Crossed: Manchi solo Tu – La Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Recensione dei 4 brossurati (contenenti i 96 episodi) del webcomic “Crossed: Wish You Were Here“, scritto da Simon Spurrier e disegnato da Javier Barreno (Vol. 1) e Fernando Melek (Vol. 2, 3, 4). Pubblicato in Italia da Panini come “Crossed: Manchi solo Tu”

Iniziò tutto con il Crossed di Garth Ennis, e i relativi archi successivi (Valori di Famiglia, Psicopatico, Terre Selvagge), ove imparammo quanto grottesca e sanguinolenta potesse essere l’epidemia scrociata. Tranquilli cittadini trasformati in bestie senza controllo e senza alcun minimo ritegno per la vita umana. Si rimanda ai nostri articoli precedenti per i dovuti approfondimenti (Crossed + 100 qui).

Questo l’incipit di Crossed.

Fu poi il turno di Crossed + 100, in cui Alan Moore decise di revisionare l’universo di Ennis, ricreando la società umana da zero, costruendo una nuova lingua e, altresì, eliminando buona parte della minaccia scrociata (anche se poi in realtà finì tutto in un altro modo). Le redini di +100 furono poi prese da Spurrier, il quale fece del suo meglio per mantenere l’elevato standard qualitativo del Moore, concedendosi anche qualche vera e propria licenza poetica.

Una cosa impossibile (mantenere lo standard di Moore), inattuabile anche per un navigato autore di Crossed come lui. Tuttavia Simon Spurrier viene ricordato, a ben vedere, principalmente per uno spinoff di Crossed da lui creato: Crossed: Manchi solo Tu (trad. da Wish You Were Here). Iniziato come webcomic gratuito (a cadenza settimanale, con numeri lunghi dalle 4 alle 6 pagine), alla fine venne pubblicato anche in formato cartaceo (sempre dalla Panini, in quattro volumi, per la Avatar), per la gioia di tutti coloro che volevano gustarsi la saga messa in piedi da Spurrier.

Altro elemento di novità è dato dal fatto che la storia di Manchi solo Tu segue un ampio gruppo di personaggi (circa 22), impegnati a cercare di sopravvivere, loro malgrado, successivamente agli eventi di Crossed, cercando di portare avanti le rispettive vite. Protagonista designato dallo Spurrier è un certo Shaky (acronimo di Shakespeare), nomignolo datogli dagli altri sopravvissuti, vista la sua precedente professione di scrittore. Caratterialmente lo si scoprirà come un personaggio freddo, egocentrico, egoista e anche calcolatore. Locazione scelta dall’Autore per la sua storia è quella dell’isola di Cava, nelle Orcadi scozzesi, debitamente attrezzata dai sopravvissuti per difendersi dall’apocalisse esterna: allarmi sonori, filo spinato, torri di vedetta, un mucchio di armi e tanto, troppo (inutile) coraggio.

Il cast scelto da Spurrier è certamente interessante e, senza fare spoiler, sicuramente creato per massimizzare i dissidi interni del gruppo. Giustamente si tratta pur sempre di persone che forzosamente sono finite a convivere insieme.

[N.d.R.] Nello scrivere la recensione abbiamo volontariamente omesso nomi di determinati personaggi e anche ampi spezzoni di trama (principalmente per evitare spoiler)

FIRST CONTACT

La prima serie fu un successo clamoroso, stando allo stesso Spurrier (e anche alle recensioni presenti su goodreads.com), in grado persino di superare il precedente high point della gestione di Alan Moore.

Ma veniamo alla storia principale.

La storia inizia nel più classico dei modi “crossediani“, con uno scrociato impegnato a fare sesso con un delfino (col suo sfiatatoio nello specifico), e prosegue seguendo una narrazione frammentata, in cui si alterna il presente visto dagli occhi di Shaky (e dei sopravvissuti di Cava) e il suo immediato passato (per il tramite del suo diario). Fin da subito ci viene fornita una breve panoramica dell’insediamento su Cava, delle attività quotidiane e relativi abitanti.

