La Forma della Voce, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Alessandro d'Amito
Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.
@Siberian89

Siberian89 o, per gli amici Sib. Geek blogger, amante di film, giochi, serie tv, fumetti, romanzi, Magic the Gathering, Hearthstone. Fanatico Caotico.

Il 24 e 25 ottobre arriva nei cinema, grazie a Nexo Digital in collaborazione con Dynit, La Forma della Voce, film animato diretto da Naoko Yamada su sceneggiatura di Reiko Yoshida, dal titolo fedele a quello dell’opera originale, 聲の形 Koe no katachi.

Adattamento del manga di Yoshitoki Ōima, pubblicato in Italia da Edizioni Star Comics con il nome di A Silent Voice, si tratta di un’opera che tratta temi piuttosto delicati e quanto mai attuali. Noi di NerdPlanet abbiamo avuto l’occasione di vederlo in anteprima e questa e la nostra recensione, rigorosametne senza spoiler.

La forma della voce Screen

Bullismo che si trasforma in disagio

Durante il periodo delle elementari, si aggiunge all’affiatata classe di Shoya Ishida una bambina molto particolare, Shoko Nishimiya, che soffre di una grave forma di sordità e che è costretta a comunicare con gli altri bambini attraverso un quaderno.

Visto il forte gruppo già presente nella classe, molti bambini finiscono con prendere fortemente in antipatia la condizione della nuova compagna di classe e iniziano a prendersene gioco, fino a bullizzarla pesantemente. La situazione degenera fino all’intervento della madre di Shoko, che si rivolge alla scuola per proteggere sua figlia. Sia i maestri che i compagni di classe fanno ricadere la colpa su Shoya, che passa dall’essere il collante tra i suoi amici ad essere il nuovo bersaglio degli atti di bullismo.

La forma della voce Screen

Questa nuova situazione segnerà a vita il bambino che, divenuto ormai adulto e frequentando la scuola superiore, non riuscirà più a stringere alcun tipo di legami interpersonali. Costantemente duro con se stesso e spaventato dal fatto che i suoi comportamenti da bambino possano definirlo anche nei suoi diciassette anni, Shoya arriverà a considerare il suicidio come modo per migliorare la situazione della sua famiglia e come modo per pagare le sue colpe.

La redenzione attraverso la presenza

Dissuasosi dall’intento di togliersi la vita, Shoya continuerà a non credersi meritevole di poter stringere nuovi legami di amicizia. Proprio questo suo blocco è visivamente rappresentato da delle croci che coprono il volto di tutti i suoi compagni di classe, persone che non riesce nemmeno a guardare in faccia.

Nasce però in lui la necessità di rimediare a quanto fatto da bambino, probabilmente per via del senso di colpa per le sue azioni, e questo lo porta ad imparare il linguaggio dei segni e a rintracciare Shoko per cercare, a modo suo, di scusarsi. Il reincontrare la vecchia compagna di scuola porterà entrambi a rivedere gradualmente i loro modi di fare, a volte anche in maniera dolorosa, e creerà una rete di rapporti e di amicizia che non consideravano più possibile.

La forma della voce Screen

Per quanto fosse Shoya la rappresentazione delle continue angherie subite da Shoko, ci saranno anche altri ex compagni di classe che rientreranno nello svolgersi della storia e che, in un modo o nell’altro, saranno costretti ad affrontare le loro diverse colpe in quella che era una situazione degenerata tra bambini non abbastanza maturi per comprenderla.

Il racconto attraverso el immagini e i suoni

Proprio perché uno dei temi centrali di La Forma della Voce è la sordità di Shoko, è stata posta una grande attenzione nel rappresentare le scene più significative attraverso una forte narrazione per immagini, con scene incentrate sulla comunicazione di sensazioni e sentimenti.

Anche le musiche e i suoni giocano un ruolo molto importante nell’intero film, con una colonna sonora che si mantiene spesso soffusa, tranne poi esplodere al momento di sottolineare i passaggi più drammatici. Sia l’aspetto uditivo che quello visivo si combinano sempre alla perfezione, permettendo empatia con i personaggi e forti reazioni nel pubblico.

La forma della voce Screen

Per quanto riguarda le animazioni e il design del lungometraggio, abbiamo a che fare con un ottimo lavoro sia sui personaggi che sulle ambientazioni, tutte molto fluide e realizzate in maniera attenta e precisa e valorizzate da colori brillanti. Inoltre, anche la scelta dei luoghi sottolinea lo sviluppo e il ripetersi dei temi, come la distensione dei rapporti in quelli che diventano posti familiari salvo trasformarsi nel teatro della rottura, proprio come avvenuto inizialmente nella classe della scuola elementare.

Conclusioni

La Forma della Voce è sicuramente un film anime molto forte emotivamente, trattante temi difficili e attuali con una dolcezza e schiettezza da prendere ad esempio. Non solo bullismo, isolamento e incomprensione, ma anche suicidio, rapporti interpersonali, senso di colpa e necessità di perdono sono alcune delle cose che più verranno messe a nudo senza troppi giri di parole.

Nonostante il protagonista delle vicende sia Shoya, avremo a che fare con una manciata di altri personaggi che introdurranno ognuno la sua colpa e il suo punto di vista dell’accaduto durante le elementari, tutti inizialmente sicuri delle proprie scelte eppure tutti alla ricerca di un perdono che, forse, non sapevano di volere.

Dalla bellezza assolutamente non in discussione, approfittate delle due giornate proposte da Nexo Digital e Dynit per poter vedere La Forma della Voce al cinema, non c’è modo per cui possiate pentirvene.

La Forma della Voce

La Forma della Voce
8.3

Narrazione

9/10

Regia

8/10

Animazioni

8/10

Colonna Sonora

9/10

Design

9/10

Pros

  • Opera molto toccante
  • Temi ostici e attuali ben trattati
  • Ottime animazioni e colori

Cons

  • Sigla iniziale in stile serie tv anime

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