Intervista a Francesco Abrignani, autore di Pasticcini Marci

Fumetti
Gerardo Americo
Amante di fumetti, videogiochi, cinema e serie tv. Cresce con il Commodore 64 e la Playstation 1. I suoi preferiti sono Spider-Man, Batman e Tex.

Amante di fumetti, videogiochi, cinema e serie tv. Cresce con il Commodore 64 e la Playstation 1. I suoi preferiti sono Spider-Man, Batman e Tex.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Abrignani, autore di Pasticcini Marci, edito dalla It Comics!, di cui abbiamo recensito i primi due albi che potete trovare cliccando su questo link per il n.1, e su questo link per il n.2.

Come nasce il progetto Pasticcini Marci?

Pasticcini Marci non doveva essere un fumetto, ma il nome di una rock band in carne e ossa con cui suonare dal vivo alcune canzoni surreali che avevo composto e che potesse proseguire su quel genere. Per circa un mese ho cercato di formare questo gruppo, ma non ho trovato gli elementi. Il tutto accadeva tra il 2013 e il 2014. Così ho provato a far eseguire quei brani da tre personaggi in stile cartoon animati per dei video da caricare su youtube e ho cominciato realizzando il primo dal titolo Pappagorgia.

Osservando l’aspetto dei miei personaggi, è scattata la deformazione professionale da fumettista e ho cominciato a fantasticare sulla psicologia di ognuno di essi, sulle aspirazioni, sul passato…insomma su tutto ciò che li rendesse vivi.

A fine 2015 è cominciata l’esperienza con It Comics! e così ho avuto la possibilità di concretizzare il progetto in forma fumetto. A Lucca 2016 ho presentato il primo numero Talent Shock e, al successivo Cartoomics, il secondo numero Social Shock, scritto con la collaborazione di Marco Sonseri.

Nonostante i Pasticcini Marci siano una rock band, nelle storie a fumetti la musica è solo una chiave per far partire dei meccanismi surreali e acidi che strizzano l’occhio alla satira di costume. Ad esempio nel primo numero la musica è il pretesto per far viaggiare i personaggi attraverso il mondo dei talent rappresentati in modo estremamente distorto e cinico.

La cosa curiosa è che mentre realizzavo il primo numero si è presentata l’occasione di formare la band in carne ed ossa dei Pasticcini Marci. Alex Crippa, sceneggiatore e ottimo batterista, dopo aver manifestato il suo entusiasmo verso il progetto, ha messo a disposizione le sue bacchette e non me lo sono lasciato sfuggire, anche perché in lui c’è una vaga somiglianza con Dodo Tassotti, il batterista dei Pasticcini nel fumetto. Con Alex abbiamo inoltre registrato e prodotto il primo CD dei Pasticcini Marci dal titolo Poltergeist con all’interno cinque brani.

Lo scorso 16 Giugno abbiamo anche suonato live al Legend Club a Milano e ci siamo divertiti parecchio insieme agli altri due componenti della band in carne ed ossa, Elena Barilli ed Alessandro Pavesi, reclutati strada facendo.

Una cosa è certa: non saprei dire chi sono i veri Pasticcini Marci. Siamo noi che suoniamo dal vivo o i personaggi che vivono all’interno del fumetto?

Probabilmente lo siamo tutti e due e viviamo in due universi paralleli.

Come ti sei avvicinato al fumetto?

Attraverso le prime letture: Popeye, Geppo, Lupo Alberto, Cattivik, Sturmtruppen, Asterix. Verso la fine delle scuole medie ero un accanito lettore Bonelli, specialmente Dylan Dog e Nick Raider. Più avanti ho macinato pagine e pagine di Andrea Pazienza. In realtà, però, se ci ripenso, il primissimo approccio con i fumetti l’ho avuto negli anni 80 con le storie dei Masters Of The Universe che collezionavo insieme ai pupazzetti dai colori pop ipnotici. La mia prima storia a fumetti l’ho disegnata a sei anni nel 1986, protagonisti He Man e Skeletor. Ancora la tengo conservata.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione o i tuoi artisti preferiti?

