Get Even, la Recensione – NO SPOILER

Get Even, il recente titolo prodotto dalla casa polacca Farm 51 (e distribuito da Bandai Namco), dopo aver subito un ritardo di circa un mese sulla sua uscita, è finalmente arrivato nella nostra redazione ed è pronto per essere recensito (anche se con leggero ritardo).

Il motivo che ha spinto i produttori del gioco a posticipare l’uscita del titolo è da attribuirsi ai tragici eventi avvenuti a Manchester poco tempo fa; questo perché Get Even è un thriller investigativo dai tratti horror psicologici che sviluppa tematiche di forte impatto che fanno riferimento anche al terrorismo.

L’avventura in prima persona proposta da Farm 51 ovviamente non tratta di fatti realmente accaduti ma accompagna noi videogiocatori all’interno di un ambiente in cui i cliché del genere sembrano esserci tutti: urla che lacerano il silenzio, voci sussurrate nella mente del protagonista che si insinuano nel cervello, un manicomio sporco e fatiscente, ronzio dei neon che continuano ad accendersi e spegnersi…

Get Even, disponibile per PC, Xbox One e Playstation 4 (versione da noi testata), è un titolo che fa proprio della complessità narrativa e della maturità delle tematiche affrontate il suo cavallo di battaglia: è un FPS ed avventura grafica con l’intento di portare un rinnovamento all’interno di questo genere, passare da una struttura “old school” che legava magnifiche narrazioni (seppur lineari) ed un “puzzle solving” ruvido e complicato, a cercare di ergersi come vero e proprio trait d’union tra il videogioco e il cinema, sacrificando magari qualche frame rate per abbracciare un’intensità narrativa più efficace e soprattutto, più moderna.

Ma bando alle ciance, scopriamo cosa è davvero Get Even!

“Piacere Nero, io sono Rosso!”

In Get Even assumeremo il ruolo di Cole Black, ex-militare ora mercenario al soldo del migliore offerente. Black non svolge il suo lavoro per soldi, ma per le emozioni che prova nel compiere missioni ogni volta più pericolose ed al limite della legge. Cole rimane però un uomo che ha una coscienza, ed è proprio la sua coscienza, seppur macchiata da atroci crimini, a farlo cadere in una storia più grande di lui.

Procedendo nella trama, il protagonista si risveglia in un manicomio logoro ed abbandonato, privo della memoria relativa agli ultimi avvenimenti della sua vita. Gli unici ricordi che ha, riguardano un’adolescente legata su di una sedia con una bomba sul petto, e lui che cerca di salvarla disattivando l’ordigno.

In realtà non si trova casualmente nella struttura in cui si risveglia: un misterioso personaggio che si fa chiamare Red lo tiene prigioniero nella struttura, tenendolo sotto controllo con telecamere e impartendogli dei veri e propri ordini attraverso schermi sparsi qua e là. Ed è sempre Red ad avergli impiantato sul capo un particolare visore, l’unità sperimentale denominata Pandora, che permette a Black di accedere ai propri ricordi e di riviverli interamente fino all’ultimo dettaglio, al limite del dolore e della sofferenza. Black dovrà quindi capire, rivivendo appunto le sue memorie, cosa lo ha portato a cercare di disattivare quella bomba, in che modo è connesso alla giovane ragazza e perché Red lo tiene rinchiuso in quell’edificio dove altri “pazienti”, dotati dello stesso visore, gli danno la caccia rendendogli il compito ancora più difficile del previsto.

Anche se la trama è molto lineare, ogni azione compiuta da Black in Get Even produrrà una reazione da parte degli altri personaggi di gioco, come ci verrà chiaramente spiegato nel corso dell’avventura dal misterioso Red. Con un sapiente incastro di scatole cinesi il team The Farm 51 è riuscito a confezionare una storia che oltre ad intrigare riesce a mettere addosso al giocatore un disagio che se ne va solo verso le fasi finali dell’avventura. La storia iniziale verrà inghiottita in una nube di sospetti, false piste, indizi che sembrano portare su una strada che si interromperà poi bruscamente. Penserete più volte di aver capito tutto e altrettante farete marcia indietro.