Inutile dire come sia difficile mettere d’accordo 22 persone in un gruppo, figuratevi quando poi queste sono “virtualmente” costrette a vivere insieme, allo scopo di non morire troppo velocemente. L’Autore crea, quindi, un cast molto variegato per Manchi solo Tu, inserendo quasi tutti personaggi nuovi (salvo per uno, già visto nell’Annual 2013 di Crossed), ognuno con le sue qualità e i suoi difetti, i quali ovviamente si dimostreranno essere dei notevoli vulnus alla stabilità, nonché alla sopravvivenza, del gruppo.

Abbiamo di tutto: ex surfisti, musulmani, figlie a prova di “jailbait“, bambini frignoni, vecchie acide, prostitute low cost, angeli decaduti e due leader chiaramente usciti dalla guerra fredda. E poi c’è Shaky, il codardo del gruppo, qualità che pero gli ha permesso di sopravvivere fino a quel momento. I ventidue numeri della prima serie servono principalmente da preludio agli eventi che accadranno successivamente. Si alternano momenti di relativa tranquillità, in cui Cava sembra quasi un paradiso terrestre, a momenti in cui il “serpente ritorna a fare capolino sull’albero delle mele del paradiso terrestre”, ed in cui si capisce come perfino Cava non sia un “santuario” di speranza, ma solamente una deviazione rispetto alla fine che spetta al gruppo di sopravvissuti.

In questi numeri viene altresì narrata la prima parte del passato di Shaky, che durante il Day-1 dell’infezione si trovava in un bar (impegnato a “scrivere” e a fantasticare sulla sua vita sessuale), e della seguente rocambolesca fuga verso una serie di sfortunati eventi. Tra cui l’essere attaccato mentre si trovava impegnato a espletare alcune “naturali funzioni del suo corpo”, viene poi salvato da un piccolo gruppo di sopravvissuti. Ossia il gruppo del Guardiacaccia, il primo gruppo di Shaky, precedente a quello di Cava. Gruppo che fin da subito farà nascere qualche perplessità di onestà nella testa di Shaky, ed infatti si scoprirà ben presto come il gruppo altro non sia che una façade per le malevoli intenzioni del suo capo, e quindi solo una finta salvezza dalla distruzione circostante. Come si diceva più sopra, circa il variopinto cast, in Manchi solo Tu tornerà anche un personaggio già visto nell’Annual (raccolto nel brossurato 8 di Crossed).

Stiamo parlando di Jackson, un folle scozzese talmente pazzo (a causa delle svariate droghe e degli eventi dell’Annual). Verso la fine della prima serie i Capi del gruppo di Cava decidono che è arrivato il momento di compiere una sortita sulla terraferma, principalmente alla ricerca di beni di prima necessità e anche di ulteriori sopravvissuti. Inutile dire come la selezione dei volontari non sarà una cosa facile. Shaky viene scelto per partecipare alla “sortita” dopo una rapida estrazione (truccata dal protagonista stesso a seguito di determinati eventi), al fine di stare con Tabitha (una delle sopravvissute di Cava) e per venire altresì a patti coi propri demoni interiori (relativi agli eventi, non ancora scoperti dal lettore, col gruppo precedente).

La prima serie finisce quindi con il nostro gruppo che decide di avventurarsi sulla terraferma, alla ricerca di armi, munizioni e viveri, ma non solo: avremmo anche una fugace anticipazione di ciò che succederà nella seconda serie, un funesto presagio di sventura per Shaky, che pensava di non dover mai più rivivere determinati eventi. Insomma, un succoso anticipo del prosieguo della storia di Spurrier.

THE SECOND, THE BETTER

La seconda serie prosegue le avventure del nostro gruppo di sopravvissuti i quali, dopo essere arrivati sulla terraferma (con non pochi problemi), inzieranno la ricerca di “vettovaglie” e di munizioni. Fra le poche cose troveranno anche uno sparuto gruppo di survivors. La storia anche in questo caso continua ad alternare la trama principale agli eventi precedenti; Spurrier continua a narrarci del passato di Shaky e del terribile leader del suo gruppo: il Guardiacaccia, il quale riesce a rendersi protagonista di inenarrabili nefandezze.

