Invito a cena con delitto (1976): ironia, omicidi e citazioni geniali

Hollywood Memories
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Invito a cena con delitto, Murder by Death in lingua originale, è una comedy crime del 1976. Il film parte da uno scenario molto classico per un film giallo: un misterioso uomo d’affari invita a casa sua personaggi celebri da tutto il mondo con una promessa a metà tra il curioso e il macabro. Questi personaggi, una volta riunitisi, sono portati a realizzare di essere stati fatti cadere in una trappola e di essere finiti nelle mani di un misterioso assassino.

La genialità di Invito a cena con delitto è però intravedibile già da questo punto di partenza, dal soggetto. La storia, raccontata così, sembra una semplice storia poliziesca uguale alle tante altre che si leggono nei libri gialli o si vedono al cinema. Più in particolare questa trama sembra riprendere uno degli scenari più celebri del genere, uno di quelli che è stato usato tanto e tante volte da essere considerato un prevedibile clichè da cui oramai nessuno potrebbe ottenere un film originale.

Neil Simon però, sceneggiatore di questo film e commediografo di grande fama, sceglie appositamente questa tipologia di film per gettare le basi per una commedia che vuole parodizzare l’intero genere giallo classico, con un’ironia affatto prevedibile o spiacevole. Anche i personaggi, Sidney Wang col figlio adottivo Willie, Dick Charleston e la moglie Dora, Milo Perrier e il suo autista Marcel, Sam Diamante e la sua segretaria Tess Skeffington, Jessica Marbles e la sua anziana infermiera Miss Withers, non sono altro che delle intelligenti parodie di personaggi celebri del genere come Miss Marple, Hercule Poirot, Charlie Chan, Nick e Nora Charles e il mitico Sam Spade.

Non mancano i tre personaggi di contorno con le loro singolari stranezze: Lionel Twain, il miliardario che ha scritto i misteriosi inviti, Jamessignora Bensignore, il maggiordomo cieco e Yetta, la cuoca sorda. Saranno loro ad avviare la trama del film e a farla procedere, fungendo da espedienti imprevedibili, facendola sprofondare sempre di più nel ridicolo. Personaggi secondari e primari sono interprati da un cast d’eccezione che conferma la grande importanza che questo film dovrebbe avere per ogni amante del cinema, del giallo e della commedia.

Gli attori Peter Falk, Alec Guinness, Truman Capote, Nancy Walker, Peter Sellers, Richard Narita, David Niven, Maggie Smith, James Coco, James Cromwell, Eileen Brennan, Elsa Lanchester e Estelle Winwood fanno un ottimo lavoro nel caratterizzare i loro personaggi e rendere chiara la stranezza che li caratterizza tutti, nonostante all’inizio si voglia far dare ad intendere che loro siano i personaggi sani di mente della situazione.

La costruzione della trama sfrutta gli espedienti base del genere giallo, prendendoli in giro uno dopo l’altro e dissacrando allo stesso modo sia quelli di natura letteraria che quelli cinematografici e televisivi, grazie a fortunate scelte di casting, come quella di Peter Falk che, oltre a parodizzare il detective reso celebre da Humphrey Bogart, parodizza anche il suo celebre detective, il Tenente Colombo, o Peter Seller che riesce a rendere perfettamente imperfetta la sua interpretazione di Sidney Wong che vuole essere la parodia dei personaggi orientali dei gialli che sono sempre stereotipati in tutto, anche e soprattutto nel modo di parlare.

La sceneggiatura di Invito a cena con delitto è magistrale, capace di portare a dialoghi ad effetto che oltre ad essere divertenti riescono anche a rimanere nella memoria, e riuscendo a costruire una trama dall’aria bizzarra e complicata, per farla poi lentamente e intelligentemente svelare fino a scoprirne la totale ironica insensatezza e dando l’impressione allo spettatore di essere tornato al tempo delle commedie teatrali dove anche la storia più triste era capace di lasciare lo spettatore a cuor leggero con una conclusione riuscisse a chiudere la storia nel modo più adatto e meno pretenzioso.

Questo è però anche reso possibile dalla regia di Robert Moore che confeziona una pellicola che riesce a sposare insieme una regia che a volte e davvero quella di un film giallo e altre è esattamente quella di una commedia, senza mai risultare fuori luogo o poco fresco.

Invito a cena con delitto è un film da guardare per tanti motivi: divertirsi, (ri)scoprire un film fin troppo poco noto, riscoprire come la parodia sia una forma d’arte intelligente e utile, e magari anche per riscoprire il piacere del poliziesco classico che ancora non aveva bisogno di trame troppo cervellottiche o sequenze di azione mozzafiato e computer grafica abbaccinante.

Un film tanto classico e dissacrante da non meravigliarsi che esista una scena, poi tagliata nella versione definitiva del film, dove appaiono anche le parodie di due altri celebri personaggi del genere investigativo: Sherlock Holmes e John Watson, interprati da Keith McConnell e Richard Peel o che sia uscito nel 1976 ma che sia, anche senza essere un film di fantascienza, ambientato nel 1982.

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