Inizia quindi un viaggio (della durata di circa dieci ore) fatto di realtà, ricordi, situazioni spesso inspiegabili e scelte morali che ci porteranno verso una conclusione molto interessante: non c’è dubbio che la trama risulti essere molto matura, interessante, ben scritta, recitata e soprattutto, davvero amara. Una vicenda di vendetta (ecco spiegato il titolo del gioco!) e avidità in cui il bene e il male si mischiano, senza regalare alcun tipo di certezza.

Avanti mia prode pistola angolare

Anche se non ci è possibile inserire Get Even in un genere prestabilito, il titolo inizialmente ci viene presentato come uno sparatutto in prima persona, ma ben presto ci accorgiamo che l’esperienza offerta dal gioco va ben oltre il classico FPS: infatti gli sviluppatori polacchi hanno usato “FPS” quasi come “trucco” per rendere alcune sessioni più dinamiche.

Alla componente shooter si aggiunge anche una discreta fase stealth ricca e carica di fase investigativa ed esplorativa. Ecco perché Get Even risulta essere un ibrido che si pone come spartiacque tra vecchia e nuova generazione del genere FPS.

Passerete la stragrande maggioranza del gioco esplorando, risolvendo puzzle (piuttosto basilari), e usando le varie funzioni del vostro cellulare (la cui batteria andrebbe brevettata perchè non si scarica mai!), che contiene uno scanner, una mappa, una luce ultravioletta e un visore ad infrarossi, ma tutto si spezzerà nel momento in cui dovrete fare uso di pistole, per via di meccaniche tutt’altro che limate. Nota dolente è il feeling che abbiamo con le armi perchè davvero pessimo ed instabile, con nemici che si disgregano dopo un paio di colpi, e possono a volte uccidervi altrettanto rapidamente senza preavviso. Un vero peccato, soprattutto per l’introduzione della Pistola Angolare (una curiosa arma capace di piegarsi lateralmente e di sparare con precisione da qualunque copertura) e di meccaniche aggiuntive legate al visore Pandora utilizzabili nelle fasi finali dell’avventura.

La struttura generale è completamente lineare, non ci troviamo quindi all’interno di un open-world nonostante la presenza di una specie di hub centrale costituito da lavagne virtuali che, a seconda di quanti indizi abbiamo trovato nei vari ricordi, si riempiranno di foto e note.

I trofei collezionabili da reperire in ogni livello sono tanti ma il loro ritrovamento non risulta particolarmente complesso in quanto il nostro cellulare, tramite dei led di coloro verde, ci indica quando siamo in prossimità di prove ed indizi da scansionare. Tramite le varie lavagne possiamo inoltre affrontare in una seconda run tutti i vari ricordi al fine di completarli al 100%, parametro che ci permette di accedere ad altre armi e gadget.

Non Sono bello, ma ballo dannatamente bene!

Le qualità tecniche e grafiche purtroppo non sono minimamente all’altezza di quelle narrative.

Per sviluppare il gioco l’equipe polacca ha sfruttato l’Unreal Engine 3, non il 4 visto che quando è iniziato lo sviluppo del gioco il nuovo motore grafico di Epic Games era ancora in fase beta e quindi non del tutto stabile. Potete, dunque, capire che Get Even non vanta un eccelso motore grafico da titolo tripla A: in certe occasioni si notano texture a bassissima risoluzione, qualche difetto qua e là ed un risultato complessivo altalenante. In alcuni momenti abbiamo notato anche dei drastici cali di frame rate, che speriamo vengano risolti al più presto con una patch correttiva. Eppure gli sviluppatori, con gli strumenti a disposizione, sono riusciti a conferire alla stragrande maggioranza delle ambientazioni un’atmosfera noir estremamente caratteristica, giocando con luci ed ombre e non solo.

Dal punto di vista prettamente visivo, Get Even è indubbiamente un titolo soddisfacente che supera la sufficienza, ma il comparto grafico non è minimamente paragonabile all’eccellenza del sonoro: è il comparto audio in 3D la vera quinta essenza del titolo di casa Farm 51, realizzato mediante la rivoluzionaria tecnologia Auro-3D di Auro Technologies.

