Fumetti
Claudia Padalino
Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

Dall’Austria con amore. Che dopo un mese finisce.

Fedeltà. Grossa parola che viene puntualmente tradita quando si tratta di portare Dylan Dog sugli schermi, grandi o piccoli che siano. L’indagatore dell’incubo, “vittima degli eventi” cinematografici che lo vedono come protagonista, ancora non riesce a ottenere un suo corrispettivo in carne e ossa. Dopo la forte delusione del film di produzione americana e un “daje!” del regista Claudio Di Biagio, ci riprova un giovane regista austriaco, Kevin Kopacka.

Il quasi-trentenne Kevin è anche colui che ricopre il ruolo dell’indagatore, affiancato da un assistente ilare, un commissario dolce e una sensitiva dai poteri particolari.
<<Stai parlando di Groucho, del commissario Bloch e di Madame Trelkovski, giusto?>>
No.
Sto parlando di Bang, del commissario Mahlow e di Madame Gribanova.

Ah, i bei problemi di diritti d’autore… Fortunatamente, il regista fin dai primi secondi del pilot mette le mani avanti e propone una valida alternativa: portare Dylan e tutto il suo mondo in un universo alternativo. Il gioco è presto fatto: Dylan Dog diventa Dylan Dawn, Groucho, Bloch e la Trelkovski si trasformano in Bang, Mahlow e Gribanova e la protagonista Morgana prende il cognome dello storico copertinista della serie, diventando Morgana Stano.

dylan dream of the living dead kevin kopacka morgana

L’incubo che i protagonisti vivranno è liberamente ispirato alla prima parte de L’alba dei morti viventi e si svolge in un non-luogo che sicuramente non è Londra, in quanto la moneta usata all’interno della puntata è l’euro. Morgana Stano ha un problema: suo marito, Corrado, è diventato uno zombi. Durante una colluttazione, lei lo pugnala in un occhio con delle forbici e poi sviene, ritrovandosi il giorno dopo il marito vivo e sano, come se nulla fosse successo.

Omaggi stupendi e il sano horror degli anni ’80.

Il pilot è corredato di brevi attimi in cui entriamo negli incubi di Dylan ed è qui che va l’applauso al regista. Kopacka deve aver passato anni e anni a studiare nei minimi dettagli i film horror degli anni ’80, sia americani che italiani. L’impronta di registi come Raimi, Romero e Fulci è forte e prepotente, talmente tanto che se non fosse per la pulizia dei colori lo scambierei per un film di quell’epoca. Inoltre ha rispettato la purezza della lingua e della provenienza dei personaggi: i coniugi Stano sono italiani e parlano in italiano, mentre tutti gli altri personaggi parlano in tedesco.

I riferimenti all’opera italiana sono plurimi e sparsi. Oltre a quello sopracitato, un altro lo troviamo quando Mahlow riferisce all'”old boy” che è stata incendiata la fabbrica di Sclavi, omaggiando così il papà di Dylan. Non solo: durante il pilot, troviamo spezzoni della Ballata della Morte (Attraverso lo specchio, n.10) che ci accompagnano inquetantemente dentro l’incubo di Dylan e Morgana.

Senza né infamia né lode la scelta del cast. Attori come colei che interpreta Morgana o il commissario Mahlow sono ben inseriti nella parte e molto bravi. Bang, purtroppo, non riesce a raccogliere l’eredità di Groucho e perde di mordente nei giochi di parole, quasi inesistenti. Il regista Kopacka ricopre il ruolo di Dylan Dawn, purtroppo senza riuscirci a pieno. Il volto troppo da “cicciobello” non favorisce l’aura di mistero tipica dell’indagatore. Inoltre, Madame Griborova non è propriamente una madame… Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma.

Il pilot apre la strada a Kopacka per poter farne una serie tv, i quali episodi saranno tratti da momenti salienti della storia trentennale di Dylan Dog. Per poter diventare co-produttori del progetto basta cliccare qui e seguire le istruzioni.

Tanti punti a favore, tanti punti contro: anche questa volta Dylan Dog dovrà aspettare prima di trovare un essere umano che lo potrà impersonare. E non venitemi a dire che l’unico che può farlo è Rupert Everett, quell’uomo ormai ha cambiato faccia.

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