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Intervista a Elena Casagrande, disegnatrice del fumetto di Doctor Who

Eventi
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Al Lucca Comics & Games di quest’anno, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Elena Casagrande, disegnatrice classe 1983, che ha lavorato con MarvelIDW publishing, disegnando Angel, una delle testate di punta della casa editrice. Quest’anno era presente al Lucca Comics per la presentazione in Italia del fumetto di Doctor Who, e abbiamo avuto la fortuna di fargli una breve intervista e alcune domande da fan.

L’universo di Doctor Who è molto complesso, quando ha iniziato a lavorarci, era al suo primo contatto con esso o già lo conosceva?

No, io ero già fan del dottore , ho cominciato a lavorarci quando già erano uscite le serie del dodicesimo dottore, Matt Smith, però io lo avevo iniziato a vedere a metà di Tennant in Italia, per mia pura curiosità, in quanto seguo tantissime serie TV, e questa mi incuriosiva in particolar modo perché vedevo che c’era tantissimo riscontro nel pubblico e ne parlavano in tanti. Un mio stesso amico mi aveva consigliato dicendo che mi sarebbe piaciuto tantissimo perché aveva quello spirito di avventura che rientrava nei miei gusti; e infatti dopo la prima puntata me ne sono innamorata subito. Quindi quando ho iniziato a lavorare per la Titan è stato un momento felicissimo, perché prima di appartenere alla Titan, i diritti erano della IDW, e la IDW sapeva che stava scadendo la sua esclusiva, ed ha organizzato in concomitanza con il cinquantesimo anniversario della serie, l’uscita di una miniserie di 12 numeri, ogni numero dedicato ad un Dottore, per festeggiare il cinquantesimo e io avevo fatto il numero di Tenth. Però dato che non si sapeva a chi fossero andati i diritti mi son detta: “Questa è la mia ultima occasione che ho per lavorarci”, quindi una volta finito quel numero non mi sarei mai aspettata di essere richiamata. Invece loro mi richiamarono vedendo proprio il numero da me disegnato e proponendo alla BBC gli studi tratti da quelle pagine, diciamo che non ho nemmeno dovuto prepararli gli studi per la somiglianza del personaggio di Tennant, quindi mi è andata bene. Ero già preparatissima“.

Trovarsi a disegnare per un mondo così complesso come quello di Doctor Who, dove le forme possono essere strane ma hanno comunque un importanza fondamentale, come è stato?

Guarda, siccome lo sceneggiatore del primo numero era anche lui un fan, nonostante stessimo usando Tennant e Martha come personaggi, i nemici di quel numero erano della serie classica. Per cui mi mandò le reference di questi robot stranissimi e, per me, la complessità stava nel fatto che volevo renderli in qualche modo più credibili di come apparissero in televisione, dandogli un aspetto un po più dark e delle movenze più interessanti. Più che difficoltà alla fine mi sono divertita , perché era simpatico vedere come alla fine la serie moderna rappresentata da Tennant poteva benissimo sposarsi l’universo della serie classica. In generale non ho avuto grandi difficoltà, è stato molto interessante“.

Per un fan, lavorare a qualcosa che si è ammirato, è un esperienza molto particolare, la sua nello specifico come è stata?

“Io sono stato molto fortunata, non solo per il Dottore, ma per la maggior parte dei fumetti su cui ho lavorato, perché precedentemente io ho lavorato su Angel, X-Files, Blood, più recentemente su Flash e Arrow, quindi molte delle serie su cui ho lavorato ero già fan. Ed è stato bello perchè la maggior parte di queste sono capitate, non ho chiesto io, non ho fatto prove per lavorarci sopra, quindi ero stra felice perché era come un sogno che si avverava. Da una parte mi sono sentita molto onorata, dall’altra un di “ansia da prestazione”, perché come prima fan, per me era importante riprodurre lo show televisivo più fedele possibile per ricalare l’atmosfera, però ero estremamente entusiasta”.

Mentre, essendo sia una professionista sia una fan, quando i fumetti hanno avuto una buona recensione da parte, come ha reagito?

“E’ la parte più bella, la parte più soddisfacente, la review più bella che ho letto è stata quando, non ricordo se era un ragazzo o una ragazza, scrisse che sembrava come vedere Tennant muoversi e parlare, perché ovviamente io gli davo le movenze e le espressioni, ma anche lo sceneggiatore, Nick, è stato capacissimo di riprodurre la parlata del dottore e le sue espressioni, e quindi i fan erano estremante contenti. Anche perché io penso che un fan che viene da una serie TV, la prima cose che cerca, almeno io, è la fedeltà, la somiglianza di quei volti e cui è affezionato. Quindi, avevo sempre l’ansia a mille, però è andata bene”.

Adesso vorrei parlare di Rivoluzione di Terrore, che abbiamo potuto leggere e che è stato pubblicato in questo periodo in Italia, finalmente. Nella seconda storia viene usato l’espediente di raccontare il passaggio di tempo dalla prima alla seconda storia, con il diario di Gaby, e li c’è uno stile di disegno diverso che viene utilizzato. Per scegliere quel preciso stile, lei ha cercato di entrare nella mentalità del personaggio? Se si, cosa pensa lei di Gaby?

“Guarda, la risposta è molto semplice, non sono io che ho disegnato quelle pagine, ti spiego. Praticamente io ho cominciato a lavorare sul dottore insieme ad una ragazza che colorava le pagine, Arianna Florian, e lei ha sempre avuto questo stile cartoonesco. Siccome sulla sceneggiatura c’era scritto che Gaby ha questo stile un pò schiacciato, un pò cartoon, stando abbastanza lontano dal mio, ho proposto ad Arianna di disegnarlo lei, sapendo che si fosse divertita. Quindi abbiamo semplicemente diviso il lavoro”.

