David Fincher non dirigerebbe mai uno Star Wars

Cinema
Matteo Ivaldi
Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Il regista americano autore di perle storiche come Seven, Fight Club, Zodiac, Il Curioso Caso di Benjamin Button, The Social Network e produttore delle serie Netflix House of Cards e il recentissimo Mindhunters sta attualmente lavorando al primo sequel diretto della sua carriera dai tempi di Alien 3: World War Z 2, il proseguimento dell’esplosiva pellicola d’azione a tema zombi con Brad Pitt diretta da Marc Foster nel 2013 è entrata in fase di scrittura ed è lontana dunque dall’avere ancora una data d’uscita.

Fincher ha però avuto modo di discutere durante un podcast con Empire riguardo l’enorme mole di responsabilità derivante dalla realizzazione di un franchise tanto ambizioso quanto pregno di aspettative come i recenti Star Wars targati Disney.

Ho avuto modo di parlarne con Kathleen Kennedy (direttrice generale della Lucasfilm)” asserisce Fincher, “dirigere uno Star Wars è un incarico allettante ma non so cosa sia peggio: essere George Lucas ai tempi di Una Nuova Speranza, quando tutti si chiedevano ‘Alderaan? Cosa diavolo è?’ e lo prendevano giro per questo, o il coraggio che uno dovrebbe avere a realizzarlo adesso dopo il successo dei primi due film.

Fincher si riferisce alla lotta a cui Lucas dovette sottoporsi quando dovette girare un film a basso budget dal tema tanto originale da non aver mai convinto appieno i produttori finché Star Wars non divenne un fenomeno di costume, esperienza che portò il giovane regista al collasso nervoso e lo convinse ad affidare il timone a Irvin Kershner e Richard Marquand per i successivi episodi della trilogia originale. Tuttavia ora la situazione, per quanto diversa, non è scevra da immense pressioni, dato che la Disney si aspetta di incassare cifre tra il miliardo e il miliardo e mezzo di dollari ai botteghini internazionali per ogni singolo lungometraggio della saga.

Lo stretto controllo esercitato sui set del franchise, infatti, ha avuto conseguenze: Josh Trank, regista di Chronicle e del reboot dei Fantastici Quattro rivelatosi un flop sia commerciale che di critica venne allontanato dalla produzione di uno degli spin-off dopo un anno di trattative; Phil Lord e Christopher Miller, autori di The Lego Movie, furono esclusi dal set di Solo: A Star Wars Story a poche settimane della fine delle riprese, sostituiti da Ron Howard; infine è stato annunciato di recente il passo indietro compiuto da Colin Trevorrow dalla regia di Episodio IX, il capitolo finale della trilogia previsto per il dicembre 2019 a favore del ritorno sicuro di J.J. Abrams. A causa di questi motivi Fincher si è dimostrato molto riluttante all’idea di prendere in mano progetti del genere.

Penso che Irvin Kershner con L’Impero Colpisce Ancora visse la situazione ideale”, ha aggiunto: “poteva disporre di una sceneggiatura splendida e aveva il capitolo in metà. Non doveva preoccuparsi dell’inizio o di come si sarebbe concluso il tutto. Inoltre aveva il gran colpo di scena.”

Episodio V divenne infatti il film più iconico della saga e la memorabile battuta proferita da Darth Vader verso un ferito e sconvolto Luke Skywalker divenne una delle scene più citate del cinema moderno. Una fortuna che altri registi non poterono condividere quando dovettero investire tutte le loro energie nella realizzazione di un film con numerose imposizioni e un pubblico esigente da soddisfare.

Fonte: Comicbook

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