Crossed, la Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Recensione del brossurato/edizione in pelle “umana” del primo ciclo di Crossed, la saga post-apocalittica ideata da Garth Ennis (Preacher, The Boys, The Punisher, War Stories, Stitched et al.) e Jacen Burrows (Providence, Dark Blue, Neonomicon). Attualmente esaurito sul sito Panini.

Garth Ennis non è sinonimo di novità quando si parla di storie “forti” e politically incorrect; l’ Autore dispone sicuramente di un grande seguito di pubblico, molte delle sue creazioni sono ad oggi ritenute delle vere e proprie icone del fumetto moderno. Basti pensare a lavori come PreacherThe Boys e anche a The Punisher, tutti prodotti che, volenti o nolenti, hanno elevato nell’ Olimpo degli autori geniali, e altrettanto controversi, anche Garth Ennis.

Non si può però sottacere l’elevato tasso di discussioni che le storie di Ennis portano con se. Che sia la religione o l’eccessiva violenza il risultato non cambia: Ennis è uno scrittore che divide fortemente i suoi lettori ed i suoi detrattori.

Tema centrale di quasi tutte le storie dell’ Ennis è sicuramente la violenza, un fattore che poi si trasforma e si adatta a seconda del tipo di storia che l’autore vuole raccontare: violenza come redenzione, violenza come vendetta, violenza come divertimento.

Nel caso di Crossed è una violenza come mezzo per la sopravvivenza.

Altri temi “circolari” di Ennis riguardano sicuramente il massiccio uso di protagonisti maschili, un linguaggio grezzo e volutamente scurrile e svariate decapitazioni. Il tutto condito con numerose sequenze fortemente sessuali e ripugnanti, talvolta al limite dello stupro. Massiccia è altresì la presenza di battute e immagini a sfondo sessuale e specificamente incentrate sul pene maschile (motivo ricorrente in tutte le sue opere). Crossed non fa eccezione, non a caso il cattivo principale del primo volume viene affettuosamente chiamato dai protagonisti “C***ocavallo”, in quanto armato di un “grazioso e petaloso utensile adatto ad accarezzare le altrui facce” (n.d.r.).

OH BLOODY HELL

Ma di cosa parla Crossed esattamente? Avete presente The Walking Dead, 28 Giorni dopo, Resident Evil e The Last of Us? Se si, buttate tutto in un calderone e aggiungete un pizzico di trash e qualche spruzzata di sangue umano e avrete Crossed.

Il tema centrale di Crossed prende le mosse da una presunta epidemia, di cui tra l’altro non è fatta menzione dell’ origine e del fattore scatenante (anzi, le origini dell’ epidemia vengono spiegate nei numeri 50-56, cd. “Sottile linea rossa”, scritta sempre da Ennis), che trasforma gli esseri umani in una sorta di zombie, ovvero, soggetti che non sono propriamente “morti” ma che ragionano e si comportano come se fossero degli animali assetati di sangue.

Quando non sono assetati di sangue, perlopiu’ altrui (anche se non disdegnano gli omicidi dei propri simili), sono però decisamente inclini alla violenza sessuale, al cannibalismo e ad altre cose che sembrano essere uscite direttamente da rotten.com.

Ma l’ epidemia che trasforma gli esseri umani in “scrociati” (per via della croce che si formasuh viso di coloro che vengono infettati) non si ferma qui, oltre a privare loro di qualsivoglia raziocinio fa si che questi si riducano a porre in essere le loro peggiori fantasie e desideri. Il tutto senza alcun limite, né morale né materiale, pur mantenendo alcune delle abilità ordinarie che avevano nella loro normale vita (es. se da umano ero un soldato, da infetto sarò comunque in grado di usare un’ arma e la usero’ solo ed esclusivamente per uccidere). La contaminazione poi può avvenire anche solo col contatto con i fluidi corporei (sputi e altra roba disdicevole).

Su questo effetto Ennis calca molto la mano, e si assicura che la matita del suo collaboratore sia la piu’ grottesca e stomachevole possibile. Insomma si tratta di una lettura non proprio per tutti.

Personaggi principali della storia sono (inizialmente) cinque sopravvissuti che dovranno fare del loro meglio per cercare una sorta di safe haven in un mondo senza Dio e senza piu’ esseri umani.