Rumori forti e cupi, suoni di sottofondo acuti e violenti, bisbiglii nella testa e dietro ogni angolo e la STUPENDA colonna sonora generale coinvolgono totalmente il giocatore generando un ricercato senso d’angoscia e di ansia amplificato da ambientazioni che alternano spazia aperti a zone chiuse caratterizzate anche da corridoi stretti, bui e claustrofobici.

Il doppiaggio in lingua inglese è di altissima qualità, le voci del misterioso Red, delle guardie e di tutti i folli rinchiusi nell’ospedale psichiatrico sono caratterizzate in modo impeccabile, da fare invidia ai blasonati titoli di Tripla A (da precisare che la nostra lingua è presente nel testo e nei sottotitoli).

Come precedentemente accennato, nota alquanto negativa per i vari nemici che incontriamo nei nostri ricordi ed all’interno del manicomio che, a parte qualche eccezione, risultano essere tutti con caratteristiche molto simili (se non uguali) e dotati di un’Intelligenza Artificiale mediocre a tratti banale (nonostante il titolo si vanti di essere uno stealth!).

In conclusione, Get Even non è un’esperienza particolarmente longeva, nonostante vi sia una certa enfasi sulla raccolta di indizi e sia possibile rigiocare le varie fasi per scoprire vari segreti significativi per la storia (legati ai cambiamenti di cui parlavamo all’inizio). Lo finirete nel giro di otto o dieci ore al massimo, ma si tratta di una giusta durata per evitare che l’esperienza risulti logorante. Commisurato anche il prezzo di lancio: 29,99€, sia per la versione fisica dedicata a Playstation 4 e Xbox One disponibile già dal 22 giugno 2017, sia per quella digitale dedicata anche a PC Windows già disponibile su Steam.

VERDETTO

Get Even è un gioco imperfetto (ai limiti della mediocrità) in alcuni aspetti (sparatorie maldestre, grafica datata e ballerina e fasi stealth insoddisfacenti), ma davvero meritevole sotto altri (trama e sonoro). Fortunatamente gli ultimi citati prevalgono di gran lunga sui primi, regalando al giocatore una storia avvincente, imprevedibile, matura e dai tratti thriller/horror fortemente cinematografici. I molteplici colpi di scena narrativi e l’eccellente colonna sonora sono i fiori all’occhiello del lavoro di The Farm 51 e, in virtù anche del prezzo (vi costerà meno della metà di un gioco normale!) a cui è proposto, rendono Get Even un’opera che non merita assolutamente di essere ignorata: non fermatevi a ciò che i vostri occhi vedono, ma fatevi trascinare nella follia di un gioco che per almeno una dozzina di ore vi terrà incollati alla sedia (almeno il doppio se vorrete trovare il 100% degli indizi) e vi garantirà una generosa dose di brividi e tensione.

Un gioco, quindi, consigliato sopratutto ai videogiocatori più attenti alla trama rispetto al comparto tecnico e visivo.

80

Trama

9/10

    Gameplay

    7/10

      Longevità

      8/10

        Grafica

        6/10

          Audio e Colonna Sonora

          10/10

            Pros

            • Storia matura e drammatica raccontata in modo coinvolgente e convincente
            • Reparto sonoro e colonna sonora da Oscar!
            • Il manicomio è davvero inquietante!
            • Gameplay ibrido ed innovativo...

            Cons

            • ...ma poco convincente da un punto di vista Tecnico e di IA dei nemici!
            • L'aspetto FPS e Stealth è marginale e non soddisfa.
            • Grafica ai limiti della sufficienza con troppi cali di frame rate!

            Altri articoli in Recensioni

            LEGO Ninjago Il Film: Videogame, la Recensione – No Spoiler

            Angelo Tartarella14 ottobre 2017
            Terra di Mezzo Ombra della Guerra

            La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, la Recensione – NO SPOILER

            Alessandro Guida13 ottobre 2017

            Divinity Original Sin 2, la Recensione – NO SPOILER

            Alessandro Guida6 ottobre 2017

            Total War : Warhammer II, la Recensione

            Alessandro Guida2 ottobre 2017

            Cuphead, La Recensione – NO SPOILER

            Riccardo Cantù1 ottobre 2017

            P.E.S. 2018, demo provata: problemi grossi, KO NA MIseria

            Lorenzo Prattico31 agosto 2017