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GameRome – La città dei videogiochi

Possono i videogiochi entrare a far parte della cultura custodita nelle biblioteche? La risposta è stata ampiamente discussa nella manifestazione che si è tenuta oggi a Roma, GameRome, e che proseguirà nei prossimi giorni. La manifestazione è stata resa possibile grazie alla partecipazione di tre esponenti delle Biblioteche di Roma: Patrizia Peron, Paola Tinchitella e Martina Marsano.

Videogiochi e biblioteca

A prendere la parola è stata la dottoressa Patrizia Peron, che ha sottolineato come questo patrimonio multimediale stia entrando sempre di più nella vita quotidiana delle istituzioni culturali come nella biblioteca Collina della Pace, che ha organizzato una parte della sua struttura proprio per questo tipo di linguaggio culturale e multimediale. Questa fantastica iniziativa ha, però, riscontrato numerose difficoltà, in quanto i videogiochi non sono libri, non sono fatti di carta, e dunque necessitano di un’altra modalità di conservazione, che, in questo momento, i comuni non possono mettere in atto a causa della scarsità di fondi. La dottoressa Peron ha proseguito il suo discorso con il videogioco “Bound”, criticato negativamente ma che racchiude in sé un mix di linguaggi diversi, ad esempio con una forte componente narrativa, composizioni musicali originali e danza classica sviluppata seguendo il modello del ballo della famosa ballerina reale Maria Udod.

bound

Finita l’introduzione della dottoressa Peron, è intervenuta la responsabile della biblioteca Collina della Pace, che ha spiegato brevemente come l’intenzione della struttura era quella di:

  • Offrire più servizi in linea con le aspettative dell’Utenza.
  • Sfruttare i videogiochi come mezzo di socializzazione, rottura dei muri tra le persone, favorire conoscenze tra le persone anche fuori dal mondo videoludico.
  • Partendo dalle immagini dei videogiochi, organizzare una mostra di arti miste che possa esprimere le emozioni derivate dalle esperienze videoludiche.
  • Utilizzare i videogiochi come strumenti terapeutici e come forma d’arte.

A concludere questa interessante conferenza è stata la dottoressa Martina Marsano, che si è occupata di aprire le porte del videogioco al mondo dell’educazione, dato che l’interesse al mondo dei videogiochi va scomparendo man mano che si cresce, sostenendo che:

Giocare è l’esperienza più comune che ci possa capitare. Giocare è importante al livello del sapere e del fare. Giocare dà le basi per un mondo governato da regole e in cui tutti si rispettano, tanto che quando si gioca bambini, calciatori e scacchisti lo fanno con la massima serietà senza la minima tendenza a ridere. Attraverso il gioco conosciamo l’ambiente circostante e noi stessi. Grazie ad esso siamo in grado di prendere decisioni, comunicare e risolvere problemi, più il gioco è presente nella vita, maggiore è il benessere della persona”.

Per chi fosse interessato ad approfondire il ruolo del videogioco all’interno delle biblioteche, consigliamo anche la lettura del libro: “La biblioteca in gioco” di Francesco Mazzetta, della collana Conoscere la biblioteca.

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