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Perché la Niantic odia Pokémon GO?

Speciali
Lorenzo Prattico
Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Non sappiamo se vi ricordate, ma un anno fa, mentre Fedez e J-Ax veniva presi a pernacchie da tutta Italia per i cornetti Algida inseriti a caso nel video di Vorrei ma non posto, noi giocavamo a Pokémon GO.

Lo scriviamo nella dicitura ufficiale, con quella é lì in mezzo (Pokemon senza é te lo suggerisce pure il T9, dai), per quel minimo di rispetto che ormai non sembra presentargli più nessuno: la Niantic fece uscire il trailer del Gioco del Secolo il 10 Settembre 2015.

Stiamo ancora aspettando quel gioco.

Facciamo che vi presentiamo le statistiche, perché le statistiche piacciono ai grandi e anche se il Piccolo Principe dissente, questo è un po’ un argomento da grandi: Pokémon Go è passato, nel giro di un anno, da un’utenza con picchi di 100 milioni circa di utenti mondiali attivi al giorno, sfiorando il miliardo di accessi mensili, a poco più di una media di 10 milioni giornalieri.

I dati non sono mai ufficiali: le informazioni valgono e non vengono mai pubblicate senza un motivo, ma il calo è stato così drastico che il CEO di Niantic John Hanke, il nostro Uomo Nero, le ha dovute discutere in pubblico, giustificandole come ”calo fisiologico che ogni App affronta”.

”Calo fisiologico che ogni App affronta”, per noi comuni mortali, è la depressione a cui è sottoposta la  curva di vendita di un’app: dopo una forte vendita iniziale le curve dei download giornalieri e degli utenti attivi dell’app decrescono, si assestano, si ”fermano”.

Calo fisiologico bla bla fuffa” sono le stime, seppur non ufficiali ma che rendono l’idea, di Clash Royale che passa dai 100 milioni di giocatori giornalieri ai 55 e Candy Crush dai 120 dei tempi d’oro ai 30 (dopo CINQUE ANNI sul mercato).

Sono numeri calcolati da esperti esterni alle aziende, il più delle volte si contraddicono tra loro, ma il punto rimane: se fossero state Supercell o King a gestire Pokémon GO, probabilmente ci staremo ancora tutti giocando.

Il crollo, analizzato da ComScore, dal lancio a Dicembre scorso

”Perché alla Niantic vogliono rimanere poveri?”

Sono mesi che tentiamo di trovare una risposta: sviluppato correttamente Pokémon GO garantirebbe guadagni eccezionali non solo una volta all’anno. Vi ricordate del ragazzo australiano che lasciò il lavoro per diventare allenatore di Pokémon?

Se il gioco fosse stato quello che ci avevano promesso si rischierebbe davvero un’ondata di vite parallele come fu The Sims ai tempi.

Poi è arrivato il 15 Giugno.

Dopo un anno di aggiornamenti “pacco” era finalmente arrivata la possibilità di redimersi agli occhi del mondo: Niantic annuncia una festa a tema Pokémon per fine Luglio, in tutto il mondo!

Eventi in America, Europa, Pokémon leggendari!

Noi, illusi nel sangue, nipoti di terzo grado di  Jaime Lannister, che ancora non ha capito che sono gli Stark i protagonisti; Noi, amici intimi delle sorelle di Cenerentola, che ancora credono di infilare i piedi nella scarpetta…ci caschiamo.

Pochi giorni dopo, l’approfondimento mortale:

1)     L’evento non sarebbe stato mondiale ma solo in alcune località specifiche.

Vabbè, pensavamo, la redazione è sparsa in tutta Italia; Roma, Napoli o Milano, almeno uno di noi sarebbe riuscito a partecipare.

2 )    Il VeroEProprio® Pokèmon GO Fest si sarebbe tenuto solo a Chicago, sede della Niantic.

Vabbè, pensavamo, ma in fondo noi ci accontentiamo , chissà anzi cosa organizzeranno per noi!

3 )    Mentre a Chicago si sarebbe organizzata una sfida di massa tra i tre team, con uno tsunami di pokémon rari, mega-raid e gadget a non finire, le date europee avrebbero dato la possibilità di farsi foto con tizi vestiti da pikachu e pokestop con modulo esca attivo per tutto il giorn….

No.

Siamo stati così disgustati che ci siamo perfino persi l’annuncio delle date in Europa, altrimenti avremmo scoperto che non ce ne è nessuna italiana, ma ben due a Parigi e Belino.


Mentre i francescani e i maledetti crucchi piangevano con noi; mentre con il cappellino di Ash assillavamo il capo redattore della sezione videogiochi per farci portare almeno alla data Svedese a Stoccolma, ci siamo resi conto.

