La Tartaruga Rossa, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Alessandro d'Amito
Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.
@Siberian89

Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.

Dal 27 marzo, solo per tre giorni, è in programmazione nei nostri cinema La Tartaruga Rossa, film di Michael Dudok de Wit realizzato assieme allo Studio Ghibli, grazie al supporto di Isao Takahata. Il film animato, della durata di 80 minuti, ha la particolarità di essere totalmente privo di dialoghi e di avere le più belle animazioni degli ultimi anni.

UNA FAVOLA MOLTO SEMPLICE

Pioggia, onde enormi, un uomo in mare e una barca capovolta. In una manciata di secondi abbiamo l’immagine del nostro protagonista: un naufrago la cui vita è affidata al mare in tempesta e che è stato tanto fortunato dal raggiungere un’isola deserta. Il primo istinto è quello di tornare a casa, ma ogni suo tentativo di fuga verrà ostacolato da una enorme tartaruga rossa.

La Tartaruga Rossa

Tutta la prima parte del film vede l’uomo rifiutare la natura, cercare di fuggire dalla sua realtà, ma la natura stessa non permetterà questa sua testarda chiusura. Il film, però, non è affatto uno scontro tra l’uomo e la natura quanto più una metafora della vita stessa. Per quanto lui veda l’isola come inospitale, è comunque il suo ecosistema che fornirà cibo, acqua e vestiti, oltre che il necessario per costruite una nuova zattera per ogni tentativo di abbandono.

Dopo l’ennesimo rifiuto sfociato in violenza, La Tartaruga Rossa vira leggermente da allegoria a favola moderna, con una trasformazione della tartaruga stessa per provare ad inserire anche una storia che, però, non ha né basi né sostanza.

UN OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO

La Tartaruga Rossa

Per quanto non ci sia una trama e per quanto ci siano scelte lasciate alla libera interpretazione, il film di de Witt sorprendere per la sua cura nelle animazioni e per la bellezza dell’intera pellicola. Il film è animato, per la grande maggioranza, degli elementi tramite disegni realizzati a mano e, in minima parte, tramite CGI. Le due tecniche si fondono in maniera assolutamente naturale tra loro e offrono dei movimenti fluidi e realistici.

I paesaggi dell’isola, come gli animali che la abitano, sono talmente ben fatti da rasentare il fotorealismo e l’unico elemento che sottolinea che si tratti di un film d’animazione sono le figure umane, realizzate con tratto tipico francese. Il film mostra anche giorni luminosi e colorati e notti buie e monocromatiche, in un alternanza ciclica a sottolineare il desiderio di porre l’attenzione sulla natura stessa.

La Tartaruga Rossa

A rafforzare l’idea di un film sul ciclo naturale della vita c’è anche la mancanza di impatto dell’uomo sull’isola stessa. Anche nelle notti più buie, anche dopo aver accresciuto la famiglia, il naufrago non costruisce mai una casa o un riparo, se non mosso dalla trasformazione della tartaruga, e non ricorre mai visivamente al fuoco, se non in uno strano caso isolato.

Anche la scelta di mantenere i personaggi muti, per quanto comunque strana e innaturale in molti punti del film, permette di sfruttare altre forme di narrazione. Nella prima parte del film, la solitudine giustifica perfettamente la mancanza di dialoghi, un po’ forzata nelle parti successive, e permette alla colonna sonora e ai suoni stessi dell’isola di fungere da voci narranti.

DAI CORTI AL CINEMA CI VUOLE TEMPO

La Tartaruga Rossa

Per quanto Michael Dudok de Wit sia un visionario dell’animazione, come dimostra l’apprezzamento per il suo corto Father and Daughter e l’attenzione che Isao Takahata ha dimostrato nei suoi confronti, è molto facile notare che La Tartaruga Rossa sia il suo primo lungometraggio. Il film di per sé è molto bello e tecnicamente superbo per musiche, suoni e animazioni, ma pecca nel messaggio e nei personaggi.

Proprio quello che dovrebbe essere una metafora della vita, un tentativo di mostrarne la ciclicità e la dicotomia tra vita e morte, tra nascita e abbandono, viene incrinata dal tentativo di creare affezione per un personaggio che, in realtà, nasce per il ruolo della pedina. Probabilmente sarebbe stata una scelta migliore abbandonare l’elemento fiabesco e rimanere nella realisticità inizialmente proposta.

Per quanto riguarda la regia e la fotografia, de Witt ha davvero un occhio per la narrazione animata, è ancora troppo legato agli spazi stretti dei cortometraggi per sfruttare appieno il maggior tempo a disposizione. La scena iniziale è perfetta, le inquadrature e le transizioni tra luoghi e tempi sono invidiabili, ma le sezioni di sogno sembrano a tratti estranee allo stile del film e l’attenzione tende a calare facilmente.

La Tartaruga Rossa

CONCLUSIONI

La Tartaruga Rossa è un film dalla qualità invidiabile, soprattutto nel mondo dei film d’animazione, con un comparto sonoro importantissimo e estremamente ben riuscito e una resa grafica meravigliosa e ben integrata tra disegno classico e CGI. Il lavoro di de Witt soffre un po’ nella sua nuova durata, ancora da padroneggiare, e in alcune scelte narrative. Sicuramente è un film che merita di essere visto, forse più di una volta, e che deve far nascere discussioni, ma di certo non è un capolavoro indiscusso.

La Tartaruga Rossa

La Tartaruga Rossa
81

Trama

6/10

    Regia

    8/10

      Colonna Sonora

      10/10

        Animazioni

        10/10

          Narrazione

          8/10

            Pros

            • Tra le animazioni più belle
            • Colonna sonora portante
            • Visivamente stupendo
            • Setting semplice da comprendere...

            Cons

            • ma che successivamente crea dubbi
            • Scelta del mutismo a volte forzata
            • Poca dimistichezza con il tempo a disposizione

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