Crispiano Comix 2016: Intervista a Gianfranco Vitti

Eventi
Stella Artuso
Classe 1994. Friulana d’origine, barese di nascita e scozzese d’adozione, (ma non lo dite al suo accento, lui è americano e non ammette ragioni!) Stella cresce con la sindrome di Lady Oscar. Si avvicina al mondo nerd in tenera età, complici l’avversione per il rosa e le sfide all’ultimo sangue con un padre che non ammette sconfitte a Max Payne. E a GTA. E a Need for Speed. E…insomma! Un padre che non ammette sconfitte. Ducatista sfegatata, ha una passione per ogni cosa che abbia ruote (biciclette escluse n.d.a) ed è affetta da bibliomania incurabile. È molto probabile che muoia seppellita dai suoi stessi libri o per una battuta al momento sbagliato e ad una persona sbagliata.

Classe 1994. Friulana d’origine, barese di nascita e scozzese d’adozione, (ma non lo dite al suo accento, lui è americano e non ammette ragioni!) Stella cresce con la sindrome di Lady Oscar. Si avvicina al mondo nerd in tenera età, complici l’avversione per il rosa e le sfide all’ultimo sangue con un padre che non ammette sconfitte a Max Payne. E a GTA. E a Need for Speed. E…insomma! Un padre che non ammette sconfitte. Ducatista sfegatata, ha una passione per ogni cosa che abbia ruote (biciclette escluse n.d.a) ed è affetta da bibliomania incurabile. È molto probabile che muoia seppellita dai suoi stessi libri o per una battuta al momento sbagliato e ad una persona sbagliata.

In occasione del Crispiano Comix tenutosi la scorsa settimana, la nostra redazione ha incontrato ed intervistato un ospite d’eccezione: il disegnatore Gianfranco Vitti.

Classe 1975.  È  insegnante e membro del direttivo dell’associazione culturale “LABO”, da anni impegnata nella valorizzazione della cultura fumettistica a Taranto e provincia nonché vincitore del Lucca Project Contest nel 2012 e di numerosi altri premi.

L’intervista di seguito riportata è a cura di Stella Artuso.

Gianfranco Vitti. Chi è. E cosa significa essere un disegnatore.
Eh…chi sono? Sono un “ragazzo” del ’75  che ha sempre sentito la passione per questa disciplina artistica. Ho sempre disegnato. Da che mi ricordi fin da bambino ho sempre avuto la matita in mano. Ho sviluppato la passione per il disegno innanzitutto. Successivamente la malattia per il fumetto grazie a mio padre. Infatti mi passava i suoi fumetti storici di quando era ragazzo. Primo fra tutti Tex. Certamente ho avuto modo di conoscere Topolino. Un classico dei piccoli e sono rimasto affascinato da questo mondo. Perché poi si tratta di un mondo, no?  Il poter raccontare una storia tramite immagini. Il fatto che si trattasse di un mondo facilmente accessibile per i giovani perché con pochi soldi si poteva avere fra le mani una storia, delle immagini… è da lì che è nata questa passione. Prima come lettore e poi come autodidatta. Ho iniziato a disegnare i miei fumetti orripilanti come tutti. (ride)

C’è chi dissentirebbe.
Mah… insomma! Quando non hai le basi puoi anche avere un certo talento ma non fai tanto caso a ciò che fai…sperimenti. Vedendo adesso i disegnini che mia madre ha conservato gelosamente fa un po’ specie vedere il mio sviluppo in fatto di stile e via dicendo. Successivamente ho avuto modo di frequentare alcuni corsi in parallelo alle scuole professionali d’arte. Ho frequentato la scuola professionale di grafica pubblicitaria e l’Accademia di Belle Arti a Lecce dove mi son poi laureato in Pittura. Però ho sempre sviluppato la passione per il fumetto e quando ho incontrato il LABO (Il LABOratorio del Fumetto) direi che il destino si è messo di mezzo. È nata una bella collaborazione che è culminata poi con la vittoria del Lucca Project Comix nel 2012 in associazione con Gabriele Benefico e Fabrizio Liuzzi. Gabriele al colore e Fabrizio alla sceneggiatura mentre io mi occupavo dei disegni. Ed è nato questo personaggio francese da una caricatura che avevo in mente da tanto tempo.