Nei 24 numeri della seconda serie si riesce anche percepire come mai Shaky non riesca a scendere a patti coi suoi “peccati originali”, e di questo fatto ne abbiamo la prova negli ultimi numeri del webcomic riguardanti alcuni truci, e disgustosi, eventi accaduti al gruppo del protagonista (accaduti nel flashback). Nella storia principale, invece, il gruppo di sopravvissuti farà la conoscenza di alcuni militari arroccati in una fortezza, almeno prima facie, inespugnabile. Almeno sulla carta questa è l’idea dei militari al suo interno, ma la situazione precipiterà presto e neanche quelle solide mura sembreranno davvero sicure per i nostri protagonisti. Ed in men che non si dica, del forte militare rimarra solo un ricordo sbiadito sulla via di Damasco.

In questa seconda serie vengono anche approfondite alcune backstories dei protagonisti impegnati nella spedizione sulla terraferma. Ma non solo, il gruppo farà anche la conoscenza di un paio di nuove aggiunte. Queste nuove “leve” saranno ovviamente un’aggiunta molto interessante per il gruppo di Cava, se non fosse che Shaky ha sottaciuto un importantissimo dettaglio: può portare solo due di loro, e questi sono sei.

Il protagonista allora farà di tutto per riuscire a eliminare i “pesi morti” del nuovo gruppo, arrivando ad inscenare una sorta di macabro e mortale gioco a metà tra Saw e un vero e proprio last man standingDal punto di vista del protagonista, si riesce ulteriormente a percepire il crescente senso di angoscia per non essere riuscito a proteggere una data persona molto importante nella sua vita. Persona questa che potrebbe non essere del tutto sparita dalla sua vita, tangibile infatti anche lo strisciante terrore che sta progressivamente montando dentro di lui.

Il riferimento è qui a Teresa (una suora “molto particolare”), trovata dal suo gruppo precedente, mentre questi erano impegnati a “razziare” le abitazioni sul loro percorso alla ricerca di vivevi e rifugio.

Tuttavia questo è un particolare che sa solo lui, ovvero la storia del gruppo precedente, e mentre gli altri brancolano nel buio nel capire come mai siano inseguiti da un “particolare scrociato” ( decisamente piu’ intelligente rispetto agli altri incontrati sulla loro via), il protagonista farà di tutto per non rivelare l’identità di questa minaccia proveniente dal passato della sua vita.

Il volume si conclude proprio con questa inaspettata convergenza tra il passato di Shaky, con le sue mancanze e i suoi troppi atti di menefreghismo ed egoismo, ed il suo presente, il quale sembra sempre più nero e pronto a fargli “ingoiare” il conto per tutto quello che ha fatto in passato e che sta facendo anche adesso con la sua nuova famiglia.

Nel frattempo, sempre nell’ultimo numero, si conclude anche la storia del flashback, perlomeno la parte essenziale a chiudere il cerchio su questi primi 46 numeri.

Anche qui, come nel primo numero, sono presenti (nell’edizione brossurata ovviamente) appunti sparsi di Simon Spurrier e Fernando Melek su alcuni dei personaggi conosciuti in questo secondo atto e anche la spiegazione di alcuni eventi secondari.

MISTER SHAKESPEARE ON A CRUISE, THIRD ACT

Il terzo capitolo di Manchi solo Tu ci avvicina inesorabilmente verso la fine della corsa di Shaky e degli abitanti di Cava.

Se da una parte si conclude la prima parte portante del flashback, dall’altra tutto il gruppo inizia a dubitare del protagonista, iniziando a sospettare che lui sappia, in realtà, chi sta seguendo il loro gruppo.

Tuttavia la calma dei protagonisti verrà presto scossa da un inaspettato evento.

