Chi ha incastrato Final Fantasy? – Come perdere il sorriso meglio di Squall

Speciali
Lorenzo Prattico
Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Concepito davanti Monkey Island, sopravvivo grazie al sushi, al kebab e all'immensa gioia del sapere che chi preferisce il settimo Final Fantasy all'ottavo, prima o poi, morirà.

Hironobu Sakaguchi è uno di quei nomi che ha il grassetto obbligatorio, anche solo come forma di ringraziamento, tipo Babbo Natale o Alberto Angela.

Un uomo ragazzo che lascia l’università di Ingegneria ma promette al padre di tornarci se il suo ultimo gioco, la sua fantasia finale, non gli permetterà di andare a vivere da solo.

Il gioco era il primo Final Fantasy. Sakaguchi non tornò mai a vivere dal padre.

Dalla mente di giovani artisti un po’ matti e un po’ ribelli, nasce una serie da miliardi di dollari capace di rinnovare il concetto di ”mamma, vado a giocare, ci vediamo dopo” a ”mamma, vado a giocare, sono contento di averti conosciuta”.

E allora cerchiamo di scoprire insieme come sia possibile passare da una famiglia che gioca sul divano, emozionandosi insieme fino alle lacrime…a questo:

È inutile che cercate su Google. È vera.

Era già finita, ma non c’eravamo accorti

La colpa fu di Antonio Meucci, che inventò il telefono.

Se non fosse stato per lui, nel ’98, Hisashi Suzuki, allora CEO Square, non avrebbe potuto telefonare a Sakaguchi e proporre quel fatidico ”lungometraggio”.

Che poi ”Final Fantasy: The Spirits Within” è anche un bel film, il primo mai girato interamente in computer grafica, 4 anni di lavoro che con ritmi ”normali” sarebbero stati 120 (non stiamo esagerando eh, quell’articolo ha fatto la storia, lo hanno addirittura salvato quelli dell’Internet Archive di Wayback).

Però…contestualizziamo: è l’inizio del nuovo millennio, la Square ha messo in fila FF VII e VIII, talmente tanto successo da costringere l’azienda a fondare una filiale americana per la distribuzione negl’USA: la SquareSoft.

Sakaguchi era probabilmente felice come poche persone in quel momento sul pianeta, perso dentro al progetto del film…forse anche troppo ”perso”: la spesa del film si profilava sui 70 milioni (finì per costarne 137) e gli incassi sperati quasi il doppio.

Se non immaginate la potenza economica che la Square poteva sfoderare in quel momento, vi buttiamo un dato, così, alla vigliacca: per sviluppare il film in tutta tranquillità, l’azienda decise di costruire dal nulla uno studio da 45 milioni di dollari alle Hawaii  (per dire: risparmiando su quello studio, abbandonato subito dopo l’uscita del film, il progetto sarebbe andato in pari, guadagno zero ok, ma avremmo ancora la Square. Nostalgia?).

Si, abbiamo un fetish per i meme su Obama, allora?

Dei 137 milioni, il film ne incassò 85, robe che nello stesso anno Il Signore degli Anelli ne costò 93 e ne portò a casa 871. Le Lacrime.

Proprio mentre Sakaguchi viveva lo stress di quel MMORPG di Final Fantasy XI (che non è un Final Fantasy, tanto quanto FarCry Primal non è un FarCry e Nuts & Bolts non è un Banjo Kazooie), andando in giro per il mondo a snocciolare tecnicismi senza mai entrare nel “cuore” dell’opera, sapendo che il cuore lì non c’era, che bisognava fare cassa e rispondere col sorriso sornione alle domande dei giornalisti (il primo FF in cui Hironobu non si emoziona a parlare nelle interviste); proprio mentre nasceva quell’accordo con la Disney che portò a Kingdom Hearts…tutto cominciò a crollare.

Servivano soldi, in fretta e non c’era mod GUARDA UN PO’ LE COINCIDENZE!!1!1!

Dice che c’è questa azienda giapponese, una certa Enix, che è piena di soldi ma senza basi di distribuzione in America: Square aveva bisogno di liquidità, la Enix abbbisognava della Square Soft in America…

Nasce così il 1º Aprile (le battute… si fanno da soli le battute) 2003 la Square-Enix, sede a Tokyo, i colossi di Final Fantasy e Dragon Quest uniti per macinare miliardi in tutto il mondo.

Notate la differenza? Cosa c’è di diverso tra una serie nata combattendo per un sogno, col rischio di dover scegliere un’università e una carriera che non sentiamo nostre, e un’azienda nata ”perchè mancavano i soldi”.

La forma mentis alla base dei progetti FF fu completamente stravolta. E quella, fu la fine.

Svegliarsi nell’incubo

E  ora dobbiamo aprire una parentesi.

