Morte All’Imperatore – Intervista a Daniele Daccò

Eventi
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Al Lucca Comics and Games 2016 abbiamo avuto la possibilità di intervistare Daniele Daccò, noto sul web come Il Rinoceronte membro fondatore del portale di Orgoglio Nerd, scrittore sia di libri – più che nota la sua trilogia “L’Occhio del Rinoceronte” e “Teoria N” – sia di fumetti – “Un Vuoto Incolmabile” e il più recente “Dritto al Cervello” edito da NoLand Comics, e giornalista, che sta collaborando da ormai qualche mese con Playboy.

La prima cosa che vorremmo chiederti riguarda lo stile di questo libro. Come mai hai scelto questa impronta shakespeariana per quest’opera?

Uno dei miei libri preferiti, anzi probabilmente il mio preferito, è “Giulio Cesare”, mi ha influenzato molto, e ho sempre voluto scrivere una sorta di opera teatrale, però non ne sono ancora in grado, ma sto crescendo, in molti sensi. Però ho pensato, facendo i primi passi verso la scrittura comica, di realizzare un altro mio piccolo sogno, realizzare un libro comico sperimentale, ovvero un libro comico che analizzandolo non lo è, ma che puoi decidere tu quando ridere semplicemente immaginando ciò che stai leggendo. Quindi Morte All’Imperatore è scritto come una tragedia a tutti gli effetti, però il fatto che siano i pinguini a viverla ,rende questo esperimento attuabile. Il punto focale è conoscere la reazioni della gente; chi lo ha già letto per adesso è stata positiva, viveva esperienze serie, legate alla tragedia della storia, però si fermava, guardava in aria, pensava alla scena e si metteva a ridere. Anche perchè la cosa principale del libro e che raramente vengono fatti riferimenti al fatto che siano pinguini, ma nonostante questo, non sono pinguini antropomorfi, non usano oggetti o altro, che ricordi l’epoca romana, sono semplicemente pinguini in mezzo al nulla.

Questo libro lo vedi più come una distopia, oppure come sarebbe stato se i pinguini avessero iniziato a ragionare come gli esseri umani?

Questa è una domanda molto complicata, perché darebbe un genere al libro, e non ci ho ancora pensato, siamo rimasti sul generico, un libro comico. Però in realtà non è quello. Forse i pinguini sono sempre stati così e noi non lo sappiamo. Non punta a stupire in quel senso, punta a lasciare un messaggio e far divertire.

Tu hai detto che l’idea ti è venuta guardando un documentario di National Geographic, ma come un’idea così particolare ti è venuta, come sei arrivato a vedere dei pinguini sul ghiaccio e immaginare tutto questo?

Nel documentario bisognava far sapere al mondo che i pinguini combattono; però sono pinguini, si avvicinano l’un l’altro e muovono le zampe, ma non si fanno nulla, fanno “squack” e si danno schiaffi, e la scena è parecchio ridicola. Guardandolo però la scena di combattimento mi è venuto da pensare che per loro è un combattimento all’ultimo sangue, allora perché non dare il loro punto di vista? Io sto combattendo contro un mio simile per la sopravvivenza, per noi che guardiamo da fuori è ridicolo, per loro però è per la sopravvivenza e non potendo combattere con nessun altro, perché sono pinguini, (li vedi tu dei pinguini a combattere contro un’orca?) per loro è davvero seria la questione.

Com’è passare da un consumatore di libri, fumetti a produttore di questi, anche in occasione di eventi come questi?

Sarà una frase banale, ma è un sogno che si avvera, è quello che ho sempre voluto fare. Lo dico sempre anche lavorando con orgoglio nerd, ad un certo punto ho capito che non potevo svegliarmi e fare qualcosa che non volevo, quindi per un po di tempo mi sono chiesto” Cosa mi rende felice?”. Appena ho avuto la fortuna di comprenderlo, l’ho fatto, anche se questo ha voluto dire fare molta “gavetta”, fallire, rialzarsi, non importa perché mi rende felice. Vivere dall’altro lato dello stand sia per me che per i miei colleghi, è una cosa stranissima a cui non siamo ancora abituati, e che non riusciamo a sfruttare appieno. Il giorno in cui batterò i piedi e pretenderò la mia stella sul camerino per me sarà un fallimento, perché non mi divertirò più. E soprattutto non farò divertire chi è con me.

Ora che sei arrivato al tuo quinto libro, e secondo fumetto, hai trattato un genere in cui ti senti a tuo agio, sai già qual’è il tuo profilo d’autore?

No, assolutamente no. Sto ancora tastando il terreno.Sicuramente lo sviluppo comico è quello che mi interessa, far ridere, o almeno cercare di far ridere in maniera intelligente lasciando un messaggio è sicuramente quello a cui punto. Gli Occhi Del Rinoceronte sono così, hanno un che messaggio che cerco di veicolare attraverso la risata, che non deve esserci per forza sempre; un libro può essere divertente anche senza le battute, può sembrare strano, ma è esattamente quello che cerco di fare con Morte All’Imperatore. Però per esempio con il nuovo fumetto, Dritto al Cervello, è un Noir in un contesto fantasy. Perché limitarsi? non conoscerò mai le mie capacità se non cerco di mettermi in gioco.