Dividersi il lavoro, contribuisce a entrare meglio nella storia, che è comunque complessa? In un certo modo ti ha aiutato a capire meglio la seconda parte della storia?

“Allora, se c’è un rapporto di collaborazione, diventa tutto più facile, se c’è un dialogo, uno scambio di opinioni, si riesce a costruire qualcosa non soltanto funzionale, ma anche di bello. Per esempio dove non arrivo io magari ci arriva l’altra persona, magari si possono suggerire idee diverse e viceversa, quindi lavorare a team per me è utile ma deve anche essere un team che funziona: in questo caso è stato utile, ha funzionato, non solo eravamo io e lei, ho auto anche altri due ragazzi come assistenti che mi hanno aiutato nel layout, nelle chine, quindi ho avuto anche un pò la loro interpretazione, ed è diventato una lavoro di squadra che è andato a buon fine”.

Nella transizione tra la seconda e la prima storia si parla di fumetti nello specifico, come forma artistica e come di quanto siano importanti e antichi. Il fatto che si desse costante importanza al lato artistico in quella storia, ha influenzato su come fare disegni, ti ha spinto ad impegnarti maggiormente?

“Guarda, c’è un motivo di questo, che risiede nello sceneggiatore, perchè Nick, oltre a scrivere le storie, le disegnava anche, infatti è anche autore di un fumetto, Laica, un fumetto sulla cagnolina, quindi lui ha inserito la cultura artistica, infatti tutte le citazioni artistiche sono di suo mano, e poi ha anche dato dei suggerimenti su come realizzare alcune scene, alcuni elementi, sia perché sa riprendere reference dalla serie stessa, sia perché dava suggerimenti artistici sulle sculture, ecc. Quindi io mi sono ritrovato a lavorare con uno sceneggiatore che era un po’ parte del lavoro che facevo io, mi sono sentita in un certo senso “cullata” perché era come se stessimo parlando la stessa lingua, avevamo gli stessi gusti, ecco. Quindi si, in quel caso lui è stato fondamentale per la storia”.

Ultima domanda tecnica, nelle scene della prima storia e nella seconda ci sono scene molto impressionanti, queste particolarità sono frutto di una particolare visione che ha avuto o anche lí ha giocato il suo ruolo, il suggerimento e il lavoro di squadra?

“Allora il primo capitolo, l’ho fatto più un po’ più autonomamente e mi sono focalizzata sul dare l’atmosfera della serie TV anche ad una storia ambientata in America, mentre il secondo capitolo è stato di squadra, perché avevo una ragazza che mi faceva da assistente al layout, quindi ho avuto la sua visione ed è stata una combo perfetta”.

Passiamo ora alle domande più da “Nerd”. Da fan di Doctor Who e da persona che ha lavorato con i vari personaggi, anche se sinceramente non sappiamo se ha potuto collaborare sugli altri Dottori, quale è il suo best Doctor?

“Quello su cui ho lavorato [risata]. Perché io la serie l’ho iniziata ad adorare con il Nono, perchè già dalla prima puntata ho capito che non si trattava di una serie che puntava sugli effetti speciali o sull’ambientazione, ma una serie che si reggeva fondamentalmente su una bellissima scrittura, quindi sono andata avanti e ho bypassato tutti i difetti che poteva avere la stagione, ma ho apprezzato tantissimo il Nono dottore, però quando è arrivato Tennant gli ha dato quell’interpretazione di cui mi sono innamorata persa, perchè ha quella marcia in più che me lo ha fatto adorare”.

Secondo te, nel panorama delle serie tv fantascientifiche, che stanno anche loro colonizzando il mondo del fumetto, Doctor Who può ancora emergere grazie alla potenza visiva, alla forza dei testi, o è destinata a diventare un altro dei fenomeni di massa, che lentamente si sgonfierà?

“Secondo me ha tutte le potenzialità di restare sulla cresta dell’onda. La cosa più importante secondo me è mantenere la qualità del team creativo. Adesso non so quali siano i piani della Titan, ma ho notato che stanno mantenendo tutti gli sceneggiatori, nel senso che ogni Dottore è partito con uno sceneggiatore e lo stanno mantenendo. Quindi evidentemente quegli sceneggiatori creano delle storie che soddisfano i fan del dottore. Finché non deludi i fan, rimani al top”.

L’ultima domanda e poi ti lascio in pace [risata]. Come artista che è arrivata ad affermarsi nel mondo del fumetto, avresti qualcosa da dire a coloro che stanno cercando di entrare, e non sanno come, o hanno paura?

“Non bisogna avere paura. bisogna disegnare assolutamente, dalla mattina alla sera. Soprattutto oggi come oggi sta diventando un campo durissimo, quindi devi fare in modo di crescere già in partenza talmente tanto da farti notare dalla massa. Non bisogna partire con l’idea che è un hobby che si coltiva, se uno lo vuole fare come lavoro si  deve buttare, anima e corpo, almeno il primo periodo, se ci devi provare, ci devi provare bene, esercitarti moltissimo, accogliere ogni suggerimento che ti viene dato da professionisti, partecipare alle fiere, accettare critiche e consigli, cercare di contattare social o siti delle varie case, e studiare anche un po’ il mercato, perché se una persona propende per un certo stile, escluderà case editrici che si occupano di quelle storie. Avere un minino di criterio a cui proporti”.

Ti ringrazio, ti ringrazio da parte mia e di NerdPlanet.it

“Grazie a voi.”

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