Esattamente. Parliamo del protagonista: l’investigatore André Dupin. Durante le mie ricerche mi son imbattuta in un altro personaggio ‘locale’ col quale il tuo personaggio sembra condividere una straordinaria somiglianza familiare: Rodolfo Valentino.* Si tratta di un caso o di un vero e proprio omaggio?
Ti dirò… si tratta di una semplice casualità. Pur conoscendo Rodolfo Valentino, le origini del mio personaggio hanno tutt’altra motivazione: la mia passione per la Francia (Paese che ho sempre adorato e che ho visitato) e per il fumetto francese in particolare.

*R.Valentino è nato e cresciuto a Castellaneta, nel tarantino. Come André Dupin proviene da una famiglia mista: madre francese e padre italiano.

La bande dessinée?
Esatto! Completamente diverso dal fumetto italiano. E poi l’amore per la mia città ovviamente! Mi sono sempre chiesto leggendo i fumetti come sarebbe stato ambientare un fumetto nella mia città? Tutte le storie che conoscevo erano ambientate nelle grandi metropoli. Se non era New York era Parigi. Se non era Parigi era Londra. Dylan Dog ne è un esempio.
Perciò mi sono detto perché non a Taranto? Prima di tutto la conosco bene. Quindi sarebbe stato più facile reperire il materiale. Come di certo saprai un disegnatore deve procurarsi per ogni suo lavoro quella che viene chiamata in gergo la ‘bibbia d’immagine’ dalla quale attingere per i suoi paesaggi, il vestiario, il colore locale…Insomma ho voluto sperimentare. E poi la mia passione per gli anni Cinquanta, per l’aria culturale che si respirava all’epoca, per il bianco e nero… dopotutto noi disegnatori siamo così. Assorbiamo, assorbiamo tutto. E quello che più ci sensibilizza ci vien naturale tirarlo fuori. Io proposi l’idea a Gabriele e Fabrizio e loro si dimostrarono più entusiasti di me in verità. (sorride)
‘Dai Gianfranco prova!’ mi dicevano. Io ero in quella fase in cui ormai non ci credevo più. Tutto ciò che facevo lo facevo solo per passione. Tuttavia, spinto dal loro entusiasmo, ho iniziato il progetto e l’abbiamo poi mandato a Lucca e fra più di mille elaborati hanno premiato il nostro! Fin dalla selezione iniziale… da quando eravamo stati ammessi alla finale noi eravamo strafelici. Puoi ben immaginare alla finale! Bisognava presentarsi a Lucca ed io non ci andai nemmeno. Pensa te quanta fiducia avevo nel progetto! (altra risata) Quando Fabrizio mi disse che avevamo vinto credevo mi stessero prendendo in giro, davvero non riuscivo a crederci.
Ma dopo questa vittoria ce ne sono state altre.

Il premio Nuvolette?
Si. Premio di cui vado molto orgoglioso. Non per il premio in sé, perché insomma i premi lasciano un po’ il tempo che trovano ma per aver conseguito un premio nella mia terra. Perché mi è stato dato da persone che hanno sinceramente apprezzato il mio lavoro. Una cosa bella! Inoltre è coinciso con un periodo particolare della mia vita. Mia madre era venuta a mancare da poco ed è stato per me naturale dedicarglielo non fosse altro per tutto il supporto che mi ha regalato. Era una persona che mi spronava sempre a provarci e a non abbattermi. A crederci sempre. Nonostante per me quello del disegnatore fosse (e sia tutt’ora) un lavoro parallelo.  Che poi… chiamarlo lavoro di per sé è una forzatura. E’ una…una…

Una passione.
Assolutamente. Ciò che faccio lo faccio con passione. Non si può dire un lavoro. Fare una cosa che ti piace e venire anche pagati per farla? (risata di cuore di entrambi)
Ad ogni modo ho avuto altre occasioni di poter utilizzare la mia tecnica in ambiti diversi. Per esempio ho illustrato un libro per bambini pubblicato da Gaia Favaro, Le Storie di Pilù. E a breve illustrerò un suo secondo libro.

Oh. Un’esclusiva? (ammicca)
Direi di si. Ci stiamo lavorando. Con lei c’è anche un altro progetto in cantiere ma preferisco non parlarne ancora… beh è sempre un fumetto. Anzi una graphic novel. Scritta a quattro mani. Tutta acquerellata. (Nonostante la reticenza siamo riusciti ad estorcergli qualche dettaglio tutto sommato!)