In un mondo in cui i crismi e i dogmi della società moderna lasciano il posto a comportamenti e situazioni tipici delle tribu’ preistoriche, o comunque di un periodo semi-tribale. Un periodo molto simile a quella della sopravvivenza del piu’ forte, una sorta di selezione naturale distopica.

Lievi spoiler e immagini forti e disgustose a seguire.

Crossed non è una storia per tutti, che sia chiaro nuovamente, così come non lo sono le altre opere di Ennis; l’uso massiccio di espressioni volgari sommato alla notevole presenza di scene violente e disgustose dovrebbe già rendere l’idea del tono della storia e della sua progressione.

Ma questo non dovrebbe sconvolgere i lettori più fedeli all’autore.

Questa è una storia di sopravvivenza, non ci sono eroi, solo vittime e dolore.

L’ Autore pone una gran cura nel ricordarci questo particolare, si assicura che mai, e sottolineiamo MAI, vi sia un momento di tranquillità e speranza per i protagonisti. Ed anche quando vi sono dei momenti di relativa quiete, Ennis (coadiuvato da Burrows) è molto efficace nel trasmettere quel perenne senso di allerta e di sofferenza che permea il viaggio dei protagonisti.

La narrazione segue una linea semplice, e tuttavia molto efficace. Succede un evento X e delle persone Y si trovano a dover prendere delle decisioni, decisioni che normalmente non sarebbero portati a prendere.

Non si sa molto dei cinque sopravvissuti iniziali, salvo qualche sparuto ed esiguo flashback e qualche linea sulle loro abitudini pre-epidemia, ma è proprio questo il fil rouge dell’autore: i personaggi non sono importanti, è la storia ad esserlo.

Traccia di questo modus operandi si rinviene ciclicamente durante tutte le dieci parti del volume, specie quando personaggi visti un paio di pagine prima vengono uccisi come se nulla fosse e letteralmente cancellati dalla storia, e dalla memoria dei sopravvissuti, come se non fossero mai esistiti (e tale risultato viene ottenuto con lo spostamento in avanti di un paio di giorni della narrazione n.d.r.).

Ennis poi si assicura di non lasciare nulla al caso quando pone il lettore di fronte ad alcune “discutibili e decisamente inopportune questioni morali”, basti qui accennare all’intermezzo coi bambini (parte quattro).

Ennis non ha pietà per il lettore medio, non c’è alcun spazio per la moralità nel mondo di Crossed, è un inutile orpello del passato, l’epidemia ha portato via tutto, non solo le vite dei protagonisti ma anche il lusso di poter decidere in base a dei principi morali.

La storia poi prosegue essenzialmente su un unico binario, senza nessuna sotto-trama, la fuga dei protagonisti verso l’ignoto, perennemente assediati dal male e “appiedati” da personaggi non in grado di difendersi da soli (la cieca e il figlio della co-protagonista).

Come detto sopra relativamente ai momnti di quiete, è il senso di onnipresente paura e angoscia a reggere tutto il ritmo della storia, la consapevolezza interiore di non poter fuggire dall’ orrore, di non potersi svegliare da questo incubo.

Un incubo che gli stessi personaggi fanno fatica ad accettare, cercando al limite di sopravvivere ogni giorno un po’ di più e di non scivolare nella follia e nella disperazione. Ma è chiaro che l’umanità così come conosciuta dai protagonisti è finita.

Garth Ennis pare aver “barattato” la presenza dell’ umanità con la rinascita del pianeta Terra, un argomento alquanto attuale anche oggi nella vita vera (nel senso che faremmo un grande favore a “Madre Natura” se ci estinguessimo o la smettessimo di abusare delle risorse del pianeta).

Fortunatamente, merito di Alan Moore che nella miniserie Crossed+100 spiegherà come nel giro di un secolo la società umana abbia iniziato a riprendersi dall’epidemia scrociata, seppur sottoforma di arcaiche formazioni sociali e per il tramite del recupero di alcuni istituti come il baratto e altre consuetudini tipiche del medioevo.