Silver, Cavazzano, G. B. Carpi, Magnus e Uderzo, per quanto riguarda lo stile grafico, sono stati i miei riferimenti. Andrea Pazienza lo classifico tra i miei autori preferiti e formidabile fonte di ispirazione, ma troppo personale da prendere come modello stilistico. Tra gli internazionali Will Eisner, Alan Moore, Jeff Smith e Scott McCloud. Di quest’ultimo ho letto molto di recente Lo Scultore e ne sono rimasto entusiasta. Poi extra fumetto non potrei vivere senza le opere di Matt Groening in animazione, dai Simpson a Futurama. Ricordo ancora la sera che hanno trasmesso la prima puntata dei Simpson in seconda serata. Ai tempi frequentavo la prima media.

Come nasce It Comics! e come si pone nella realtà fumettistica italiana?

Non si tratta di una casa editrice, ma di un’ etichetta. Qual’è la differenza? Non c’è un editore che paga l’autore o ne copre i costi di stampa, di conseguenza non c’è una figura che vincola le scelte artistiche di chi collabora. Di solito da questa risposta nasce un’ulteriore domanda: Quindi It Comics! è un’autoproduzione? E la risposta è “sì” fino a un certo punto. Nel senso che se da una parte l’autore investe tempo e risorse per realizzare il proprio prodotto, dall’altra c’è la struttura che fa percepire l’etichetta in modo compatto come fosse una casa editrice tradizionale. Questa struttura è appunto It Comics!. It Comics! cura la veste grafica degli albi che è fondamentale come primo impatto sugli scaffali dei negozi e delle fiere; cura il sistema di distribuzione, la comunicazione web e l’ufficio stampa e in ogni caso seleziona le opere da prendere in carico garantendo un ottimo livello qualitativo.Ci saranno sicuramente delle sorprese interessanti per il futuro, ma non conosco i dettagli. Per mie necessità personali e professionali ho dovuto rinunciare a prendere parte alle decisioni in merito e attualmente ricopro una posizione puramente autoriale.

Data la tua esperienza, hai qualche consiglio per chi prova ad entrare nel mondo del fumetto?

Dando per scontata una sufficiente preparazione sulla tecnica del disegno e sul linguaggio della narrazione a fumetti, a mio avviso oggi è molto vantaggioso (per non dire necessario) conoscere almeno l’inglese come lingua extra, in modo da poter proporre le proprie capacità e i propri progetti anche all’estero. Poi è assolutamente necessario conoscere più tecniche digitali possibile. Giocare a fare l’artista che rifiuta a tutti i costi l’uso del computer è del tutto controproducente e lo dico perché mi capita di incontrare ragazzi giovanissimi che ragionano in questo modo. Personalmente mi considero un professionista “smanettone”, utilizzo tantissimo il digitale e svariati software che trattano sia le tecniche in pixel che la grafica vettoriale. Pasticcini Marci, ad esempio è realizzato interamente in Adobe Illustrator, software che tra l’altro insegno a usare. Sono anche pratico di creazione e montaggio audio, video, animazione e appena avrò tempo mi butterò anche sulla grafica 3D. Questo per sottolineare che, secondo la mia filosofia professionale, il fumetto non è necessariamente il fine ultimo, ma anche un efficacissimo mezzo. La conoscenza di questo linguaggio combinata alla capacità di utilizzare più risorse tecnologiche possibili e, per riagganciarmi al discorso iniziare, la possibilità di comunicare in altre lingue diverse dall’italiano, assicurano ottimi risultati nel mondo lavorativo.

Quali progetti hai per il tuo futuro fumettistico?

Nell’immediato concluderò la prima trilogia dei Pasticcini Marci con un numero che parlerà di anima e animali, sempre collaborando a quattro mani con Marco Sonseri alla sceneggiatura. Con la band speriamo di riuscire a portare live diversi spettacoli e invito anche a seguire la nostra pagina Facebook che arricchiremo con svariati contenuti extra. Tra l’altro a commentare la pagina a volte compaiono anche i personaggi del fumetto Gianki Natica e Dodo Tassotti con i quali è possibile interagire. Nel caso sconsiglio vivamente di parlare con Gianki Natica che è una persona estremamente polemica.Detto questo, al momento non ho altri progetti in cantiere come autore. Mi auguro di poter proseguire più a lungo possibile con Pasticcini perché è un’opera che mi rappresenta al cento per cento e, sinceramente, non so se sia un bene. Colgo l’occasione per ringraziare e salutare gli amici di NerdPlanet.it!

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