Netflix Death Note, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Il mondo del cinema made in USA è un mondo strano. C’è chi ha il coraggio di sperimentare, confezionando prodotti esuberanti, quasi eccentrici, visionari per colpire gli occhi e la mente del pubblico e chi, invece, preferisce rifarsi ad una base narrativa già forte di partenza come possono essere libri, manga, fumetti, videogiochi ecc. Ultimamente, tuttavia, Hollywood è in una fase di crisi di idee che raramente è stata registrata nella sua storia che si è tradotta in sequel fuori tempo massimo (vorremmo ancora conoscere chi ha pensato fosse una buona idea il secondo capitolo di Independence Day ndr) e in remake e reboot assolutamente non necessari (vorremmo ancora conoscere chi ha pensato fosse una buona idea rifare un classico come Point Break ndr). C’è anche una fetta di produttori cinematografici che, ultimamente, pare abbia trovato la gallina dalle uova d’oro nella trasposizione in Live Action di alcune delle opere manga più famose di tutti i tempi. Basti pensare ai recentissimi Ghost in the Shell, Attack on Titan, al già annunciato film di Bleach, all’orrido DragonBall Evolution o alla versione americana di Death Note, prodotta da Netflix, che andremo a prendere in esame in questa recensione.


Già dal momento del suo annuncio, con tanto di trailer allegato, migliaia di appassionati di tutto il mondo hanno iniziato a tremare della paura di vedere una delle opere a fumetti più famose, amate e complesse di tutti i tempi vandalizzata da filmmakers senza scrupoli in cerca del solo guadagno facile garantito da un nome così importante. Sui forum di tutto l’Internet si scatenarono accese discussioni sui personaggi (tra cui un L interpretato da Lakeith Stanfield, attore afroamericano già visto in film come Get Out o Straight Outta Compton) e sulla mancanza di alcuni degli elementi fondamentali che avevano caratterizzato il manga che avrebbero sicuramente compromesso la riuscita finale della pellicola. Noi di Nerdplanet.it, per gentile concessione di Netflix, abbiamo avuto l’occasione di vedere Death Note e lo analizzeremo per voi nelle prossime righe. Siete curiosi di sapere come se l’è cavata l’ultima fatica di Adam Wingard? Scopritelo con noi, nella nostra recensione.

SHALL WE BEGIN?

La storia di questo Death Note, similmente a quanto accadeva nell’omonimo manga, parte con l’annoiato quanto geniale Light (per l’occasione nominato Turner, invece di Yagami ndr), intento a svolgere azioni di routine scolastica quotidiana, quando, all’improvviso, un quaderno nero che riporta la scritta “Death Note” piove dal cielo direttamente nelle sue mani. Il ragazzo, incuriosito dal particolare manufatto, decide di iniziare a leggerlo imbattendosi, ben presto, nelle famose regole del Libro della Morte. “L’umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà”: Light è allo stesso tempo spaventato ed incredulo di fronte a questi strani avvertimenti ma decide, in un primo momento, di non voler dare loro troppo peso almeno fin quando il dio della morte Ryuk, un inquietante demone goloso di mele, fa la sua apparizione confermando al ragazzo che quello che ha tra le mani è un potentissimo artefatto capace di uccidere le persone senza lasciare traccia. Non vogliamo continuare oltre con la narrazione della trama per lasciarvi il gusto della scoperta ma non possiamo neanche soprassedere al fatto che le analogie con l’opera originale sono già finite qui.


La sensazione, una volta finito di vedere il film, è che lo sceneggiatore non abbia nemmeno mai letto il manga di Tsugumi Oba ma che abbia deciso di reinterpretare la trama di base secondo canoni più occidentali che si discostano ampiamente dai concetti, dalle morali e dalla filosofia espressa nell’opera originale. Basti pensare al personaggio di Light, mai pienamente convinto del proprio operato o quello del pacato e intelligente detective L, qui trasposto come un uomo ansioso, irascibile e perennemente nervoso o, ancora, a Misa (qui rinominata Mia Sutton) che, scoprirete, sarà un caratterizzata in maniera totalmente differente dalla sua controparte cartacea. Lo stesso Light è mosso da motivazioni diametralmente opposte a quelle esposte nel fumetto il che fa sorgere subito un interrogativo: come va affrontata la visione di questo film? Va detto, sicuramente, come un appassionato del manga avrà serie difficoltà a riconoscerne i tratti distintivi e che, invece, risulterà decisamente più godibile a qualcuno che l’opera alla base non la conosce affatto ma ciò non significa che questo Death Note di Netflix sia completamente da buttare. Il film da un certo punto di vista funziona anche, configurandosi come un onesto horror estivo dalle scarse pretese che si lascia guardare senza infamia e senza lode ma è il nome che porta scritto in copertina che lascerà sicuramente l’amaro in bocca a più di uno spettatore.

TECNICA E CAST

Dal punto di vista tecnico, invece, la pellicola di Adam Wingard, già noto per prodotti horror di successo come You’re Next e V/H/S, si comporta in maniera più che discreta con una regia ispirata e mai banale, con filtri fotografici piacevoli che contribuiscono a rendere bene l’atmosfera di oscurità che permea l’intera produzione e con inquadrature decisamente interessanti. Il cast, tuttavia, non brilla per interpretazioni memorabili con un L eccessivamente fuori dalle righe portato in scena da un Lakeith Stanfield che abbiamo preferito in altre occasioni e un Light impersonato da Nat Wolff (già visto in pellicole per adolescenti come Città di Carta e Colpa delle Stelle) che soffre di pochi alti e troppi bassi per tutta la durata del film. Le note positive sono la Mi(s)a, interpretata dalla Margaret Qualley del mai troppo lodato The Leftovers che convince anche senza rimanere troppo impressa nella memoria e il Ryuk a cui presta la voce il magistrale Willem Defoe che non riesce a sbagliare un colpo nemmeno a farlo apposta con un doppiaggio che mette i brividi sul serio ad ogni battuta. Buoni anche gli effetti speciali sinonimo di una produzione con un budget generoso ma che comunque riescono a immergere bene in una storia tragica, violenta e macabra.

CONCLUDENDO

Per concludere il Death Note di Netflix non è il Death Note di Tsugumi Oba. E’ un film che porta lo stesso nome, che ha una trama di base simile ma se ne discosta in modo netto e deciso in ogni occasione possibile dal principio al finale. Una messa in scena credibile seppur minata da un cast non esattamente al top della forma e una regia ispirata non bastano a fare di questo film la trasposizione che il manga di inizio anni 2000 avrebbe meritato. Se lo si guarda come un semplice horror estivo senza presunzione di grandezza può essere anche considerato un buon film ma dato il nome di cui si fregia non possiamo che considerarlo solo come un’occasione mancata e rimpiangere il prodotto che con un po’ di cura in più avrebbe potuto essere. Un vero peccato.

Death Note

Death Note
6.2

Regia

7/10

    Trama

    6/10

      Recitazione

      5/10

        Tecnica

        7/10

          Colonna Sonora

          6/10

            Pros

            • Buona regia
            • Ottimo Willem Defoe nei panni di Ryuk
            • Può essere visto come un horror onesto e senza pretese...

            Cons

            • ...se non si considera che si chiami Death Note
            • Attinenza al manga originale quasi nulla
            • Il cast non brilla per l'interpretazione

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