La Notte in cui morì Gwen Stacy

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Supereroi con Superproblemi. Questo è ciò che contraddistingue la Marvel, fin dalle origini. Ma nessuno, in quel Giugno del ’73, avrebbe mai pensato che questo concetto sarebbe stato portato così all’estremo.

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Prima di parlare dell’episodio che fece da spartiacque nella storia dei fumetti, facciamo un passo indietro. Chi è Gwen Stacy?

Fin dalla creazione del personaggio, l’Uomo Ragno ha avuto una vita sentimentale piuttosto burrascosa, data sia dalla totale incapacità del Peter Parker “topo di biblioteca”, sia, e soprattutto, dalle intromissioni delle sue “grandi responsabilità” nella vita di ogni giorno. Dopo alterne disavventure, entra nella sua esistenza, per uscirne poco dopo, ma forse per non uscirne mai più, la bionda Gwen. Sua compagna al liceo e al college, si innamora lentamente del giovane Peter, competendo con la rossa Mary Jane, ed infine riuscendo a vincere, conquistandolo in una straordinaria notte di San Valentino. Sarà uno dei momenti più felici nella storia del Ragno, in cui la coppia apparirà indistruttibile, nonostante le tante difficoltà dovute alla doppia identità dell’eroe.

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Doppia identità che costerà la vita alla ragazza. Il Goblin, una volta scoperta la vera identità di Peter, ne rapirà il grande amore, per attirare il ragazzo al ponte di Brooklyn da cui, dopo una devastante battaglia, fa cadere la ragazza, svenuta per lo shock. Un disperato tentativo, una ragnatela che fende l’aria, agguantando il corpo. E uccidendo la ragazza a causa del secco colpo. Uno snap, un singolo suono che conferma al lettore che è stato il Ragno stesso a causare la morte di Gwen, senza neanche rendersene conto. Attimi concitati, incredulità, frasi dette a metà, quel semplice “Ti ho salvata… Non puoi essere…” che riempie l’aria del dramma.

La rabbia, l’ira, il folle desiderio di vendetta, occupano l’animo di Peter, fino alla triste rassegnazione, ed alla colpevole realizzazione che se non avesse incrociato la sua vita con quella di Gwen, lei sarebbe ancora vita. Non sarebbe stata presa di mira da un folle. E avrebbe ancora una lunga vita da vivere di fronte a sé. E questo senso di colpa non abbandonerà mai Peter, cambiando definitivamente il corso della vita dell’eroe. Un eroe deciso a far sì che nessuno più muoia di fronte ai suoi occhi.

Ma cosa rappresenta Gwen?

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Gwen rappresenta una sorta di primavera. Rappresenta quell’amore adolescenziale, quel primo amore che tutti abbiamo provato, e che abbiamo ritenuto perfetto. Il primo amore fatto di sogni, di speranze, di false realtà. Il primo amore che fa credere a chiunque che tutto sia possibile, invincibile ed indistruttibile. Ma che, prima o poi, finisce per terminare, rispedendoci nella realtà. E Gwen questo lo fa nel modo peggiore possibile, morendo. In maniera definitiva. Come nella più cruda delle realtà.

Il suo posto, nella vita di Peter, verrà preso da Mary Jane, con cui si avrà invece un rapporto fatto di consapevolezza. Un rapporto fatto di meno sogni, ma di più concretezza. Un amore adulto, lontano dalla fiaba di quel primo amore.

Ed è questo che causa la morte di Gwen nella storia del fumetto. Chiude un’era, un’epoca più leggera, meno reale, fiabesca, appunto. Per aprire una nuova fase, più cruda, più reale. Perché se è morta persino l’innocente Gwen, chi è al sicuro? Se è morta la primavera, chi ci salverà dal freddo inverno?

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