E come Disney – 50 anni senza Walt

Editoriali
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Papà è morto” questo diceva un Topolino in lacrime in una striscia uscita il 16 Dicembre 1966. La frase è immediata, è dal significato infraintendibile. Il 15 Dicembre 1965 Walter Elias Disney muore a Los Angeles, oggi sono ufficialmente 50 anni dalla sua scomparsa, ma cosa sappiamo di Walter Elias, l’uomo dietro il marchio?

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Ricordate sempre che tutto è cominciato con un topo

Tutti quanti conosciamo la più famosa creazione di Walt, Topolino. Un personaggio con cui lo stesso Disney aveva un rapporto molto stretto, non solo perché contribuì a crearne storia e fattezze insieme a Ub Iwerks, ma anche perché arrivò a esserne il doppiatore ufficiale. La frase che vedete scritta sopra a questo primo paragrafo è proprio di Walt e risale ai tempi in cui i Walt Disney Studios ormai diventati una impresa solida, si apprestava a diventare il gigante che conosciamo ora. Questa frase è ottima per cominciare a tracciare una linea, un confine fondamentale e molto spesso dimenticato tra Walt Elias Disney e Walt Disney il marchio.

Quando Walt dice questa frase si sta riferendo al fatto che la Compagnia Walt Disney ha avuto inizio con un topo, certo non la sua storia, né la sua carriera. Topolino nasce infatti nel 1928, ma Walt scopre la passione per il disegno già da bambino e si trasferisce a Hollywood già nel 1920, dove apre il suo primo studio d’animazione a Burbank, con il fratello Roy O. Disney appunto Ub Istwerks. 

L’inizio non è dei migliori ma Walt e Ub lavorano bene insieme e producono i loro primi film animati come Fiori e Piante, dove compare un personaggio che si potrebbe definire la primissima versione di Pietro Gambadilegno. Il botto però lo fanno con un personaggio: è piccolo, è simpatico, è un animale ben noto per riprodursi parecchio, ha una compagna storica e delle grandi orecchie. Vi fermo subito: non è Topolino, non ancora. È il suo fratello maggiore: Oswald.

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Oswald Il Coniglio fortunato è personaggio molto famoso dell’animazione americana degli anni ’20, al pari di personaggi come Felix il Gatto. Walt e Ub, lo disegnano e lo animano per una casa produttrice che, come molte durante la Grande Depressione, chiuderà battenti. I tempi difficili per Walt e Ub cominciano prima di questo. Walt e Ub vengono licenziati, motivazione ufficiale? Mancanza d’Immaginazione. Sì, avete letto bene.

Walt e Ub, ormai senza lavoro, vollero almeno avere Oswald, il loro primogenito, per poter continuare a usarlo, ma ecco che arriva la seconda doccia fredda: Oswald, secondo la legge, non appartiene a loro ma alla società che se lo vuole tenere stretto. È quindi un triste giorno del 1928 quando Ub e Walt tornano con le pive nel sacco a casa, dopo che il loro ultimo incontro con gli ex datori di lavoro è andato male, ancora una volta. È durante questo treno che Walt, mai abituato a rimanere triste per più di un giorno e mai abituato a rimanere con le mani in mano, che pensa ad un personaggio. È lui, è Topolino.

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Faccio soldi per fare film, non il contrario

Essere il fratello di un artista e imprenditore iperattivo, idealista e testardo non è facile, immaginate esserci in società. La vita di Roy Disney non doveva essere delle più tranquille, considerando che ogni volta che la società riusciva a guadagnare qualcosa il fratello Walt reinvestiva tutto quanto per produrre il prossimo film. Una pazzia, nel mondo dell’Economia post-’29, eppure nemmeno prima, durante la Grande Crisi, Walt lavorava diversamente.

Una pazzia, un progetto forse destinato al fallimento“. Questa una dichiarazione riguardo un film Disney, il primo. Prodotto chiedendo debiti a fin troppe banche e facendo arrivare la società così in crisi da costringere Walt a mostrare ai presidenti delle banche creditrici il film ancora incompleto. La società rischiava di fallire, tutto era incerto, era il ’29, Topolino aveva salvato la società con le sue storie e le sue avventure, ma Mickey non ci avrebbe messo molto a finire nel dimenticatoio insieme al fratello Oswald e a Felix, scomparsi durante la crisi in quanto non più ben voluti dal pubblico. Per quel primo film, quella follia, i Walt Disney Studios, erano a rischio chiusura. Oggettivamente: potete immaginare una vostra infanzia senza Topolino, Pippo, Paperino, e tutti gli altri personaggi Disney? Niente Classici, niente fumetti, niente di niente.

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Alla fine è davvero convenuto a tutti che Biancaneve e i Sette Nani sia stato un così grande successo, o no?… Sì, la follia tanto incredibile era Biancaneve e i Sette Nani.

