La strana storia di E.T: un flop che all’Atari costò miliardi

4bit Corner
Classe 1990, appassionato di musica, lettura, arte e gaming. Predilige i JRPG ma non rifiuta mai di prendere il joystick in mano. Piccolo collezionista, fissato col retrogaming

Classe 1990, appassionato di musica, lettura, arte e gaming. Predilige i JRPG ma non rifiuta mai di prendere il joystick in mano. Piccolo collezionista, fissato col retrogaming

Qualcuno li chiama i “favolosi anni ’80”, eppure per il mondo dei videogiochi furono anni davvero complicati. Il crack del 1983 portò alla bancarotta e al fallimento di numerose aziende sopratutto del “nuovo” continente e la fine della seconda generazione dei videogiochi.

Nonostante l’evento del 1983, anno in cui comunque venne messo in vendita il Nes di Nintendo e Super Mario Bros comparì per la prima volta, il decennio dei nostri “paninari” milanesi e dei “tozzi” romani può essere ricordato come un decennio di cambiamento epocale per il mondo dei videogiochi. Poco prima del fatidico anno del crack, l’azienda americana Atari si accaparrò per l’ingente somma di 21 milioni di dollari i diritti per pubblicare un videogioco tratto da un famoso film di Steven Spielberg: “E.T Extra Terrestrial”.

 

GENESI DI UN FLOP

Il gioco contribuì a segnare una crisi per l’azienda stessa causando perdite per svariati milioni di dollari, ed è considerato come uno dei titoli peggiori della storia. Il videogioco, uscito per Atari 2600 nel 1982, è ritenuto un prodotto frettoloso e scadente, che Atari sperava di vendere grazie alla celebrità dell’azienda stessa e di quella dell’alieno creato da Steven Spielberg. In un intervista alla Bbc nel 2016, l’ideatore del gioco, il programmatore Howard Scott Warshaw, ha raccontato i momenti salienti dello sviluppo del titolo. Il programmatore nel luglio del 1982 , all’epoca ventiquattrenne, venne contattato telefonicamente dall’amministratore delegato di Atari che gli comunicava di aver concluso l’acquisizione dei diritti per sviluppare il gioco di E.T.

Fin qui tutto normale per Warshaw, che nonostante la giovane età era considerato come uno dei programmatori di punta della società; fin quando l’A.d della società concluse la società dicendo “Il gioco dovrà essere concluso verso i primi di Settembre, perchè a Natale deve essere in vendita”. All’epoca infatti ci volevano diverse settimane per realizzare le cassette sulle quali produrre i videogiochi, e il giovane Howard aveva a disposizione solo 5 settimane per sviluppare il gioco. Il giovane inoltre ebbe l’occasione di incontrare Steven Spielberg che consiglio addirittura a Howard di sviluppare un gioco simile al famosissimo Pac-Man, mentre l’idea iniziale del programmatore era quella di creare un gioco di azione e sfida dove l’alieno fra un livello e l’altro doveva trovare i pezzi di un fantomatico “telefono interplanetario” utile per telefonare a casa.

E.T. NEEDS YOUR HELP: PUBBLICITÀ E DINTORNI

 

Nonostante le perplessità iniziali, Spielberg si dimostrò entusiasta dell’idea e avallò il progetto di Howard. Il giovane programmatore lavorò giorno e notte, e il videogioco venne pubblicato alle scadenze stabilite. Nonostante il titolo vendette inizialmente bene, circa un milione e mezzo di copie, alla lunga fu un vero e proprio flop a livello commerciale. L’Atari fece un campagna pubblicitaria faraonica, con costi di produzioni ben oltre le possibilità, ed il gioco risultò talmente realizzato male che molti acquirenti chiesero e ottennero il rimborso della cartuccia.

 

Grazie alla campagna pubblicitaria ed il flop di E.T, Atari perse nel 1983 circa 500 milioni di dollari e fu costretta a vendere il proprio reparto console. Con il passare degli anni E.T andò ovviamente nel dimenticatoio fra gli scantinati degli uffici dell’Atari, e ricordato come una delle pagine più brutte e tristi della storia dell’azienda americana. Il giovane programmatore Howard Scott Warshaw, fu costretto suo malgrado a cambiare lavoro diventando agente immobiliare e poi paradossalmente psicoterapeuta, probabilmente per superare il suo più grande fallimento lavorativo.

 

Nacque così la leggenda di E.T.

ROAD TO MEXICO

Dal 1983 infatti cominciavano a circolare insistenti voci che Atari avesse seppellito, copie di molte cartucce nel deserto del New Mexico. A parlarne per la prima volta fu il giornale di Alamogordo, Alamogordo Daily News che dichiarò che nel mese di settembre del 1983 qualche decina di autoarticolati iniziarono a depositare ingenti quantitativi di rifiuti nella discarica nelle vicinanze della città. Ma cosa venne scaricato nel deserto del New Mexico? Ovviamente cartucce di giochi Atari, tutti quei giochi che si trovavano nel magazzino di El Paso in Texas e che Atari, seppellendoli in quella determinata discarica, avrebbe avuto la certezza che mai più sarebbero ritornati alla luce. La discarica vicino Alamogordo, infatti, non permetteva che si scavasse e la spazzatura veniva tritata e sepolta durante la notte.

Questa particolare e bizzarra notizia arrivò nella redazione del New York Times. L’articolo del Times non specificò quali giochi fossero stati distrutti ma gli articoli successivi si riferirono generalmente alla storia della discarica citando il ben noto fallimento del gioco E.T.. Inoltre il titolo “City to Atari: ‘E.T.’ trash go home“.

Nel 2014 finalmente la città di Alamogordo, forse anche per sfatare il mito, diede il benestare per scavare alla ricerca delle famose cartucce. Fu ovviamente invitato anche l’ormai cinquantenne Warshaw ad assistere all’evento. Le cartucce insieme ad un pupazzo di E.T emersero dal terreno, e lo sviluppatore di fronte ad una discreta quantità di fan, curiosi, e operai a lavoro si commosse; sarà stata l’emozione di rivivere il suo passato o la causa del suo più grande fallimento e le notti insonni passate grazie a quel simpatico pupazzetto extraterrestre??

Altri articoli in 4bit Corner

Episodio #5: L’altro Mario. Le apparizioni meno conosciute del baffuto idraulico

Imma Marzovilli17 dicembre 2017

Episodio #4: Before Solid – Il primo Metal Gear su MSX (1987)

Roberto Rampado10 marzo 2017

Episodio #3: Sony PocketStation – La bizzarra creatività giapponese

Roberto Rampado14 febbraio 2017

Episodio #2: SEGA Master System – La concorrenza del NES di Nintendo

Roberto Rampado31 gennaio 2017

Episodio #1: Gameboy Micro – Una piccola (ma davvero) perla della grande N

Roberto Rampado17 gennaio 2017

Episodio #0: L’interfaccia al retrogaming

Roberto Rampado16 gennaio 2017