L’allarme sessista nei fumetti è davvero giustificato?

Fumetti
Vito Fabrizio Brugnola
Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

In questi ultimi tempi si assiste sempre di più ad una maggiore inclusione e partecipazione del gentil sesso nel mondo dei fumetti e derivati. Questa inclusione ha il pregio di allargare il panorama della produzione, con l’introduzione di una nuova sensibilità differente e di personaggi femminili nuovi o ricalibrati all’insegna della modernità.

Questo processo di trasformazione non è tuttavia indolore: molte opere e molti autori, sono stati presi di mira per una presunta oggettificazione delle donne in virtù di come esse vengono rappresentate nel panorama fumettistico.

Il “caso Manara” e il blog Heroic Girl

Una delle più grandi questioni fu sollevata su una copertina di Spider Woman disegnata dal grande Milo Manara. Al maestro veniva rimproverato che la posizione in cui l’eroina era stata rappresentata aveva poco o niente  a che fare con l’azione, bensì era lasciva e fuori contesto.

Questa critica è analoga a lamentarsi con Tinto Brass del fatto che i suoi film non sono tratti dai libri di Jane Austen.

Spider Woman interpretata da Milo Manara

Spider Woman interpretata da Milo Manara

In gioco qui, tuttavia, non c’è solo e soltanto il discorso sessista, ma si intravede un’ombra pericolosissima che potrebbe – o almeno vorrebbe –  distendersi sulla produzione artistica.

Giorni fa mi sono imbattuto nel blog Heroic Girl, nel quale viene presentata una guida su come de-oggettivare le donne nel disegno:  vi confesso, che questo blog mi ha fatto venire i brividi!


Nell’immagine viene mostrato come correggere un disegno pin-up in un disegno che, secondo l’autrice del blog, dovrebbe rappresentare la forza e la determinazione di Power Girl.

In sostanza, tuttavia, dal punto di vista artistico, perdiamo la linea sinuosa del primo disegno, guadagnano solo una spigolosità poco armonica nel secondo.

Si ha diritto a dettare un canone agli artisti?

La risposta, lo anticipiamo, è NO!

Questo approccio non funziona, e presenta una buona dose di fascismo artistico. In primo luogo non è assolutamente corretto “legiferare” sulla produzione artistica.

Quando l’artista disegna un personaggio, egli è dittatore, signore e padrone, delle scelte estetiche. Se vi fosse un canone, tutta l’arte ne risulterebbe impoverita. Si negherebbe l’accesso a forme e stili di rappresentazione nuovi e personali, ci negheremmo l’accesso a territori inesplorati della figurazione.

Nessuno può dire ad un artista come deve rappresentare i suoi soggetti. Questo è un principio cardine sui cui bisogna insistere.

Morbus Gravis del maestro Serpieri è una macelleria di carne e sesso, dove la protagonista, Druna, si serve delle sue procaci forme e dei suoi talenti sessuali per cavarsela in un mondo postapocalittico. Druuna viene sicuramente oggettificata, ma il prodotto del lavoro di Serpieri è eccelso e funziona divinamente.

Morbus Gravis - Serpieri

Morbus Gravis – Serpieri

In Dylan Dog, il più famoso fumetto italiano, è una costante, non meno delle freddure di Groucho, che Dylan finisca a letto con la ragazza di turno.

Stereotipizzazioni reali e fittizie.

Sempre il blog Heroic Girl propone poi una riedizione di alcune copertine dove i soggetti (donne) vengono rappresentate con le misure tipiche della donna comune.

Black Widow supereroica vs "average"

Black Widow supereroica vs “average”

Anche questa critica manca il bersaglio, per una serie di motivi.

Il primo motivo è che i fumetti superoistici non parlano di individui comuni. Parlano di mutanti, metaumani, alieni e di persone incredibilmente geniali. Nel mondo supereroistico non vale la massima aristotelica per la quale in medio stat virtus.

Ne segue che non ha alcun senso dettare dei parametri di medietà fisica in questo contesto.

Se pensiamo alla prima trasposizione cinematografica di Capitan America, si può notare che il protagonista assume il suo pieno potenziale quando Steve Rogers, in seguito all’esperimento, da ragazzo migherlino diventa un adone muscoloso, acquisendo il phisyque du role che il ruolo di Capitan America richiede.

Nessuno si è mai lamentato che capitan America sia stato oggettificato dal punto di vista sessuale in quell’occasione. La parità dei sessi vale soltanto se è biunivoca.