Ed ecco che si aggiunge subito un terzo elemento all’equazione, estraneo e ultroneo rispetto al gruppo di Cava: ovvero un altro gruppo di sopravvissuti, residenti su di una flottiglia che si muove sospinta dal vento (cd. deri-flotta).

E se fin da subito Shaky si dimostra simpatetico ed empatico nei loro confronti, ecco che i capi del gruppo di Cava iniziano fin da subito a dubitare delle intenzioni del Capitano Dora e del suo gruppo. Sembra tutto troppo strano, chi sono questi sopravvissuti? Da dove vengono? Cosa vogliono?

Come si dice: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

La storia prosegue con il gruppo di Shaky che decide, su invito di Dora, di visitare la (deri)flotta del gruppo di quest’ultima.

Ed è palpabile fin da subito il carattere artificioso della pace che aleggia su questi soggetti, quasi come se ci fosse molto altro sotto la superficie. La quiete sulla flotta sembra infatti fin troppo strana, niente armi, niente bambini, nessun conflitto e persone fin troppo amichevoli.

Successivamente si assiste al ritorno di un personaggio che si pensava essere morto durante la seconda serie, e che raccontera’ al gruppo di Shaky cosa gli è successo durante quei “momenti di puro caos ad alto tasso adrenalinico”.

Ma non solo, rivelerà al gruppo, in modo ermetico e indiretto, anche il segreto che Shaky sta mantenendo (rectius, nascondendo) da quando è iniziata la serie, e nulla sarà più lo stesso per lui.

Ma le preoccupazioni per il protagonista non finiscono qui, scoprirà ben presto di essere padre e col gruppo che lo sta lentamente mettendo alla berlina, sopravvivere per lui, e per chi gli sta vicini, sarà sempre più difficile.

Nei segmenti flahback si scopre anche come Shaky e Teresa, successivamente “all’ordalia” col Guardiacaccia, siano entrati in una sorta di relazione alla “friends with benefits” e di come cerchino di sopravvivere, insieme ad un altro ragazzo, ora che il gruppo si è dissolto.

Ma la situazione non va bene manco nel presente, infatti il gruppo di Cava si sta lentamente disgregando, a causa dell’offerta fatta dal capitano Dora (un posto sulla flotta in cambio di armi e munizioni), essi ora dovranno cercare di mettere in atto un coup d’etat non da poco se vogliono sperare di riuscire a sopravvivere nell’immediato futuro.

Colpo di stato che fallirà miseramente a causa di un inside job, inaspettato, da parte proprio di un personaggio molto conosciuto dai sopravvissuti.

Così, mentre si avvicina la resa dei conti tra il gruppo di Cava e quello del “misterioso scrociato intelligente” (di cui ovviamente Shaky conosce l’identità), senza alcun preavviso, il gruppo di scrociati assalta la deriflotta del capitano Dora, uccidendo tutti ed eliminando de facto un ulteriore elemento dall’equazione finale.

Insomma: tertium non datur.

Ma le sorprese non finiscono qui, poiché Shaky scoprira’ ben due cose nelle ultime pagine della terza serie: che fine aveva fatto un suo vecchio amico del precedente gruppo, e che i vecchi nemici sono duri a morire, anzi quasi immortali.

Ma prima della fine il nostro protagonista sarà testimone di un ulteriore evento: la morte di un personaggio centrale di Manchi solo tu.

Morte che si presenta quasi piu’ come una liberazione per il soggetto in questione (ed anche come una silenziosa goduria per colui che si trova ad assistere all’episodio).

YOU ARE FINALLY HERE, FOURTH ACT

Continua la corsa contro il tempo per la redenzione di Shaky, se da un lato tutti iniziano seriamente a capire il rapporto tra questo e il misterioso scrociato, dall’altro tutti i nodi vengono al pettine per il protagonista, che in un battito di ciglia si ritrova piu’ solo che mai.