A noi non piace Pokémon GO. A noi piacciono i Pokémon.

E’ una cosa scontata vista con il senno del poi ma ci ha presi alla sprovvista, un po’ come Cardiff con la Juve.

E non solo noi: tutto il mondo lo stava capendo; Chicago sarebbe stato il giorno in cui vedere se John Hanke avesse davvero cambiato rotta.

Quattro giorni fa, più di ventimila persone, si sono ritrovate chiuse in quattro ettari di terreno, paragonabile in proporzione alla battaglia di Annibale contro gli ottantamila romani a Canne.

Ma lì ci fu meno sangue.

I partecipanti, che hanno dovuto pagare venti dollari per l’ingresso, vengono forniti di un codice qwerty che una volta scansionato gli farà ”vedere” Pokémon Speciali e eventi esclusivi (anche il peyote lo fa e costa meno). I tanti vociferati Pokémon leggendari, annunciati e smentiti che Half-Life 3 spostati, sono realtà…che sia in atto il cambiamento? Per la Niantic si, tanto da voler trasmettere l’evento in live su Twitch.

Il Papa afferma che sia stato l’intervento divino a non volere i like e i dislike su Twitch, o sarebbe stata la fine.

Le connessioni internet muoiono fin da subito, le aziende telefoniche non sono state avvisate dalla Niantic dell’evento e della mole di partecipanti: non si può giocare.

Le sfide da terminare a Chicago per sbloccare i leggendari in tutto il mondo si riescono a completare solo grazie a i bot di cheaters di ogni nazione: di ogni dieci persone connesse nel Grant Park, solo tre si trovano fisicamente lì.

Sono proprio quelli a cui la Niantic fa una guerra spietata da mesi ad averle salvato la faccia almeno in parte.

I Twitchers e gli Influencers che salgono sul palco del Festival vengono sommersi dagli insulti, risultato: la Niantic abbassa il volume del pubblico nella diretta su Twitch e alza quello dei presentatori.

Mentre noi della redazione cominciamo a inventare nuovi insulti e divinità a cui lanciarli ci accorgiamo che i commenti della live vengono disabilitati all’istante.

A una delle presentatrici viene lanciata una bottiglia, lo stream viene bloccato definitivamente. Per le successive quattro ore ci sarà una sola, grande, immagine fissa:

Godetevela anche voi, bambini e bambine

Il resto è storia: i rimborsi, le scuse…rimangono le domande.

Le correnti esplicative in redazione sono quattro, le chiamiamo le ”quattro S”: Soldi, Sicurezza, Server e una Sorpresa, che vi riveliamo alla fine dell’articolo.

Ognuno di noi si è scervellato sui perché la Niantic non sappia gestire un gioco del genere. Passiamoli in rassegna.

Soldi

Alla Niantic non frega nulla.

Secondo questa corrente di pensiero l’obiettivo dell’azienda è raggiunto: partendo da un proprio fondo iniziale nullo in confronto all’investimento da più di venti milioni di dollari della Nintendo, che li salvò così dal dover spendere una fortuna per l’acquisizione dei diritti, la Niantic ha creato un gioco da più di un miliardo di profitti.

Con soli quaranta dipendenti da pagare, e dopo aver dato indietro la parte a zio Iwata, ce ne è abbastanza per comprarsi il Mar Nero e giocarci a battaglia navale: la Niantic aveva da guadagnarci TUTTO, la Nintendo vede crescere le sue azioni del 23%, vendita gadget triplicata…perché no?

Ecco spiegato lo scarso impegno in post-release e la scelta di fare guerra ai bot, vero ostacolo del guadagno, rispetto all’aggiunta di contenuti.

Ma da che mondo è mondo e come ci insegna anche la pubblicità del Lucano, perché accontentarsi e uccidere una gallina dalle uova d’oro?

Come quando i nobili se ne vanno e non tornano più: i conti non tornano.

La spesa media dei giocatori per ogni paese secondo SensorTower: a cinque mesi dall’uscita Pokémon GO aveva guadagnato novecento milioni in acquisti in game: nei cinque mesi successivi ne guadagna ”solo” cento. Eppure la Niantic passa la notizia come Record del Miliardo

Sicurezza

E torniamo ai bot.

Secondo alcuni, a rallentare lo sviluppo dell’app (annunciata TRE anni fa), è stata la voglia di Niantic a garantire un gioco equo, come se per eliminare la malasanità si chiudessero gli ospedali.