A proposito di acquerelli…l’altra tua grande passione no? Come è possibile conciliare questa tecnica e quella tipica della bande dessinée? Ti sei ispirato a qualcuno? Hergé per esempio?
Beh Hergé è un maestro! Però più che Hergé…ti faccio il nome di Vittorio Giardino. Pur essendo italiano di nascita è francese d’adozione. Paradossalmente è il classico esempio di profeta non in patria. In Francia ha avuto una grande eco per la sua bravura. Usa una tecnica tipica da bande dessinée: linea chiara, pulitissima. I suoi disegni sono favolosi ed acquerellati. Perciò concilia queste due tecniche splendidamente e pur avendo due stili diversi mi ispiro indubbiamente a lui per sensibilità ed apprezzamento.
La bande dessinée infatti si rifà proprio alla linea pulita anche se in Francia il colore è d’obbligo. La cultura del fumetto francese è totalmente diversa da quella italiana. Se leggessi le classifiche dei libri più venduti in Francia quasi sicuramente fra i primi dieci ti accorgeresti che c’è una graphic novel o un qualche fumetto. I disegnatori e gli autori in Francia sono visti in maniera diversa. In Italia la situazione è differente sebbene negli ultimi tempi il mondo del fumetto stia cambiando. Grazie a Gipi e a Zerocalcare alcuni taboo, che vogliono il fumetto come opera per bambini e ragazzi, vengono pian piano a smantellarsi.
Io sono del parere che tutto ciò che può darci qualcosa, che può narrare qualcosa non può essere etichettata per ‘bambini.’ Ti regala qualcosa. E poi il bello delle graphic novels è che spesso sono biografiche. Gli stessi artisti riversano sul loro libro le proprie esperienze personali magari sotto falso nome o sotto le sembianze di un personaggio diverso. Ti faccio l’esempio de Il blu è un colore caldo.
Il film che ne è stato tratto (La vita di Adele)  ha avuto un’eco straordinaria ma l’autrice della graphic novel è una ragazza francese (Julie Maroh) che racconta una sua particolare esperienza saffica. Molto profonda sebbene il film prenda una direzione diversa da quella della graphic novel. Quest’ultimo ha uno sviluppo diverso, più drammatico. Il punto di partenza è quello però! Il cercare una risposta dentro se stessi. È questa la storia di questo romanzo perché di un romanzo si tratta. Un romanzo fatto di immagini.

Tornando alla tua collaborazione con Gabriele e Fabrizio…tutti e tre siete diversi per personalità ed inclinazioni eppure siete riusciti a portare avanti con successo un progetto di pregio. Come ci siete riusciti?
Non in maniera semplice questo è certo! Ci sono stati diversi scontri come è naturale che sia. Quelli maggiori son stati fra me e Fabrizio. Gabriele poveretto si è trovato a fare da paciere! Fabrizio infatti ha sempre rivendicato il suo ruolo di sceneggiatore mentre io quello di creatore del personaggio. Determinate situazioni dunque ci hanno portato a delle discussioni perché lui aveva una diversa visione non solo di Dupin ma anche della sua spalla, Agata.
Fabrizio desiderava dare maggior risalto ad Agata. Al fatto che fosse lei in realtà il cervello della coppia. Io avevo immaginato diversamente il personaggio. Un po’ più scontroso. Più tenebroso. Anche l’atmosfera del fumetto doveva essere inizialmente meno ironica di quella che poi ha finito per diventare. Alla fine però abbiamo trovato un accordo. Siamo riusciti a mantenere un giallo dall’intreccio discreto e a far risaltare il rapporto fra questi due personaggi. E forse il grande successo del fumetto (Delitto d’Autunno è andato completamente esaurito!)  è stato proprio nel rapporto fra i due. Fra il misogino Dupin e l’emancipata Agata.