Il Posto dove Passato, Presente e Futuro s’incontrano

Walt E. Disney era un uomo dai mille progetti. Film, cartoni, corti e programmi televisivi erano solo una piccola parte di quello su cui Walt era al lavoro, ma se si vuole davvero conoscere Walt due nomi sono fondamentali Disneyland e EpCot.

Forse entrambi sono nomi apparentemente troppo noti, ma la verità è che nessuno sa quanto questi luoghi siano stati importanti per Walt Disney come persona. I progetti per entrambi i posti fermentano nella mente di Walt sin da quando la Walt Disney Company comincia ad essere in buone acque, riuscendo a produrre un film senza andare ogni volta a rischiare di fallire (un trend che durò molto).

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L’annuncio finale arriva nel ’55. Disneyland avrà base in Florida, il terreno sarà scelto nel ’63, tanto che Walt e Roy sapranno della morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy mentre sono in volo sopra la palude che diverrà Disneyland. Questo Parco di Divertimento è pensato per divertire tutti, bambini, ragazzi ed adulti. E’ il primo sogno di Walt, creare un luogo di felicità dove tutti possano divertirsi come bambini e incontrare i personaggi del mondo della fantasia. E’ così che Disneyland serve a riassumere tutto il lato sognatore di Walt, lo stesso Disney che cambia i finali delle favole originali per poter offrire ai bambini storie si oscure e spaventose, ma anche digeribili e divertenti. E’ il Walt che ama i bambini, che avrebbe voluto avere dieci figli ma si è accontetato di una figlia, dato che moglie, Lillian, non voleva un’altra gravidanza, è lo stesso Walt che adotta la seconda figlia e la cresce, insieme alla prima, con tanto affetto. Ma Walt Disney era solo quello? Un sognatore? Stiamo forse dicendo che era un uomo perfetto? No, assoluamente.

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Per capire meglio Walt, per capire meglio Elias, anzi, dato che fin troppi abusano del suo primo nome arrivando a confondere le azioni della Walt Disney Company con quelle del suo fondatore, bisogna correre con la mente a Epcot, ma non al parco di divertimenti che è diventato, ma al progetto originale. Nella mente di Walt Epcot era il prototipo di una città, creata e progettata da lui, realizzata da architetti e professionisti era pensata come base ideale per società del futuro. In questo rivediamo il Walt realista, l’imprenditore, quello che credeva nell’esplorazione spaziale e la pubblicizzava, quello che amava la sua famiglia e che faceva tutto per loro. Anche quando lo chiamarono nazista, comunista, sfruttatore e spia, quando Herb Sorell organizzò gli scioperi farsa alla Disney, prologo della spaccatura Hollywood/Comunismo, il cui più eminente prodotto fu Ronald Reagan, l’unica cosa che gli importava era che sua moglie e le sue figlie sapessero la verità, che lui non era quelle cose. In quell’idea di creare una comunità, da far provare per primi ai  dipendenti della Disney, c’era anche il padre ferito, quello che si è visto costretto a piangere la figlia adottiva, morta di malattia ancora bambina, il datore di lavoro straziato costretto a denunciare i dipendenti della Disney iscritti al partito comunista alla commissione McCarthy, la stessa che passo al pettine e umiliò gran parte di Hollywood, creando anche la celebberima lista nera.

EpCot però non arriva mai a essere questo, Walt muore, quando il suo corpo rigetta il polmone impiantatogli per sostituire quello distrutto dal cancro, a cadergli di mano è la matita con cui ancora continuava a perfezionare i progetti per EpCot. Alla fine nemmeno Roy, che completò i progetti di DisneyWorld per il fratello, riuscì a completare questi progetti, solo poi vennero ripresi da altri e usati come base per costruire il parco di divertimenti che conosciamo oggi. In questo vediamo il Walt Disney che non esiste, quello che viene insultato su Internet da gent che no, non sa che tra il suo nome e il suo cognome ci sia una E, un elemento che sembra stupido, a dirla così, ma che fa capire quanto poco si sappia di lui, nonostante quante se ne dicano sul suo conto.

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Chiamatemi Zio Walt

Ancora una volta lo ripetiamo, Walt Disney non era perfetto, era un uomo. Soltanto, prim di cadere in errore come, ad esempio, Meryl Streep, e fare dichiarazioni agghiaccianti, scoprire la sua storia. Scoprite a quanti ebrei dava lavoro, quanto fosse amato dai suoi dipendenti, quanti corti ha prodotto contro il nazismo, e tanto tanto altro. Walt Disney, o Zio Walt, come si faceva chiamare quando guidava personalmente le visite agli Studios, rimarrà sempre un personaggio fondamentale nella storia dell’animazione, del cinema e dell’economia, per non parlare del suo impatto a livello culturale e per questo noi, oggi, lo ricordiamo e forse, come Topolino 50 anni fa, anche noi in fondo, siamo un po’ tristi.

 

 

 

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