Complice del suo isolamento anche il gruppo di Cava, il quale ha candidamente deciso di prendere le distanze in modo definitovo dal protagonista (dato che chiunque, vicino a lui, muore in circostanze misteriose e sembra che questo a lui non tocchi minimamente), che forse abbiano fiutato chi fosse il mandante dell’inside job sulla deriflotta? Che forse sospettino dei molti scheletri nell’armadio di Shaky?

Chiaro come ormai nessuno possa più fidarsi del protagonista, specie dopo gli avvenimenti accaduti alla fine della terza serie, e ora che i membri della flotta sono diventati degli scrociati, la sua vita sembra più in pericolo che mai.

Quale sarà la sorte del nostro Shakespeare?

Continua anche la trama del flashback, ove i nostri protagonisti riescono a trovare finalmente una sorta di safe haven. 

Rifugio che si concreta in una chiesa locale del posto, ma le buone notizie non finiscono qui. Nel sacro edificio scoprono infatti di non essere soli.

La chiesta è infatti abitata dal prete locale e da un gruppo di bambini.

Sempre nel flashback continua anche la “proto-storia d’amore” fra Teresa e Shaky, che culminerà con il finale atto sessuale tra i due, il quale cambierà tutto e metterà in moto gli eventi di Manchi solo Tu.

Ma ecco che mentre Shaky si ritrova ad essere sempre più isolato, e osteggiato dal resto dei suoi compagni di Cava, ritorna “il fantasma del natale passato”, il Guardiacaccia.

Quest’ultimo racconterà, via radio, a Shaky tutti i retroscena mancanti nella storia narrata dal protagonista sul suo taccuino (che a noi viene presentato appunto come un flashback) e svelerà altresì qual è la reale intenzione del misterioso scrociato e dei suoi sottoposti.

Ma non tutto sembra perduto per il protagonista, il misterioso scrociato infatti pare essere in grado di controllare la furia cieca dei suoi sottoposti, che stia nascendo una nuova generazione di super-scrociati? Questo poco importa, perché i rimanenti membri (scrociati) della deriflotta stanno per schiantarsi come un mastodontico ariete sulla tranquilla isola di Cava.

Shaky si ritroverà perciò a dover fronteggiare, invero quasi in solitaria, i vari scrociati della flotta e contemporaneamente dovrà altresì essere in grado di superare la perdita di una persona a lui molto cara, una persona che gli aveva quasi cambiato la vita.

Terminata la situazione d’impasse, il gruppo di Cava farà presente a Shaky la decisione di volersene andare via a bordo di una delle navi della flotta (una nave raffineria), ma c’è un particolare: Shaky, in quanto persona non grata, non sarà il benvenuto a bordo.

Ed il gruppo, al fine di assicurarsi che Shaky recepisca il messaggio e che quindi non si intrufoli sulla nave, metterà bene in chiaro quest’intenzione: spaccando le caviglie al protagonista con una mazza da golf.

Cosi’ tutto torna, tutto è pronto per il gran finale della sua vita. Immobilizzato, indebolito, non potrà far altro che godersi gli ultimi istanti della sua vita.

O forse no.

Da un lato si conclude definitivamente il flashback parallelo alla storia, si scoprono tutti gli scheletri nell’armadio di Shaky, si scopre tutta la sua incapacità di occuparsi degli altri ed il suo egoismo interiore.

Dall’altro lato viene messo in scena il canto del cigno della vita di Shaky.

Mentre il gruppo di Cava mette in atto il diversivo perfetto, attirando gli scrociati in una trappola mortale (al fine di potersi allontanare in tutta tranquillità), Shaky è costretto suo malgrado ad osservare mentre la morte gli si avvicina inesorabilmente, lasciandolo in balia dei suoi demoni interiori.

E cosi’, mentre gli abitanti di Cava si allontanano verso nuovi lidi, il protagonista si trova infine di fronte al suo “giudice di ultima istanza”, che sia la fine del nostro arrogante ed egoistico eroe?

Ed è qui, nei momenti finali della serie, che Spurrier ci regala, a suo modo, il lieto fine della storia.

