Panini Comics e gli aumenti: il punto della situazione

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Un mese fa il mondo dei lettori di comics nostrani fu sorpreso dal seguente comunicato di Panini Comics, presente sulle pagine di Anteprima, la rivista mensile che funge da catalogo per le uscite a fumetti lungo lo Stivale.

In primis cerchiamo di analizzare i contenuti fondamentali di ciò che possiamo leggere sopra:

  • L’aumento coinvolgerà, su più livelli di prezzo, tutto il catalogo, a causa del costo di produzione, gestione e distribuzione che continua ad aumentare;
  • Gli spillati di 48 pagine, da 2,90€, passeranno a 3,20€, oltre a diventare il formato progressivamente più diffuso;
  • Gli spillati di 80 pagine rimarranno al loro costo di 3,50€, venendo abbandonati col proseguire delle pubblicazioni, con l’aumento non applicato per scelta editoriale, ma non perché non sia necessario.

Iniziamo ad analizzare la questione, dopo diverse settimane in cui la fanbase ha discusso molto, e con l’arrivo dei nuovi prezzi previsto per il mese di Novembre.

Come mai si ritiene necessario un adeguamento delle tariffe? La prima delle caratteristiche che dominano il mercato, non solo quello della carta stampata, è l’inflazione. Di cosa stiamo parlando? Del meccanismo economico per cui i prezzi in maniera progressiva tendono ad aumentare, soprattutto per quanto riguarda i beni non appartenenti alla categoria della prima necessità. Un esempio decisamente adeguato può essere il costo degli iPhone: i dispositivi di casa Apple hanno aumentato il loro costo di diverse centinaia di euro. Non solo loro, ma anche i concorrenti, come Samsung o LG, ma anche il mercato dei televisori e molto, molto altro. La differenza, in questi mercati, è chiaramente costituita dalla presenza di prodotti cosiddetti “top gamma” e di “bassa fascia”, per cui effettivamente acquistare uno smartphone oggi ha un costo decisamente abbordabile. Ovviamente nel mercato dei fumetti ciò non è presente, essendo una tipologia di prodotto completamente differente, ma il nostro esempio era utile per comprendere come ogni cosa tenda ad aumentare il proprio prezzo nel tempo. Anche perché, altrimenti, i comics negli Stati Uniti avrebbero un costo ancora quantificabile in centesimi, contro gli ormai classici 3,99$ che chi compra in originale ormai ha imparato a conoscere. Un esempio italiano in questo campo è dato dalla testata Topolino, una sorta di primitiva origine per molti dei lettori di fumetto nostrani. Appena prima del cambio tra lira ed euro il settimanale Disney aveva un costo di 3600£, al cambio divenuti 1,76€. Oggi, 15 anni dopo, Topolino ha un costo di 2,50€, un aumento del 42%.

Il secondo motivo, che coinvolge tutto il mercato, è dato proprio dall’inflazione generale. L’aumento dei costi, non solo delle materie prime, ma di tutto ciò che coinvolge il circuito produttivo, provoca un innalzarsi dei prezzi. Ragionando esclusivamente sulle singole parti non ci si rende conto di quanto sia forte questa connessione, che invece appare evidente allargando il focus della propria analisi, gettando uno sguardo su larga scala. L’esempio più chiaro è quello derivante dai carburanti: dieci centesimi in più su un litro di carburante, diesel o benzina che sia, si traduce in una spesa maggiore per la ditta di trasporti, che, in una reazione a catena, non può far altro che aumentare il costo del proprio servizio ai clienti, come eventuali tipografie a cui consegnare i materiali (ma ciò vale anche per molti altri ambiti, come un supermercato, una ditta edile, e molto altro). Di conseguenza, nel mondo della carta stampata, la tipografia dovrà generare un aumento a propria volta, fino al termine del ciclo produttivo, ossia nello scambio tra venditore (nella fattispecie la fumetteria o l’edicola) e il compratore (il lettore).

Parlando di aumenti, vi posto questo articolo de Il Sole 24 Ore, di qualche mese fa, in cui si parla del costo della carta, con riferimenti anche allo stesso mercato negli anni precedenti. Ovviamente se volessimo analizzare in maniera veramente esaustiva dovremmo andare a visualizzare i dati ben specifici per ogni anno, tenendo conto anche della varietà e della qualità della carta, ma finiremmo in una dissertazione poco utile rispetto alla spiegazione già affrontata.

Gli aumenti sono più che fisiologici, ma la percezione da parte del lettore risulta negativa a causa di prezzi rimasti invariati per un tempo decisamente lungo, mentre i costi per l’editore continuava ad aumentare. Nella maniera più semplice possibile, il processo di inflazione non è stato percepito dal compratore per molti anni, poiché la catena a cui abbiamo fatto riferimento non aveva come ultimo anello il lettore. Chiaramente per realizzare una migliore analisi sarebbero necessarie anche le tirature e i risultati di vendita, ma si rivelano comunque superflui nel constatare un fenomeno che ha effettivamente diffusione lungo tutto il mercato, in misura macroeconomica.

Infine, uscendo da questa prospettiva, vorremmo presentare anche alcune precisazioni che, chi non è avvezzo di economia e di editoria, potrebbe trovare davvero utili nel comprendere la natura degli aumenti e delle decisioni della casa editrice.

La possibilità che diverse testate passino da un mensile a 3,50€ a due quindicinali a 3,20€ non significa che la casa editrice guadagnerà 3,20€ in più. Si tratta di un ragionamento fallace, poiché i costi di gestione, produzione e distribuzione sono gli stessi per entrambi gli albi, e il raddoppio non significa che uno dei due albi abbia per l’editore costo pari a zero. Al tempo stesso non è realistico il confronto tra 48 pagine a 3,20€ e 80 a 3,50€, perché, come spiegato dall’editore, anche gli albi da 3,50€ dovrebbero subire un aumento. Ciò non avviene poiché si è optato per una scelta, citando il comunicato, puramente “politica”, per non incidere troppo sul budget dei lettori.

Le case editrici possono sbagliare, è indubbio. Si può sbagliare un formato, si può sbagliare una mossa commerciale, si possono sbagliare molte cose, perché chi sta dietro ai nostri fumetti sono innanzitutto persone. Persone che lavorano, in una azienda che deve comunque generare dei profitti, sia per motivi chiaramente capitalistici, sia per retribuire la complessa macchina operativa dietro ai nostri amati fumetti, costituita non solo da autori, ma anche da tipografi, editor e molto, molto altro. Ciò vale per ogni editore, in un mercato che non è sicuramente facile.

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