Final Fantasy XII, regia di Matsuno, fu il primo FF a non vedere coinvolto papà Sakaguchi, il primo vero test per la Square-Enix, e per quanto si percepisse la distanza dagli altri episodi della saga, il marketing della SE, la scia disneyana lasciata da Kingdom Hearts, la nostalgia e il nome della saga, ne fecero un successo di critica.

Quello fu il primo errore: i critici, in astinenza da un capitolo della serie da più di cinque anni, lo glorificarono quasi per una ”nostalgia del non vissuto”.

Probabilmente, chi recensiva in quel periodo neanche aveva mai giocato a più di un episodio della saga: erano passate due intere generazioni di console dal primo Final Fantasy: FF XII venne lodato da GameSpot, Famitsu, Edge.

Di fronte a un tale successo di critica il pubblico non dovrebbe mancare e infatti il gioco vendette la metà del VII e 2 milioni in meno dell’ultimo capitolo canonico della saga, il X. Strano eh?

Piccola Chicca che ci aiuta a capire il fenomeno: provate ad indovinare il gioco Nintendo più venduto di tutti i tempi, dai, prendetelo come un indovinello. La risposta è…Wii Sports.

Sveliamo l’arcano: essendo in bundle con Wii, ogni vendita della console valeva a tutti gli effetti come vendita del gioco singolo…e così scopriamo che le statistiche mentono.

E la stessa cosa successe con FF XII: mentre la media di vendite nel mercato ”Rest of World” (per lo più rappresentato da Sud America e mondo arabo) per un capitolo della saga si aggira sul mezzo milione di unità, il dodicesimo capitolo presenta un falsissimo 1.74 milioni, quasi più dell’ intero mercato americano.

E ridi.

FF XII fu il primo FF ad andare male, senza che nessuno se ne accorgesse: la Ps2, che ricordiamo veniva venduta sottoprezzo grazie a una delle strategie di marketing più belle di sempre, fu la console dei mercati ”emergenti”.

Sud-americani e arabi furono al tempo (fino al 2012) uno dei mercati più prolifici per la console: aggiungeteci la critica entusiasta d’oltreoceano, il periodo di relativa ”calma” in cui arrivò il gioco, il bundle con ps2…e avrete la risposta.

Nonostante le vendite, la Square-Enix capì di essere stata graziata dal fato.

Per salvare la saga serviva un progetto nuovo, magari a capitoli, serviva una serie multi-medium, capace di catturare l’attenzione su più fronti…serviva Fabula Nova Crystallis.

Quella schifezza atomica.

Il progetto si uccise da solo negli anni, portando a Final Fantasy XIII (ahia), XIII-2 (per favore smettila) e Lightning Returns (ti prego uccidimi). L’ultimo capitolo, Final Fantasy XV, si staccò dal filone principale e divenne un capitolo a se stante.

E vediamo che fine ha fatto.

L’apocalisse, parte XV

Oh, attenzione eh: qui non stiamo parlando di giochi belli o di giochi brutti, cioè, anche quello.

Qui stiamo parlando di una mentalità dietro lo sviluppo di ogni capitolo che si è andata lentamente deteriorando, fino a portare ad un’anima del medium completamente all’opposto rispetto allo spirito iniziale della serie: si è passati dal volere raccontare una storia a raccontare quello che il pubblico vuole sentirsi dire, e neanche troppo bene.

Le storie quelle belle, quelle forti, sono sicuramente sfavorite in un periodo videoludico in cui uccidere simpatiche prostitute per le strade di San Andreas è l’ambizione massima per un bimbo-utente medio.

Ma la domanda è: non è forse stato sempre così?

Spingere sul lato artistico in un settore di consumo come quello dei videogiochi è sempre un rischio, raramente remunerato, ma non è forse stato proprio il coraggio dei capitoli iniziali della saga a portarla ai livelli di vendita a cui  è oggi era una decina di anni fa?

Che, in questo senso, la saga abbia avuto un declino spirituale, è al limite del soggettivo, quasi dato incontestabile, MA visto che il Piccolo Principe ci ha insegnato che gli adulti tengono conto solo dei numeri, lavoriamo con i dati delle vendite, vi va?

Se la bellezza e il valore artistico di una serie come Final Fantasy, devono essere messi in discussione per fare i big cashi, allora analizziamo da questo punto di vista com’è andato l’ultimo capitolo della saga, il riassunto di tutta la nuova strategia di marketing della Square-Enix.

Il mercato che andremo ad analizzare è il più attendibile del mondo dei videogiochi, quello del sol levante, nonché quello casalingo in questo caso specifico, ma prima un bel paradosso da tenere in mente per voi:

Final Fantasy XV è il capitolo delle serie che ha venduto di più SENZA vendere di più.