Ritornando a Crossed, nel corso di dieci numeri vi sono almeno una ventina di momenti davvero disgustosi e ripugnanti (su cui Jacen Burrows davvero non si risparmia), scene grottesche e aberranti di stupri e mutilazioni, infanticidi come unica soluzione possibile, decapitazioni al limite dell’umana concezione e duelli a colpi di organo riproduttivo maschile. È in queste scene che si vede il ripudio, da parte di Ennis, della moralità del bigotto, ogni scena pare essere calibrata proprio su chi fa della moralità lo scudo per ogni situazione. Situazione che però deve rispondere ai desideri e al comportamento di chi “impugna lo scudo”.

Ma ecco che la lezione di moralità di Ennis viene fuori nelle ultime pagine del volume, in un’ occasione ben specifica. I due protagonisti rimasti in vita decidono di avviarsi in solitaria verso “l’ignoto”, e nel mentre si pongono la seguente domanda, chi sono/erano gli scrociati in origine?,

Stando al protagonista: “[…] Erano ogni bruto. Ogni sadico. Ogni stupratore, pedofilo e torturatore. Ogni pulitore etnico, serial killer, zelota, tiranno, assassino nel nome di dio. Ogni terrorista e attentatore. Ogni sorridente criminale eletto dal popolo. Ogni crudele genitore di merda che non avrebbe mai dovuto avere figli. E’  qualsiasi cosa cattiva e degradante che un uomo o una donna siano costretti a fare per affrontare il male. I segni sul volto non sono che l’immagine degli squarci sulle nostre anime“.

Ecco il risultato a cui ambiva Ennis fin dall’ inizio, in un mondo abbandonato da tuttto e tutti, chi è davvero il buono? E chi è davvero il cattivo? La risposta è tutti e nessuno.

Tutti sono segretamente i “mostri” raccontati dall’autore, tutti hanno al loro interno un lato oscuro in attesa di essere svelato, tutti sarebbero disposti ad abbandonare la loro “comfort zone” se questo servisse a salvare la loro vita.

L’unico lieto fine per i protagonisti di Crossed pare essere dato dall’ ultima pagina, una sorta di “il sole esiste e sorge sempre per tutti”, ma è l’unico momento di pseudo-speranza in un mondo totalmente raccapricciante e privo di salvezza. Si tratta in ogni caso di una “vittoria di Pirro” per i protagonisti, dato che non ci è dato sapere se sono sopravvissuti.

Del resto la morale, ammesso che ve ne sia una, pare essere proprio questa: a quali valori/principi ti aggrapperesti se succedesse una cosa simile a quella di Crossed? Quali dei principi che convenzionalmente, e socialmente, ci definiscono verrebbero mantenuti in una situazione simile? Per Ennis la risposta è solo una, nessuno.

Per l’autore siamo tutti i mostri di noi stessi.

Mostri a cui non è permesso il lusso, in date circostanze, di scegliere tra il bene e il male, tra il bianco e il nero, relegati ad un unica scelta: il grigio“.

What lies ahead

Nonostante Ennis avesse dichiarato, originariamente, di non avere piu’ storie da raccontare su Crossed (ma di essere d’accordo con la sua continuazione per il tramite di altri autori, purché non venisse utilizzato il suo cast di personaggi), vi sono stati almeno altri tre archi narrativi da questo scritti: Ciò che resta del mondo, L’inglese fatale e La sottile linea rossa (narrante le origini dell’epidemia e la situazione col paziente zero). Tutti i restanti numeri hanno avuto autori e disegnatori a rotazione, anche se principalmente la serie è stata mandata avanti da Simon “Si” Spurrier e David Lapham.

Successivamente a questo primo arco narrativo vi sono stati altri due mini-cicli (Valori di Famiglia e Psicopaticoprima dell’inizio del maxi-ciclo Terre Selvagge (100 numeri) in cui vari autori si sono soffermati su diversi protagonisti e diverse storie del mondo di Crossed.

La serie principale ha poi generato tre spinoff, uno dei quali non ancora raccolto in Italia (Crossed: Dead or Alive), ossia Crossed: Wish You Were Here (raccolto in quattro brossurati, Crossed: Manchi solo Tu) e Crossed + 100 di Alan Moore (e Spurrier) con artisti vari.