Ribalta decisamente l’idea che si aveva all’epoca delle donne.
Esattamente. L’idea era quella. Presentare questa ragazza che vuole essere indipendente e che vuole dimostrare di non essere solo una ‘donna’. Come è giusto che sia. Sono un sostenitore dei pari diritti. Sicuramente il successo è dovuto a questa particolare alchimia che si crea tra i due personaggi. Ad ogni modo abbiamo poi avuto la possibilità di progettarne il secondo numero. Purtroppo non siamo riusciti a trovare un accordo con la BD perché ormai si limita a pubblicare prodotti già “pronti”, italiani ed esteri. In sostanza devono solo tradurre e portare sul mercato. Non devono quindi pagare autori etc.
Non ci siamo abbattuti però e due anni fa è uscito Torrido Inganno. Un altro giallo ambientato a Taranto in un’estate per l’appunto torrida.

Ricapitolando. Gli scontri maggiori li hai avuto con Fabrizio. La cosa francamente mi sorprende. Avrei puntato su Gabriele in quanto colorista. (I rapporti fra disegnatori e coloristi sembra siano notoriamente conflittuali)
No. No. Assolutamente. La colorazione di Delitto d’Autunno è una colorazione in scala di grigi. Prima di iniziare facemmo una riunione. Pensammo: a colori? Ce la facciamo? Una tavola a colori è un lavoraccio.
Ci guardammo negli occhi e decidemmo per le tinte in bianco e nero che un po’ richiamano il genere noir dell’epoca. Quindi in tal senso il ruolo di Gabriele è andato un attimo a perdere di spessore occupandosi di tavole in bianco e nero. Specialmente vista la maestria nella materia. È un ottimo colorista e lo si vede dalle sue illustrazioni. Con lui oltre ad un rapporto lavorativo ci lega un rapporto d’amicizia. Siamo amici nel vero senso della parola. Condividiamo tanto. Lui per ora vive a Milano ma ci sentiamo assiduamente durante l’anno. Si è sempre presenti l’uno per l’altro nei momenti difficili.

La domanda è d’obbligo. Ci sarà un terzo episodio?
E’ già in preparazione.

Qualche anticipazione? (occhiolino)
(ridendo) Si chiamerà Freddo come la neve.  Sarà ambientato a Taranto durante una famosa nevicata che si verificò nel 1957. Abbiamo deciso di prendere come spunto questo particolare periodo in cui vedremo una Taranto completamente innevata e dove si aggirerà un assassino.
Non so dirti ancora quando uscirà perché parallelamente sto lavorando ad altri progetti, ho il mio lavoro e un bambino piccolo di cinque anni. (Non so cosa possa dargli più filo da torcere!) Disegno di notte!

Gianfranco…c’è un fumetto o un personaggio che avresti voluto creare e/o disegnare tu?
Santo cielo. Ce ne sono tanti…è talmente difficile. Sai cosa? Nell’arco di una vita si attraversano diverse età. Ogni età ha le sue passioni. Quindi io ho attraversato la fase di Tex, quella di Topolino. Addirittura quella dei manga. C’è stato un periodo in cui leggevo moltissimi fumetti giapponesi. Ad esempio adoro Taniguchi che comunque si rifà moltissimo al fumetto occidentale. Mah…non ti dico un personaggio quanto un autore: Vittorio Giardino. Se dovessi proprio citarne uno italiano per quanto banale direi Tex. Rimane davvero il capostipite del fumetto italiano.

L’ultima domanda prima di lasciarci. Ricordi il primo fumetto e la prima graphic novel che hai letto?
Il primo fumetto che ho letto è stato sicuramente Tex. Mio padre ne aveva uno scatolone pieno in cantina alla villa. Ogni tanto mi vedeva sfogliare un Topolino che, in tutta sincerità, non ricordo come mi finisse tra le mani e mi diceva di “leggere questo [Tex] anziché Topolino.” All’inizio mi sembrò una cosa troppo da ‘adulto’ poi ne rimasi stregato. Sono stato catapultato in un mondo in cui la scrittura era matura. I personaggi che si muovevano negli ambienti e le loro storie erano più mature.
Per quanto riguarda la graphic novel, la prima, di cui mi sono poi innamorato, è stata Blankets (Craig Thompson). Una storia biografica meravigliosa di un ragazzo. Bellissima. Vincitrice tra l’altro di moltissimi premi. Consiglio vivamente di leggerla.

Gianfranco è stato un piacere parlare con te. Non mi resta che farti gli auguri a nome mio e dei lettori per i tuoi progetti futuri. Ti ringrazio per la disponibilità.
Assolutamente. Grazie a te.

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