Il mercato giapponese è bello per due motivi: il primo è perché estremamente meritocratico (anche se a volte un po’ tettemaniaco), il secondo che è estremamente sognatore. Ci credono in quello che comprano, un sacchissimo: se sentono che valga veramente qualcosa, che sia fatto a mestiere, lo difendono d’ignoranza, comprando fino all’ultimo spin-off.

Appena li deludi, a differenza nostra, smettono.

Prendendo i esame i dati giapponesi di vendita, riusciremo a disegnare il quadro del reale affetto dietro al brand, distinguendo fan-boy dell’ultima ora da quelli che si spaccavano le dita tentando di sconfiggere il WarMech del primo capitolo.

I dati che andremo ad analizzare sono due: Vendite nella prima settimana di lancio e vendite totali…cominciamo.

Ve lo ricordate quel periodo? Vi fa ancora male?

Vendite nella prima Settimana

Marketing. Nonostante i fattori che possono influenzare questo dato varino dalla potenza del brand all’affetto dei giocatori, per fare il salto di qualità ci vuole il marketing quello vero, che ti alzi la mattina con la pubblicità del gioco in testa e vai a dormire la sera che canticchi la sigla.

Destiny 2 Docet.

Indovinate qual’è il gioco che nella settimana di lancio ha venduto di più in tutta la storia dei Final Fantasy?

Esatto…il XV.

2,4 milioni venduti nella sola prima settimana in tutto il mondo. (In America ha venduto circa 800.000 copie eh, le stesse del XIII…per farvi capire che con uno spot colorato il mercato americano te lo prendi in sciallanza)

In Giappone anche bei numeri eh… 700.000 unità, buono no?

E adesso la bomba: fino al X, la saga ha venduto nella sola settimana di lancio giapponese, 2 milioni di unità in media a capitolo, sfiorandoli di nuovo con il XII per poi ricadere nel buco nero dell’ignominia: praticamente ha venduto più FF VII in Giappone nella prima settimana che FF XV nello stesso periodo di tempo in tutto il globo terracqueo.

Che fan attenti e scrupolosi che sono gli amici nipponici. Dopo la loro crisi videoludica di cinque-sei anni fa, hanno cominciato a comprare solo giochi belli. Che tipi strani.

Da notare anche la percentuale sul numero totale di abitanti: il Giappone ha 130 milioni di abitanti, gli USA 320…teoricamente il gioco è stato apprezzato molto di più nell’isola di papà Kojima, no?

No.

Perché  dopo il passaggio dei fan più sfegatati, quelli che pre-ordinano il gioco nonostante le delusioni (sinceramente, quanto li stimiamo), e delle prede del marketing, a quel punto in Giappone è scattato il passa-parola.

Nelle due settimane successive il gioco subisce in Giappone un calo di vendite del 90% e poi del 45%…cali che sui capitoli precedenti erano fisiologici, mantenendo le vendite su numeri alti, ma condannando in questo caso il gioco a vendite pari circa la metà dei capitoli precedenti.

Square-Enix ha già calcolato tutto e fa orecchie da mercante, nessuno sa del il piano che stanno per tirando fuori dal cappello: fanno anche il post su twitter, allegri.

Quando il tuo mercato ti cerca solo per la nostalgia significa che hai fatto qualcosa fatto bene…e stai facendo qualcosa fatto male.

 Vendite totali

FF XV è l’ottavo capitolo più venduto della saga: quasi sei milioni totali di copie vendute a fronte dei sei milioni di costi stimati.

Eppure, secondo Tabata, già con i due milioni di vendite della prima settimana i costi sono stati coperti (a lui bastavano quelle ”del primo giorno” ma glielo abboniamo)…sembra un po’ poco vero?

Continui rilanci di produzione, i cambi al vertice e considerando che a Marzo 2016 TABATA STESSO AFFERMA CHE SI DOVRANNO VENDERE 10 MILIONI DI COPIE PER RECUPERARE I COSTI DI PRODUZIONE, fanno però pensare il contrario.

E sapete perché perfino il direttore capo del gioco si contraddice da solo?

Perché alla Square le vendite dirette del titolo in sé interessavano fino ad un certo punto.

È l’era del 2.0, del Marvel Cinematic Universe: la Disney ha insegnato al mondo che il consumatore va fatto sentire a casa, circondato dai prodotti che considera ”famiglia”.

Ed ecco a voi dove vanno ricercati i veri numeri delle vendite totali: nel media franchise.

Gli FF in ordine di vendita giapponesi. Per essere proprio corretti, al XV aggiungete 10.000 copie per XboxOne. Uao.

Quando nessuno si è accorto del Vero Mostro Finale ®

Quando allo scorso E3 abbiamo visto su schermo il logo ”Final Fantasy” abbiamo avuto un brivido.