Ambo gli spinoff saranno oggetto di recensione nei prossimi giorni/settimane, si può però anticipare come lo stile usato da Spurrier (in Manchi solo Tu) e Moore (in + 100) differisca completamente da quello utilizzato da Ennis nel suo ciclo. Entrambi gli autori paiono infatti piu’ interessati a recuperare quel barlume di speranza che il mondo pare aver perso dopo il Day-0 dell’ epidemia piuttosto che chiosare ripetutamente su smembramenti, stupri e mutilazioni.

Notevole è infatti l’attenzione profusa dai due autori sui personaggi dei relativi spinoff, sulla loro caratterizzazione, sui loro desideri e sulle loro aspirazioni. Una cosa totalmente sconosciuta nella serie principale (Crossed). Una piacevole deviazione dal perenne senso di angoscia di questa, un focus molto piu’ marcato sulla rinascità della società, sul superamente della crisi e sulla voglia di riscatto.

Particolare, poi, è il linguaggio usato da Moore in +100, una scelta forte e coraggiosa, tipica del Bardo di Northampton, ma non voglio spoilerare nulla per il momento.

Menzione d’onore va poi a Jacen Burrows, neanche il compianto Steve Dillon sarebbe stato in grado di realizzare dei disegni tanto terribili e disgustosi (non dal punto di vista qualitativo, sia chiaro). Burrows pare avere un talento naturale per ambienti post-apocalittici e situazioni di sconforto e disagio, e questa cosa pare ancora piu’ evidente nel corso dei dieci numeri del ciclo, ove si vede l’iniziale ottimismo dei personaggi via via scemare in una sorta di rassegnazione fatalista della propria situazione, una vivida presa di coscienza relativa al proprio scuro futuro.

Dettagliatissime sono poi le scene (ripugnanti) di violenza, mai si erano visti degli smembramenti e delle decapitazioni cosi’ vivide e grottesche, mai si era visto un orrore simile. Perché alla fine Crossed è una storia dell’orrore, non dissimile dalle produzioni survival-horror a cui il mercato della celluloide (e videoludico) ci ha abituato nel corso degli anni.

Complice dell’ ottimo lavoto di Burrows è poi il colorista, Juanmar, che con una palette principalmente piatta e a tinte fortemente spente, riesce a restituire proprio l’immagine di un mondo spento e abbandonato da Dio. Non era un’ impresa facile, ma Juanmar riesce certamente a valorizzare ancora di piu’ il lavoro fatto da Burrows.

Next: Crossed + 100 di Moore e Andrade

Crossed Vol. 1

Crossed Vol. 1
7.9

Storia

8/10

Comparto artistico

9/10

Originalità

7/10

Scorrevolezza

9/10

Pros

  • Ennis ritorna con una fantastica storia tanto fantascientifica quanto orrorifica
  • Una storia davvero terribile, in cui si assiste a un crescendo di violenza e di morte
  • Comparto artistico davvero azzeccato per il tono della storia, specie il tratto "disgustoso" di Burrows
  • Talmente interessante da essere continuata per circa altri 130 numeri, tra spinoff e mini-cicli
  • L' antagonista principale riesce a riassumere "brillantemente" tutti i temi piu' cari all' autore

Cons

  • Solo per stomaci forti e per i fan di Garth Ennis
  • Nessuna parvenza di moralità, scordatevi dei bei sogni quando andate a dormire dopo aver letto Crossed
  • Alcune scene sono davvero disturbanti e forse inappropriate per la maggioranza dei lettori
  • Non tutti i restanti numeri sono altrettanto interessanti come questo primo ciclo (però sono meno orripilanti e sanguinolenti)
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Da fan di The Last of Us, sono assolutamente sconvolto da questa serie che ammetto di scoprire proprio grazie a questa recensione particolarmente post-apocalittica! Adesso non devo far altro che lanciarmi in questa lettura "leggera" ahahahah Grandi ragazzi per questa ottima recensione!

2

Raga, capitato x caso, ma ci tenevo a dirvi che è il miglior articolo di recensione trovato su crossed in rete. Complimenti a chi lo ha scritto

Alessandro Niro
3
Alessandro Niro

Grazie Carax! Si Massimiliano ha approfondito molto bene il tutto 🙂 Segnaci tra i preferiti per la recensione di altri fumetti, non te ne pentirai! 😀

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