CineMAH! – Intervista con Leo Ortolani

Eventi
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Leo Ortolani, uno dei nomi più importanti del fumetto italiano, noto principalmente per le avventure del suo personaggio Rat-Man, protagonista dell’omonima testata edita dalla Panini Comics, è anche attivo nell’ambito delle sue recensioni cinematografiche che pubblica periodicamente sul suo blog ufficiale, che potete visitare cliccando qui. Sono difatti proprio le recensioni le protagoniste della sua ultima opera a fumetti: CineMAH! – Il Buio in Sala, edito dalla BAO Publishing. In occasione del lancio pubblicitario al Lucca Comics & Games di quest’anno. NerdPlanet.it lo ha intervistato riguardo questa sua nuova opera e tanto altro.

Ecco di seguito l’intervista.

Nel suo ultimo libro “Il Buio in Sala” lei ha recensito, con il suo stile, film più o meno recenti. Lei come descriverebbe il cinema odierno? Pensa che si sia perso e/o si sia guadagnato qualcosa rispetto al passato?

“Be’, intanto le 33 recensioni de IL BUIO IN SALA non hanno assolutamente la pretesa di rappresentare il cinema odierno. Lo dico, per via che qualcuno potrebbe erroneamente pensare che il cinema odierno sia solo cinecomic o poco altro. In realtà il cinema odierno è talmente vasto e variegato che è un piacere da scoprire. E dico da scoprire perché spesso film interessanti provengono da case di produzione minori oscurate, nella promozione, dai cosiddetti blockbuster. E quindi evviva! Non stiamo a guardare al passato. Il cinema è un’arte e come tale deve guardare sempre avanti. Arrivare là, dove nessun regista è mai giunto prima. Non abbiamo perso niente. C’è tutto da guadagnare. Ed è solo così che si creano i capolavori. Osando strade nuove. Fallendo, anche. Ma senza stare a pensare che prima era meglio e adesso stiamo attraversando crisi di idee e non ci sono più i grandi attori di una volta. Falso, falso, falso. Un giorno qualcuno citerà un film del 2016 come un grande classico del cinema. E rimpiangerà questi tempi. Ma anche in quel caso, sbaglierà. Perché nello stesso momento in cui lo dirà, qualcuno, da qualche parte, starà girando un nuovo capolavoro.”

È nota la sua passione per il mondo di Star Trek, e lei ha già reso chiaro più di una volta il suo pensiero circa il lavoro di J.J. Abrams con il brand. Come ha visto l’ultimo film? Ha pensato di pubblicare una recensione singola come ha fatto per “Star Trek: The Motion Picture“?

A mio criticabile parere, Abrams è un discreto regista che tuttavia non rischia mai. E questo, per un franchise come quello di Star Trek, dove la filosofia risiede tutta nell’esplorare nuovi mondi e nuove civiltà è un’offesa al pubblico e alla sua intelligenza. Beyond prova se non altro a raccontare qualcosa di nuovo, che alla fine lascia un senso di compiutezza e di solidità. Non sarà il film della vita, ma si distacca dai suoi predecessori e tenta un salto, anche con la moto. Non credo che ne farò la recensione, non ho al momento tanto tempo e ci sono altri film che meritano molto di più una disamina a fumetti, basta pensare al balordissimo Suicide Squad.

Lei è il padre di Rat-Man, un personaggio tanto noto in Italia, quanto amato dai fan. Risale ormai a mesi fa l’annuncio della chiusura ufficiale della testata. Come la sta vivendo e quale sarebbe il suo bilancio del suo lavoro con questo personaggio?

La sto vivendo come sempre. Di corsa. A scrivere e disegnare, impiccato come sempre, senza troppo tempo per pensare che sono le ultime storie. Non faccio comunque mai bilanci così importanti del mio lavoro. Non ne sarei nemmeno in grado. Mi basta essere soddisfatto di quello che faccio, storia, dopo storia.”

È ben noto il suo stile divertente e dissacrante ma capace di veicolare messaggi profondi e di contribuire alla costruzione di trame più che soddisfacenti. Secondo lei qual è il ruolo dell’ironia nel fumetto di oggi?

Eh, saperlo. Scusate, se mi fate queste domande sul senso della vita, il mio cervello, che è timido, si rifugia in un angolo del cranio, che c’è un sacco di spazio, tappandosi le orecchie e facendo LALALALALALALNONTISENTOOOOLALALALALA. Non so nemmeno quanta ironia ci sia, nel fumetto di oggi. E di fumetti, oggi, ce ne sono una marea. Nel mio fumetto, l’ironia, l’umorismo, la satira (quella che c’è) sono solo strumenti che utilizzo per mantenere viva l’attenzione dei lettori. Per incuriosirli e spingerli a girare pagina. E magari a comprare l’albo successivo. Strumenti che, in fondo, fanno parte del mio modo di scrivere, del mio modo di vedere le cose. Per questo, immagino, non ho mai pensato che potessero avere “un ruolo” nel fumetto odierno, diverso da quello che attribuisco loro.”

Recentemente l’uso dell’ironia, o quantomeno la leggerezza dello storytelling, è diventato un tema centrale anche nel mondo del cinema e più nello specifico nel filone supereoistico, come vede questa situazione e perché?

Perché se ridi, non stai nemmeno attento alla storia, ti diverti, esci dal cinema e vai a dire ai tuoi amici “Forte, quel film, ho riso un sacco!” Per questo, c’è l’umorismo, nei cinecomic. Per questo ne hanno iniziato a usare a pacchi. Perché sono partiti puntando sull’epicità, ma non gli è riuscito. Scrivere delle storie decenti, ne esce fuori una sana ogni dieci, cosa gli restava da fare, per non perdere soldi? E giù di gag. Credo sia iniziato con IRON MAN; ma per caso, perché avevano un attore vero a interpretare il film. Un attore vero, carismatico e in grado di fare battute. Da lì, giù con lo slittino.

Sempre parlando del cinema supereroistico, a cui lei ha dedicato un grande spazio nelle sue recensioni, molti si domandano se questo genere non sia diventato eccessivo e dannoso al cinema in generale, lei cosa ne pensa?

Esagerati. Come se altri generi non stiano invadendo le sale allo stesso modo. Basti pensare ai film horror o a quelli cafon-catastriofici. O ai comico-demenziali. Se dovessi cercare un responsabile di un “danno” alla cinematografia odierna non saprei certo dove cercarlo.

Ora che il suo progetto principe si sta avviando alla conclusione, sa già quali potrebbero essere i suoi progetti futuri? Potrebbe anticiparci qualcosa?

Ne ho tanti, ma è inutile che ne faccia un elenco, perché dopo la fine di Rat-Man cambierò idea ogni giorno, prima di iniziare qualcosa di nuovo.

In chiusura: nelle pagine autobiografiche che lei ha inserito in Rat-Man Gigante e in questi ultimi numeri di Rat-Man ha raccontato dei tempi in cui ha debuttato nel mondo del fumetto, con tutte le ovvie difficoltà di essere un’artista indipendente autoprodotto, poi in cerca di una casa editrice e, ancora successivamente, come professionista tenuto a tenere un certo ritmo nella sua produzione. Quale sarebbe un consiglio che darebbe a coloro i quali stanno cercando o vorrebbero entrare a far parte di questo mondo?

Voi, a casa, non rifatelo.”

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