cinecomics sono sicuramente l’emblema di questo 2016 ormai concluso. Ovviamente i vari universi cinematici delle varie case editrici di fumetti, non sono nati oggi, ma sono andati evolvendosi nel tempo. L’affezione del pubblico è andata creandosi negli anni, divenendo vera e propria ossessione per chi già seguiva le varie saghe a fumetti, e generando interesse nei più che di fumetti non si sono mai interessati. Questo è il risvolto della medaglia. Se da un lato abbiamo i colossali fumetti Marvel creatisi nel corso di anni e anni di pubblicazione, dall’altro abbiamo l’Universo Cinematico Marvel creatosi in pochi anni che ha già molti più adepti di quanti si poteva sperare.

 

Possiamo dire che andare al cinema a guardare i supereroi è diventata una moda, uno status symbol, un fenomeno di massa. Ed ecco che ritorna l’asserzione di prima, non è stata la società di massa a cercare il prodotto e chiederlo, ma, bensì, il cinema ha creato l’offerta generando un fenomeno culturale senza precedenti nella storia. I numeri parlano chiaro, e i cinecomics sono i film più visti nelle sale cinematografiche. Se consideriamo ancora il tanto potenziale inespresso di queste saghe cinematografiche dedicate al mondo dei fumetti, potrebbe essere allarmante l’aspettativa che si crea attorno ad un singolo evento, un film o peggio un personaggio di cui poco si conosce.

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Ma nel 2016 qual è il vero significato del cinema, perché è ancora importante fare film adesso più di allora? 

Il concetto di cinema si è evoluto negli ultimi due decenni, andandosi spesso a identificare con il concetto di streaming. Colossi come Netflix hanno saputo cavalcare l’onda dell’intuizione e sfruttare al meglio questa potenzialità. Quindi, diciamo che oltre ad essere cambiato l’indirizzo del cinema nel 2016, è cambiato anche il modo di fruirlo. Non solo seduti comodamente sulla poltrona di una sala cinematografica, ma anche sdraiati sul divano di casa o addirittura a letto. Il cambiamento del supporto è fondamentale, poiché cambiando esso anche il prodotto muta, facendosi sempre più semplice da essere compreso e quindi universalizzante.

Fortunatamente la catastrofe non è ancora alle porte, e nel 2016 sono stati prodotti moltissimi film di rilievo artistico, culturale, tecnico e empatico. Film come Captain Fantastic che ha rubato il cuore di chi l’ha visto, Sing Street una storia di come l’adolescenza sia volubile e imprevedibile, Perfetti Sconosciuti o Jeeg Robot D’Acciaio, vengono ancora realizzati e altri ne saranno realizzati.

La bellezza del cinema nel 2016 è proprio questa, offre allo spettatore una serie di imprevedibili possibilità di scelta. Senza condizionamenti o pregiudizi. Il cinema è trasversale, e accoglie tutti nel suo grembo, dai supereroi ai padri di famiglia.

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