Facendo incontrare per l’ultima volta il protagonista, il guardicaccia e il misterioso scrociato, ed in un turbine di emozioni la resa dei conti è ormai giunta.

Riuscirà Shaky a ottenere la tanto agognata redenzione per suoi peccati? Riuscirà egli a mondare la sua anima? Questo Spurrier non ce lo dice, ma ce lo lascia intendere nelle ultimissime pagine.

TO BE OR NOT TO BE

Si può tranquillamente affermare come il webcomic messo in piedi da Simon Spurrier sia decisamente un ottimo prodotto, anche meglio di molte “altre” storie dell’universo di Crossed, dedite solamente alla violenza e al “gore” fine a se stesso.

Manchi solo Tu si pone allo stesso livello sia di Crossed + 100 (nei limiti della parte scritta da Spurrier, specie nelle sezioni di world building, non a quella messa in piedi dal Bardo Di Northampton) sia di Crossed Vol. 1 di Garth Ennis (per quanto riguarda sia il livello di tensione crescente sia quella sensazione di ansia strisciante che si instilla nelle menti dei protagonisti).

Si tratta quindi di una tanto necessitata ventata d’aria fresca nel panorama di Crossed, specie vista la qualità altalenante delle storie del maxi-ciclo “Terre Selvagge” (fatta eccezione per un paio di storie scritte dallo stesso Spurrier o da Garth Ennis).

Ottima anche la costruzione della trama, la quale utilizza come proprio perno Shaky e il suo taccuino, alternando la sua storia passata a quella che egli sta vivendo, il tutto senza mai risultare pesante o eccessivamente complicata.

Da questo punto di vista complice anche la struttura dei singoli capitoli, circa 5 o 6 pagine l’uno (data la sua forma originaria in webcomic) che agevola sicuramente lo stile narrativo messo in piedi dallo Spurrier.

Ben caratterizzati anche tutti i personaggi della saga di Manchi solo Tu, d’altronde era questo l’obiettivo dell’Autore, creare dei protagonisti di cui il lettore riuscisse a ricordarsi (e che non morissero nell’arco di 5 minuti) e ne apprezzasse la complessità caratteriale, le varie abitudini.

Insomma che notasse come l’isola di Cava, in mezzo alla devastazione piu’ totale, fosse comunque un mezzo paradiso terrestre.

Da un punto di vista grafico, sicuramente azzeccato è stato lo stile di Javier Barreno, molto truculento e dettagliato (ricalcante molto lo stile delle prime storie di Crossed) unito ai colori di Juanmar, diverso discorso per lo stile di Fernando Melek, che in alcune occasioni sembra fin troppo semplice e carente di alcuni particolari che ne avrebbero sicuramente amplificato la qualità.

In conclusione, si tratta di una saga da leggere a tutti i costi, anche per coloro che inizialmente evitarono Crossed per l’elevato livello di violenza e sadismo. Questa è una storia che forse (un giorno) potrebbe essere tranquillamente adattata in una miniserie televisiva.

Per tutti gli altri lettori costituisce comunque una storia post-apocalittica ben scritta e caratterizzata (con i dovuti omaggi “sanguinolenti “all’universo di Crossed), un acquisto che mi sento di consigliare a tutti gli amanti del genere splatterpunk.

 

 

Crossed: Manchi solo Tu

13.50
Crossed: Manchi solo Tu
7.4

Sceneggiatura

8/10

Disegni

6/10

Scorrevolezza

8/10

Originalità

7/10

Complessità della trama

8/10

Pros

  • Notevole deviazione dal canone di Crossed
  • Simon Spurrier ai massimi livelli su Crossed
  • Javier Barreno particolarmente in forma
  • La struttura in brevi episodi contribuisce enormemente alla scorrevolezza della trama
  • Peccato sia finito

Cons

  • Tuttavia deve piacervi Crossed
  • Si tratta comunque di benchmark già ben rodato
  • Peccato per lo stile di Fernando Melek
  • Deplorevole dover tornare alle storie normali di Crossed

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