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L’uomo di neve, la Recensione – No Spoiler

Cinema
Nicoletta Salvi

L’uomo di neve (titolo originale The Snowman) è l’ultima opera cinematografica di Tomas Alfredson che già avevamo avuto modo di apprezzare con La Talpa.

La pellicola, tratta dal best seller dello scrittore norvegese Jo Nesbø, è uscita nelle sale italiane lo scorso 12 ottobre riscuotendo un notevole successo di pubblico, ma sicuramente non di critica.

Lento anzi lentissimo, il film si sviluppa in 119 minuti di pura noia: nessun colpo di scena, nonostante sia categorizzato come thriller e troppo contorto per essere pienamente compreso.

La Trama

Agghiacciante non si addice solo alle dinamiche raccontate, ma anche alla regia che sembra quasi perdersi di tanto in tanto, proponendo scene che non servono a nulla ai fini della comprensione della storia stessa.

Ci sono particolari che non vengono svelati e che restano un punto interrogativo allo scattare dei titoli di coda e circostanze incomprensibili persino a Freud.

Il tutto narrato in maniera faticosa, pesante: il freddo che si percepisce è quello della sala, dove gli spettatori – attoniti – sono tutti convinti di aver perso qualche passaggio importante che, in realtà, non c’è mai stato.

Il Cast

Michael Fassbender, bravo nel ruolo del detective però non spicca tra i personaggi: stessa giacca verde per tutta la durata del film, stesso sguardo inespressivo e le battute praticamente ovvie.

Ci si aspettava di più da Val Kilmer, poteva essere un ritorno in grande stile il suo nell’attesa di rivederlo nei panni di IceMan nel sequel di Top Gun e invece no.

L’attore, nonostante abbia praticamente la stessa età di Tom Cruise in confronto è un settantenne imbolsito. Inserito nella pellicola per una decina di minuti in totale, sembra quasi che la presenza di Kilmer sia più un favore fatto all’attore, che un personaggio di spessore.

Rebecca Ferguson, una detective atipica perché nonostante conosca le procedure di sicurezza, si fa letteralmente “fregare” in modo fantozziano. J.K. Simmons: chi è? Il personaggio da lui interpretato è davvero un’incognita, palesemente usato per depistare gli spettatori che, invece, hanno scoperto l’assassino dopo esattamente un quarto d’ora dall’inizio del film.

Un puzzle a cui mancano i pezzi, circostanze trite e ritrite e dettagli che incuriosiscono, ma non vengono svelati: quello che resta al termine de L’uomo di neve è una sensazione di vuoto e di incomprensione verso un film che, viste le premesse, sicuramente poteva e doveva esser sviluppato meglio. La dipartita di Martin Scorsese dalla regia, purtroppo, si vede tutta.

Colonna Sonora e Fotografia

Si dice, a ragione, che specialmente in pellicole horror e thriller gran parte dell’emotività derivi dalla colonna sonora: ne L’uomo di Neve la parte musicale del film è stata affidata a Marco Beltrami, una vera e propria garanzia in quel di Hollywood, ma non è bastata un’ottima composizione sonora a far cambiare in positivo i giudizi sulla pellicola.

La fotografia, invece, è stata affidata a Dion Beebe, Premio Oscar nel 2006 per Memorie di una Geisha: ecco, forse questa è l’unica parte del “puzzle” che funziona.

Le immagini, infatti, seguono di pari-passo la vicenda dunque sono perennemente cupe e assolutamente fredde da un punto di vista cromatico. Nessun effetto speciale di rilievo.

Conclusioni

Il film è noioso, non soddisfa lo spettatore e lascia l’amaro in bocca.

Probabilmente l’aspettativa molto alta è figlia di una promozione troppo “pomposa”, trailer proposti ad hoc per invogliare lo spettatore ad andare al cinema, ma sostanzialmente è un film che si può evitare senza pensare di aver perso qualche cosa di straordinario.

Nessun brivido, ma tutto è estremamente ovvio e piuttosto scontato.

L'uomo di neve

L'uomo di neve
4.6

Sceneggiatura

3/10

Regia

3/10

Fotografia

7/10

Colonna Sonora

6/10

Cast

4/10

Pros

  • Fotografia in linea con la storia
  • Il ritorno di Val Kilmer sul grande schermo

Cons

  • Regia manchevole
  • Personaggi senza personalità
  • Storia sviluppata male
  • Troppi dubbi irrisolti

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