Quali ispirazioni ti hanno portato, quali autori, ti hanno influenzato di più nella tua scrittura?

Più che autori, che comunque poi citerò, perché ci sono, giocare a Ancient Dragon che mi ha insegnato più di tutto. Molti mi chiedono ” Cosa devo fare per scrivere?”, io non lo so, non ho una abilità segreta o un trucco, io ho fatto la mia esperienza come dungeon master e questo mi ha aiutato pi di ogni altra cosa, Poi ovviamente, una volta che sono partito, da li si impara la professione ovviamente, ma  l’incipit, la scintilla, è improvvisare trovandosi davanti ad un problema dato dai giocatori, per continuare a far avanzare una storia, e devi farlo in quel momento, non puoi pensarci, e quello aiuta molto a sviluppare e a inventare scalette. Come letture invece, oltre a Giulio Cesare, Gianni Rodari, C’era Due Volte Il Barone Lamberto, mi ha buttato nell’idea che esiste qualcosa più grande di noi, che è l’idea che hai di te stesso; l’immortalità non si raggiunge fisicamente, ma con il ricordo di chi ti stima. Come si vede nel libro, è importante per Destro, personaggio del libro, il destino, ciò che si ricorderà di lui, perché ci si rende conto di non essere immortali. Ti guardi e pensi” Cosa mi succederà quando sarò morto?Avrò lasciato un segno? Si ricorderanno di me?” e questo è una cosa molto importante. Lo è anche per Destro, che tuttavia, si ritrova circondato da pinguini che non credono più in lui.

Tu quando scrivi un libro, poni per te stesso degli obbiettivi, o è come la scrittura secondo Pirandello, hai un inizio, e l’obbiettivo lo capisci mentre scrivi?

Allora io di solito faccio una scaletta molto ampia, di quello che voglio che succeda a grandi linee, poi inizio a scrivere il libro e la ignoro. Comincio a scrivere la storia e si sviluppa mentre la scrivo, è successo così con tutti i libri che ho scritto fino ad adesso. Questo può essere un punto forte o uno debole, perché vuol dire che se in quel momento non hai buone idee il libro non va avanti, e devi anche spronarti a non smettere mai, anche se non scrivi nulla di eccezionale, puoi tornare indietro. Perché la scrittura del libro migliora con la tua comprensione della storia, di quello che è accaduto, quindi ti ritrovi con un testo in mano che si evolve da solo. Questo mi aiutato molto, soprattutto con Morte All’Imperatore, perché alla fine mi sono ritrovato con qualcosa, con vicende nella storia che non avevo previsto, ma che all’inizio non avevo immaginato.

Quali sono i progetti per il futuro, se ne hai già in mente?

La mia collaborazione con NoLandComics, siccome l’albo uscirà in quattro forse sei volumi, sarà continuativa, perché quello è sicuramente un tassello del mio futuro. Ci sono anche altri progetti con altre case editrici che si stanno sviluppando, ho consegnato un contratto qui a Lucca che non posso rivelare però è una scalata che continua. Ne sono molto contento. Ci saranno molti progetti che si chiuderanno e molti che si apriranno. La svolta è stata con Morte all’Imperatore perché abbiamo chiuso la sequela di pubblicazioni che parlano di Orgoglio Nerd, perché ne “L’Occhio del Rinoceronte” i protagonisti siamo noi, anche “Un Vuoto Incolmabile” edito dalla Shockdom, si concluderà con il secondo volume e poi… sarà concluso, anche perché penso che continuare qualcosa all’infinito svaluta l’opera in sé. “L’Occhio del Rinoceronte” ha avuto appunto la sua parabola, si è chiuso, ed  è finito lì, così come “Un Vuoto Incolmabile”. Magari tornerò a parlare di com’è Orgoglio Nerd tra vent’anni con “Teoria N²” (ride) però comunque si è chiusa quella parentesi e adesso basta. Anche la mia collega Monica Fumagalli con “La Cerimonia del Demone Rosso” diciamo che ha spinto verso questa nuova pagina che saranno le nuove pubblicazioni di Orgoglio Nerd.

Ne “Morte All’Imperatore” non viene rispettata la struttura vera e propria di un copione teatrale, in quanto non compaiono i nomi di chi sta parlando. C’è una motivazione particolare in questa scelta tecnica che va comunque ad influenzare la narrazione?

