Paul Verhoeven commenta i suoi remake

Cinema
Marco Pasqualini
Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Paul Verhoeven è indiscutibilmente uno dei padri della fantascienza cinematografica moderna ingiustamente meno acclamati del dovuto. Il regista di Robocop, Starship Troopers e Atto di Forza è stato intervistato da Collider durante la promozione del suo nuovo film Elle. Interessante e da menzione il suo commento relativo al fallimento dei nuovi Robocop e Atto di Forza/Total Recall: ammettendo di essere sempre incuriosito circa i remake dei propri film, il motivo dei flop sarebbe da ricercarsi nell’atmosfera seriosa delle due pellicole che hanno a suo avviso compromesso il risultato finale. Innegabilmente i film del regista olandese sono tutti al di sopra delle righe e questa impostazione ha sempre fatto digerire al grande pubblico anche la presenza di scene splatter e la curiosa mania di far morire i personaggi di supporto più amabili.

Nella fattispecie le sue critiche si sono rivolte verso l’umanizzazione del Robocop moderno, mezzo morto da uomo e risvegliato come tale, diversamente dal suo, rinato quale robot e solo a posteriori a conoscenza delle proprie origini. Non ha tutti i torti il regista che soprattutto nelle tre pellicole sopra menzionate, ha sempre offerto dei geniali background socio-culturali: Marte di Atto di Forza e la Detroit di Robocop sembrano più moderne nelle proprie vecchie vesti rispetto alle anonime delle nuove incarnazioni, con delle delineate realtà di lotte di classe. Alzino la mano coloro che continuano ancora oggi ad immaginarsi una Detroit moderna come quella schiavizzata dal corporazione OCP e ad associarla alla faccia schifosa e degradata dell’America proprio grazie al ritratto offerto dal regista olandese quasi vent’anni fa. Probabilmente era quello che si aspettavano da Jose Padilha, il quale  aveva confezionato un superbo Tropa D’Elite che con le sue storie di polizia corrotta ed estremista aveva fatto passare la voglia a molti di visitare il Brasile (trattandosi infatti di avvenimenti verosimilmente quasi quotidiani), il cui più grande merito è stato quello di dimostrare ai colleghi  che il miglior modo per rendere credibile e affascinante Samuel L Jackson sia quello di utilizzarlo con il contagocce (il suo Pat Novak era tanto incredibile quanto lunatico).

E dire che le premesse per rendere questi remake interessanti c’erano tutte ma rispettivamente ricorderemo nel nuovo Atto di Forza una raccomandatissima Kate Beckinsale, la moglie del regista Len Wiseman (toh, si sono lasciati nel 2015), insulsa ed incapace, mentre nel film Robocop (pur non da buttare..)  come non rimanere esterefatti nella scena in cui smaschera il proprio superiore: androide mezzo uomo e mezzo robot, con esoscheletro di qualche lega mega rinforzata, con leve veloci e potenti che si siede sulla sedia davanti alla scrivania. Perché mai, Robocop, dovrebbe sentire il bisogno di sedersi?

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