Hideo Kojima: il bello e il difficile nella creazione di un videogioco

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Antonio Salvatore Bosco
Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Hideo Kojima e Nicholas Refn hanno tenuto recentemente un evento a Tokyo per promuovere il nuovo film del regista, The Neon Demon.

Spinto da un membro della folla che gli ha chiesto come fa a gestire la pressione derivante dal suo attuale compito di sviluppatore solitario in seguito ai conflitti con Konami, Kojima ha voluto fare una riflessione e parlare del suo rapporto con la creazione dei videogiochi, in particolare delle difficoltà che si possono trovare e delle varie fonti d’ispirazione. In particolare ha sottolineato il fatto che, per andare avanti, bisogna avere un grandissimo amore verso la propria professione e le proprie creazioni.

Parlando della situazione con Konami ha fatto intuire che ha trascorso momenti decisamente difficili: “A volte può essere dura. Quando mi sento abbattuto, in genere mi siedo e guardo il making of del film di James Cameron “The Abyss” oppure il documentario di Nicolas Winding Refn riguardo alle difficoltà nella realizzazione dei suoi film. Questi contenuti mi danno una forte carica e coraggio. Mando giù qualche antidolorifico e vado avanti. Credo di dover amare follemente il lavoro che faccio, e in effetti è così. Se mi fossi abbattuto non sarei arrivato da nessuna parte e quindi devo avere solo fiducia in me”.

Un’altra domanda che è stata posta al game designer riguardava la cura posta alla fase creativa di un nuovo gioco:

“L’ispirazione arriva per 24 al giorno. Qualsiasi stimolo che ti arriva dalle cose che ti circondano deve avere una reazione da parte tua. Ascoltare la musica, parlare con le persone, viaggiare, guardare un film, leggere un libro, fare una passeggiata nel quartiere, guardare gli uccelli o il cielo. Tutti questi elementi influenzano ciò che penso. Quello che è difficile è convertire queste idee e questi stimoli in qualcosa di concreto”.

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La conversazione si è poi spostata sul regista, e grande amico di Kojima, Nicholas Refn. Hideo ha elogiato Refn parlando della grande stima nei confronti della sua visione registica e per il fatto che mette la musica in primo piano: “Nei videogiochi, esattamente come nei film, la musica è tutto. Il 50% della bellezza dell’opera è dovuto alla colonna sonora. Credo che l’utilizzo che Refn faccia della musica nei suoi film sia incredibile. Alcuni registi girano la pellicola e in seguito, in fase di montaggio, aggiungono la colonna sonora. Refn invece ha già una chiara visione di immagini e musica in fase di sceneggiatura e il risultato è che le sequenze visive e il comparto audio si fondono in una cosa sola nei suoi film”.

A concludere la conversazione è stato il regista danese che ha parlato di una situazione sensibile e comune agli artisti.

Una cosa comune nella creatività è che è altamente difficile da condividere con gli altri, persino con tua moglie o con i tuoi figli. Spesso l’attività è piuttosto solitaria ed è quindi complicato condividere la propria gioia con gli altri, soprattutto se l’altro non ha la minima idea di cosa sia o di come interpretarla. Questa è una delle cose che ho in comune con Kojima e anche se apparteniamo a due settori artistici differenti, abbiamo coronato un matrimonio in tal senso“.

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