Steve Rogers viene "oggettificato"

Steve Rogers viene “oggettificato”

Esiste, tuttavia, un secondo motivo, forse più importante, per definire le critiche alle fisicità fumettistiche ingiustificate. I fumetti (e i prodotti derivati) costituiscono quella che è la mitologia contemporanea.

Questa mitologia si compone di storie dove eroi e nemici sono altamente stereotipati. Il Joker di Batman ha naso adunco, bocca grande e lineamenti affilati, Thanos ha una fisicità sovrastante che ben rende l’idea del suo immane potere cosmico, Thor ha le fattezze di un Dio norreno e tutto questo risponde magnificamente alle esigenze narrative.

Si potrebbe obiettare che la proseguire sulla strada degli stereotipi non sia una buona scelta. Ma, se pensiamo a Lombroso siamo fuori tema. Le avventure narrate nei fumetti sono fittizie. Nessuno viene arrestato o sospettato perché assomiglia a Joker o a Darbula di Dragon Ball.

Joker

Joker

Queste stereotipazioni hanno a che fare con la storia evolutiva e culturale del genere umano.

Più che di stereotipi, bisognerebbe parlare di tipi narrativi, per come sono stati identificati dallo studioso di mitologia comparata Campbell nel suo L’Eroe dai Mille Volti e ripresi  da Vogler ne Il Viaggio dell’eroe.

L’importante è esserne consci e non prenderle come giudizi di valore sulle qualità morali delle persone o finiremmo davvero per commettere l’errore che fu di Lombroso. Bisogna fare dunque delle dovute distinzioni e comprendere bene i contesti di applicazione.

Il caso di SAGA e la varietà della nona arte

Il fumetto, inoltre, è un panorama così variegato che il mondo supereroistico – sebbene sicuramente più famoso – non esaurisce le storie della nona arte.

Se ad esempio consideriamo Saga, che oramai vince l’Eisner ogni anno. La protagonista, Alana, è una donna a tutto tondo. Eroica, con le sue debolezze e paure, una madre che allatta, ben lontana dagli stereotipi e più fedele ad un’immagine reale.

Il fatto che Saga (la cui disegnatrice è pure una donna, Fiona Staples, quindi meno incline ad una presunta oggettificazione) vinca puntualmente l’Eisner dimostra come non vi sia effettivamenteun pregiudizio ai vertici della critica della nona arte verso il gentil sesso.

Le critiche di oggettificazione e di sessismo nei riguardi del mondo del fumetto ne rappresentano, controintuitivamente, lo stato di buona salute.

E’ assolutamente legittimo che rivolgendosi ad un pubblico sempre più vasto, fatto anche di donne, queste critiche si sollevino, ma non nella misura da imporre all’artista canoni di rappresentazione delle donne.

C’è un altro motivo per cui la nostra preoccupazione a riguardo del sessismo nel mondo dei fumetti e derivati deve diminuire significativamente. Le major, che siano case editrici come la Marvel o la DC, o grandi case cinematografiche come la Universal o la Paramount, non hanno alcun interesse a perdere fette di mercato contrariando il pubblico femminile.

Gal Gadot interpreta Wonder Woman

Gal Gadot interpreta Wonder Woman

Ne sono prova il film di Wonder Woman, Rogue One, il cui principale protagonista è la ribelle Jyn Erso, o il paradigma dei film d’animazione della Disney che sta cambiando, almeno da Frozen in poi. Non ci vengono quasi più presentate lady in distress, bensì donne motivate e determinate. Si assiste ad un’inversione di tendenza significativa in questi campi. Più che da preoccuparsi, c’è da essere ottimisti, invece.

Rogue One - Jyn Erso interpretata da Felicity Jones

Rogue One: A Star War Story – Jyn Erso interpretata da Felicity Jones

Conclusioni

Rimane il punto cardine, che ripetiamo l’ennesima volta: l’artista non ha superiori che possano dettare scelte estetiche.

L’annichilimento della componente sensuale nella rappresentazione della donna è controproducente e insensato, e prospetta un’intenzione censoria simile alle critiche mosse a Caravaggio quando rappresentò Maria a piedi nudi.

Non avremmo avuto quel magnifico quadro, se il “canone” fosse stato rispettato, o se  quella testa calda di Caravaggio avesse avuto una personalità più remissiva.

Gli uomini – che non hanno tutti il fisico di Steve Rogers post esperimento – non si sono mai lamentati di una oggettificazione dei loro corpi e forse, da parte del mondo femminista, puntare meno l’attenzione al corpo e più alle azioni, e alle scelte renderebbe miglior servizio alla sua causa.

Morte della Vergine - Caravaggio

Morte della Vergine – Caravaggio

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