Martin Scorsese è contrario agli aggregatori online come Rotten Tomatoes

Cinema
Matteo Ivaldi
Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Qualsiasi appassionato cinema o serie televisive abituato a navigare in internet alla ricerca di informazioni o giudizi sulle opere di proprio interesse conoscerà Rotten Tomatoes, l’aggregatore di critiche online che raccoglie i pareri delle testate autorizzate più popolari e ne trae una media in percentuale che conferisce all’opera lo stato di “fresca” (fresh) o “marcia” (rotten) in base a un semplice computo statistico. La soglia da superare per ottenere lo stato di “pomodoro fresco” accanto alla propria creazione consiste nel sessanta percento di pareri positivi, al di sotto della quale, secondo tale metro di giudizio, essa meriterebbe minor considerazione. Con oltre il settanta percento di preferenze su una media di minimo ottanta recensioni l’opera viene considerata “fresca certificata” (certified fresh), vale a dire pienamente approvata dal portale.

Esistono ormai diversi aggregatori online consultati quotidianamente da milioni di utenti: Metacritic, Letterboxd, Game Rankings per il mercato videoludico e, ovviamente, Rotten Tomatoes. Tuttavia alcuni esponenti di spicco dell’industria cinematografica si sono schierati in modo aperto contro questo genere di database algoritmici, asserendo che essi non offrano in realtà un servizio affidabile per l’utenza e danneggino lo stesso mercato attraverso sentenze impersonali e, talvolta, spietate.

La discrepanza tra il grado di approvazione di Batman vs. Superman ottenuto quantificando il giudizio della critica e il voto medio degli spettatori.

Qualche mese fa fu Brett Ratner, regista di Red Dragon, X-Men – Conflitto Finale e della serie di Rush Hour nonché produttore a manifestare il proprio disappunto verso Rotten Tomatoes. Ratner non usò giri di parole: secondo lui Rotten Tomatoes rappresentava la “distruzione dell’intero business” e riduceva la critica cinematografica, definita ai tempi della sua gioventù una autentica forma d’arte, a un numero, un grado di approvazione superficiale capace, a causa della portata raggiunta dal sito nel mondo del web, di influenzare ingiustamente l’intero mercato. Rotten Tomatoes è senz’altro particolare se confrontato alla maggior parte degli aggregatori, utilizzando un criterio che non si limita a quantificare un voto medio sulla base di un determinato numero di recensioni ma calcola bensì il numero di opinioni positive di una pellicola rispetto a chi l’ha invece bocciata – il risultato è una quantità che non si prefigura di rispecchiarne con fedeltà la media dell’attuale giudizio artistico e per questo motivo rischia di sviare il lavoro di chi invece spende un gran numero di parole al fine di far comprendere al pubblico quanto, soggettivamente, un determinato film (in questo caso) possa ritenersi valido oppure no.

Il coro a favore di Brett Ratner può contare ora su una voce in più, e una delle più autorevoli. Martin Scorsese, pluripremiato regista italo-americano, una delle menti viventi più influenti della settima arte, ha affidato al The Hollywood Reporter la sua visione, negativa, riguardo l’aggregatore.

Scorsese afferma che sia naturale, una volta realizzato un film, aspettarsi sia critiche positive che negative, anzi: quest’ultime se ben argomentate possono rivelarsi utili a comprendere eventuali errori compiuti dal regista. Recentemente la situazione è cambiata. Secondo Scorseseaggregatori online come Rotten Tomatoes, che non hanno assolutamente nulla a che vedere con l’autentica critica, si limitano a numerare un’opera come se fosse un cavallo da corsa, o un ristorante su di una guida culinaria o un elettrodomestico. [Questi siti] hanno troppo a che vedere con l’industria cinematografica e quasi nulla con la creazione o il consumo intelligente di film. Il regista viene ridotto a un fabbricante di contenuti d’intrattenimento e lo spettatore al pigro consumatore di un prodotto.

Il regista di capolavori come Taxi Driver, Toro Scatenato, Quei Bravi Ragazzi e i più recenti The Departed, Shutter Island e The Wolf of Wall Street rincara la dose asserendo che tali aggregatori abbiano contribuito a instaurare un clima ostile nei confronti, specialmente, del cinema d’autore. Anche il nome Rotten Tomatoes nasconde un insulto verso chi realizza le pellicole, dato che prende ispirazione dalla stereotipata pratica del pubblico di lanciare ortaggi a chi si rende protagonista di uno spettacolo indegno. Secondo il regista è venuta meno la cultura legata all’industria del cinema, prerequisito fondamentale per un critico, e tutto si è ridotto al puro giudizio, esacerbato dal gusto macabro che certi individui hanno nel veder fallire un’opera al punto tale da contribuire a demolirla.

Scorsese sfrutta il recente mother! di Darren Aronofsky come esempio: un film arduo da catalogare in un genere, che non va incontro al pubblico medio, la visione personalissima e alternativa di un regista le cui opere sono spesso state o esaltate o bistrattate senza riserbo dalle testate giornalistiche.

Prima ancora che potessi vedere mother! sono stato scioccato dai giudizi severi che ha attirato su di sé. Un gran numero di persone sembrava aver cercato di racchiudere il film in una categoria a tutti i costi, condannandolo. E molti sembravano soddisfatti dal fatto che avesse ottenuto il voto “F”, il peggiore, su Cinemascore (l’antesignano dei moderni aggregatori).”

Un giudizio terribile che, ricorda Scorsese, mother! avrà l’onore di condividere con registi del calibro di William Friedkin, Steven Soderbergh e Robert Altman, le cui opere vennero male accolte dalla critica salvo poi trovare lo spazio che si confaceva loro nelle menti e nei cuori di numerosi amanti del cinema.

Scorsese scrive di aver apprezzato mother!, ritenendolo l’opera di un artista maturo e profondamente innamorato della propria arte, e accetta che esso possa scatenare risposte contrastanti a seconda di chi lo guardi. La vera domanda tuttavia è: un film ha bisogno di essere spiegato? No, afferma. Non tutte le opere vengono realizzate per piacere seduta stante, in quanto visioni personali. Non possono sottostare alla legge dei numeri. Esiste un elenco sterminato di film ritenuti disastrosi alla prima uscita – Scorsese cita Il Mago di Oz, La Vita è Meravigliosa, Point Break – divenuti negli anni oggetti di culto e parte integrante della storia del cinema.

Per Scorsese aggregatori come Cinemascore e Rotten Tomatoes potrebbero rivelarsi fenomeni passeggeri, senza futuro, destinati, si augura, a essere soppiantati da metodi ancora più brutali o, si augura, più avveduti. Una cosa è sicura, scrive il regista Premio Oscar: opere nate dalla passione come mother!, che piacciano o meno, continueranno a sopravvivere e a infatuare gli spettatori. È conseguenza inevitabile della magia del cinema, e noi non possiamo che concordare con lui.

Fonte: The Hollywood Reporter

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