Mesi senza aggiornamenti dovuti all’impegno del Team (che eroi) per combattere questa piaga sociale, che rischia di incrinare il lato social del gioco.

Diciamocelo: di social in Pokémon GO non c’è niente.

Scambi, lotte, incontri, nulla: l’unico modo in cui un cheater, per ora, può dare fastidio è occupando palestre con pokémon troppo forti per gli utenti legit…divario che comunque già si presenta tra vecchi e nuovi giocatori, che con il sistema di palestre attuale sono praticamente impossibilitati dal conquistare palestre.

Invece di pensare ad Albissola Marina (SV) dove l’unico giocatore giornaliero non potrà mai vincere un Raid, John Hanke tenta di bannare il cheater giapponese livello 40 che tra una un mese non giocherà più.

E non ci riesce.

Davvero? davvero a un anno dal lancio si contano solo, forse, un aggiornamento e mezzo interessanti per colpa dei ban?

Non credo.

Tra parentesi: un mio amico di un amico di un cugino che poi è morto ha un account legit e uno cheattato…e vanno entrambi una meraviglia

Server

Con Server intendiamo tutte le problematiche tecniche che un gioco del genere, con una componente GPS così complessa può comportare e…non dovrebbe essercene nessuna.

Spieghiamo: per un gioco del genere servono un buon software, una mappatura GPS efficace e dei Server grandi come la Norvegia.

Il software c’è, di server la Niantic, sopratutto ora, ne può comprare anche in più per usarli da fermacarte e la mappatura GPS…

La mappatura GPS, Niantic, ce l’aveva già.

John Hanke, nel 2010, vende i suoi lavori sulla realtà aumentata alla sua azienda, la Google (non Pizza e Fichi S.p.a.) e fonda la Niantic. In due anni sviluppa Ingress, gioco sulla realtà aumentata con trama, gameplay e divertimento garantito anni luce davanti a Pokémon GO.

Il team di sviluppo passa mesi a mappare il mondo avvalendosi della tecnologia Google garantita dalle conoscenze di Hanke, stabilendo nel gioco dei punti speciali, dei portali, luoghi dove interagire col gioco…

Quelli che oggi si chiamano PokéStop.

Pokémon GO era già bello e finito nel 2015, avrebbero dovuto solo creare un gameplay ed era fatta.

Ma al mondo esiste il bene e tutti i bug e le mancanze del gioco vengono salvate da programmatori esterni, nasce perfino il plugin per portare i tuoi pokémon a spasso prima del PokéBuddy ufficiale.

Niantic, appena li scopre, butta giù tutti i siti e i programmi che garantiscono qualsiasi modifica al loro gioco, senza aggiungere nient’altro per compensare: noi gente del genere la chiamiamo Sith.

E sapete una cosa? Ingress aveva grossi difetti di gameplay e gestione dell’inventario, a salvarlo fu la mod gratuita del programmatore indipendente Brut.all (se usate apktool è grazie a lui): il gioco riprese linfa nel giro di due mesi, il terzo John Hanke bannò chiunque usasse la mod.

La storia si ripete, gli scemi ci fanno surf.

Actual Picture of Niantic Servers. Ho riso, piangendo.

Sorpresa

E qui, l’illuminazione.

Il giorno dopo Chicago eravamo tutti a scambiarci meme su telegram e così, all’improvviso: ma vi rendete conto che qualsiasi cavolata con sotto scritto cit. Osvalco Paniconi la prendiamo per oro colato?

Che appena esce un film, un telefilm, un gioco, lo colleghiamo automaticamente a professionisti che ci hanno lavorato?

Non è vero. Ci dimentichiamo che dietro ogni prodotto ci sono essere umani con dubbi, ansie, capacità…

E allora, la risposta.

Pokémon GO non è il bel gioco che potrebbe essere…perché alla Niantic non sono capaci.

Siamo stati mesi a parlare, discutere, trovare scuse: semplicemente: non sanno che saraghi prendere e lo stanno dimostrando in tutti i modi possibili.

Verso il 2013 i ’70 piansero perché scoprirono con i soldi in mano al Trony che per ”hoverboard” si intendeva poco ”Ritono al futuro” e più ”truffa emotiva con ruote

E per noi, che eravamo pronti a girare il mondo con le nostre pokéballs  sfere poke, Pokémon Go è stato il nostro hoverboard.

Tra anni, se ce la faranno, avremo il nostro gioco.

Intanto, pre-ordiniamo TES 6.

Dicono ci sia anche la collector.

 

P.S.

”Jhonny Hank” a Londra si usa per dire ”Bugiardo”…và Adam, una coincidenza!

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