E’ una scelta ponderata perché volevo che richiamasse la struttura teatrale ma che non fosse proprio una sceneggiatura teatrale. Avevo già deciso che non ci fosse mai una folla nella storia, per sviluppare, attraverso scene molto particolari, ciascun personaggio. La scelta di non mettere il nome prima della battuta è dovuto anche all’intenzione di distinguerlo da “L’Occhio del Rinoceronte” dove ci sono le iniziali del personaggio e i due punti davanti alla battuta. Però mi ha sempre affascinato questo modo di raccontare, perché rende l’opera più facilmente adattabile a più contesti. Ad esempio per “L’Occhio del Rinoceronte” mi sono arrivate molte richieste di trasporlo in un cortometraggio. Non è una cosa che ha influenzato sulla creazione ma è un “danno collaterale” affascinante. La scelta di non mettere i nomi dei personaggi prima della parlata era una sfida, come era una sfida il non dover mai palesare il fatto che fossero pinguini, immaginare anche il modo in cui loro dovevano parlare, le loro metafore, ad una sorta di moneta – che poi non usano mai come moneta, il pesce. Una serie di ostacoli che mi hanno messo alla prova e secondo me, a prescindere dall’effettivo risultato del libro – che fortunatamente sta andando bene, ne sono molto contento – mi hanno aiutato a crescere.

Cosa consiglieresti per quegli esordienti che magari vorrebbero provare a lanciarsi in questo mondo anche a causa di un mondo dell’editoria nostrana che è chiuso verso quelli che non hanno già un nome o qualcosa di grande alle spalle?

Domande del genere mi arrivano ogni giorno. Io non mi reputo ancora degno per dire agli altri dove e come fare, anch’io sto imparando, non sono nessuno per andare ad insegnare agli altri cosa devono fare. Ho una limitata esperienza e in base a questa posso dire che molto spesso il solo talento non basta, ci vuole tanta tanta insistenza. Sembra una cosa tragica ma il mondo ti sarà sempre contro, sia perché tu lo sentirai contro, dovrai superare una serie di ostacoli che non esistono e che porrai d’avanti da solo, sia perché ci saranno – “Trovati un lavoro vero…” anche la battuta ad un certo punto diventa pesante. Però è l’insistenza e la testardaggine che è il punto più importante che fa la differenza tra chi vuole diventare scrittore e chi lo diventa.

Come è, da giornalista, passare da parlare di argomenti nerd su un sito nerd, con un certo seguito e tutto il resto, a parlare su una rivista come “Playboy” magari anche di esperienze personali?

Anche se non sembra a chi guarda da fuori, l’idea di scrivere per Playboy è vecchia, è molto vecchia. Era uno dei traguardi/inizi che mi ero prefissato, più o meno in contemporanea con Orgoglio Nerd. Parlare di tematiche nerd su una rivista o su un portale come il nostro che tratta quel tipo di temi è fantastico, è una possibilità eccezionale che appunto divulga cultura, però è ancora meglio parlare di tematiche che ti interessano, quindi a livello culturale, su una rivista che non tratta normalmente questi temi. E’ il punto chiave di Orgoglio Nerd, cioè ampliare la cultura. Sappiamo che non tutte le persone che ci seguono sono nerd nel senso classico, anche per noi non promulghiamo apposta quel cliché, ma è questo il punto: divulgare a gente che non conosce già, sennò si crea un élite chiusa in se stessa, che non si evolve. Imparare una dall’altro. Faccio anche in “Teoria N” l’esempio “Perché quelli che collezionano le figurine Panini dei Calciatori è meno nerd di uno che fa quelle di PK? Eppure uno conosce tutti i personaggi di PK e l’altro tutte le formazioni dell’anno… 1200 di calcio.” E’ semplicemente il rapporto che si ha con queste passioni. Playboy è un ottimo punto di lancio per parlare di quello di cui non si parla. Chi segue la cultura nerd più classica e la sua sessualità, come si rapporta alla gente e attraverso le mie esperienze – quindi è una rubrica comica – parlo di questo. La cosa che mi lusinga di più è che sono stato coinvolto come autore e non come giornalista che comunque è un lustro che mi ha riempito di Orgoglio. Collaboro con Playboy da cinque mesi, al mio fianco c’è Beatrice Bobo e ci saranno molti sviluppi, adesso stiamo lavorando a nuove rubriche, a nuove vignette, e stiamo vedendo cosa mettere in gioco.

Tante nuove novità in un futuro imprevedibile. (ridendo)

Esatto. (ride)

Ti ringrazio per questa intervista, da parte mia e di NerdPlanet.it

Grazie a voi!

Altri articoli in Eventi

romics shawn martinbrough thief of thieves saldapress

Romics d’oro a Shawn Martinbrough. L’autore ospite per Saldapress

Claudia Padalino14 settembre 2017
lucca comics games lavoro

Lucca Comics & Games: aperte le candidature per il personale

Claudia Padalino13 agosto 2017
san diego comicon

San Diego Comicon 2017 – Il programma ufficiale degli eventi

Roberta Galluzzo21 luglio 2017

Nel segno di Manara: aperte le prevendite della mostra dedicata al Maestro

Claudia Padalino18 luglio 2017

Al Giffoni Film Festival arriva l’adrenalinico NERF Summer Tour 2017

Redazione12 luglio 2017

Romics 2017 – Una mostra dedicata ai Beatles durante l’edizione autunnale della fiera capitolina

Imma Marzovilli25 giugno 2017