Dopo la fine del trailer di ”Monster of the Deep”, due redattori hanno tentato di tagliarsi le vene con i post-it mentre uno cercava di impiccarsi con una goleador alla frutta.

Il ”Pesca anche tu con Zio Gino – Simulator”, annunciato in pompa magna, era la prova definitiva di quello che la SE stava cercando di fare: creare un universo di vendite intorno all’ultimo capitolo per campare di rendita, nel lassismo creativo più totale.

E da lì, il delirio: ”Final Fantasy Pocket Edition” per smartphone, con quello stile chibi che sarebbe stato in grado di snaturalizzare anche la Bibbia.

Il Nuovo Testamento chibi per Ios e Android.

Esce “A New Empire” (vi preghiamo di leggere il voto dato dai lettori), l’applicazione free to play (che si legge pay to win), con opzioni di shop fino a 200$: caro vecchio 99,99$, levati proprio.

Guadagni giornalieri stimati: sui 200.000 $.

No, davvero. Per darvi un’idea dei progetti satellite che ruotano intorno all’ultimo capitolo:

  • DLC per Gladiolus
  • DLC per Ignis
  • DLC per Prompto
  • DLC per le festività. Per OGNI festività
  • L’espansione Comrades per giocare MULTIPLAYAAA il titolo – sigh
  • L’Anime di Brotherood
  • Quel pinball orripoloso di Justice Monsters Five
  • Il beat ‘em ufficale della serie, A King’s Tale (cosadoveperché)
  • King’s Knight: Wrath of the Dark Dragon, un rpg per Ios e Android che fa paura anche solo a googolarlo
  • Il progetto “The Last Hope” (carino il gioco di parole con Final Fantasy). Aspettate che qui dobbiamo prendere fiato — allora: dopo Konami anche Square entra nel mercato delle pachinko, è questione di mesi e succederà, temetele. Questo perché se la rule 34 esiste, la rule 35 è che ogni opera d’arte può essere anche pachinkata, #statece.
  • Kingsglaive: Final Fantasy XV, che però visto dopo il gioco ci sta, dai. Un po’. Un po’ poco.
  • E per finire, ”Prompto VR”. Uno Spin-Off poi cancellato. Anche solo il nome sembra una minaccia.

A tutte queste brutture, che ogni giorno fatturano in totale centinaia di migliaia di dollari, aggiungete un accordo di sponsorizzazione con Ubisoft (Il famigerato ”Assasin’s Festival”, tra l’altro buggato: l’abbiamo dovuto ricominciare dall’inizio due volte) e uno con Nissin, la produttrice dei Cup Noodle (l’immagine all’inizio dell’articolo); e non stiamo facendo i candidi puristi rompi balle eh, i soldi con un’opera d’arte sono una cosa bbbella, ma vanno scinti da questi ”accordi” che hanno motivi unicamente economici e neanche troppo di FanService.

E’ roba buttata lì, a buffo.

COSA PARLI NON SAI DI CHE DICI FAI ZITTO RESTA SILENZIO

E allora finiamo questo articolo, questo lungo polpettone, che serviva solo ad una cosa.

Lo scorso Agosto, Tabata, rilascia un’intervista a Polygon, un’intervista che letta ora assume toni cupi, ma cupi, ma aiutateci a dire cupi.

Nell’intervista il game director afferma:
Se sviluppi un episodio completo di una IP fai sicuramente una bella cosa per certi versi, MA il negativo è che lascerai vuoto un grande periodo in cui non rilascerai nulla.
   In quel periodo, il pubblico si allontanerà e l’affetto al franchise si dissolverà un po’

Vi ricordate Kamiya, quando per lavorare con Capcom era costretto a fare bel viso a cattivo gioco?

Siamo pronti a scommettere che Sakaguchi dovesse leggere un’intervista del genere si morderebbe le mani per non parlare.

L’ultima frase è quanto di più lontano ci possa essere dalla mentalità di un episodio di Final Fantasy: si dissolverà un po’? Abbiamo FFVIII appeso in redazione

E il fatto che a pronunciarla, con assoluta nonchalance, sia il direttore della serie, ci fa capire in che mani siamo messi.

Il colmo? funziona.

Economicamente, la Square ha risalito la china, non con gli introiti che porterebbe a casa un gioco bello, certo, ma gli va bene così.

Siete fan della saga? Prima o poi avremo i nostri remix, remastered, hd 4k bla bla… ma per il resto, ora lo sappiamo.

Magari tornerà, ma per il momento…

era davvero la Final fantasy.

Chissà se il padre di Sakaguchi lo costringerà a tornare ad Ingegneria.

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Serve aggiungere altro? *sigh* Ottimo articolo comunque. Keep it up

Lorenzo Prattico
2
Lorenzo Prattico

Presa a male ve? Grazie mille comunque!

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