Il caso Harvey Weinstein: coinvolti anche Matt Damon e Russell Crowe

Cinema
Nicoletta Salvi

Il caso Harvey Weinstein sta facendo tremare tutta Hollywood: da quando è scoppiato lo scandalo sollevato dal NYTimes e che vede l’onnipotente guru e produttore del cinema Harvey Weinstein accusato di molestie sessuali nei confronti di note attrici, le testate giornalistiche di tutto il mondo non fanno altro che aggiornare, di ora in ora, l’elenco delle ragazze che hanno denunciato le molestie.

Dopo Rose McGowan – pagata, pare, circa 100mila dollari per restare in silenzio e alla quale è stato disabilitato (per circa 12 ore) l’account Twitter per via delle accuse

e la nostra Asia Argento (che in queste ore sta subendo un vera e propria gogna mediatica per via delle sue dichiarazioni)

Anche Kate Beckinsale con un lungo messaggio su Instagram, Angelina Jolie , Gwyneth Paltrow e Ashley Judd, hanno deciso di denunciare la richiesta di favori a sfondo sessuale in cambio di una parte in una grande produzione cinematografica.

I was called to meet Harvey Weinstein at the Savoy Hotel when I was 17. I assumed it would be in a conference room which was very common.When I arrived ,reception told me to go to his room . He opened the door in his bathrobe . I was incredibly naive and young and it did not cross my mind that this older ,unattractive man would expect me to have any sexual interest in him .After declining alcohol and announcing that I had school in the morning I left ,uneasy but unscathed.A few years later he asked me if he had tried anything with me in that first meeting .I realized he couldn't remember if he had assaulted me or not .I had what I thought were boundaries – I said no to him professionally many times over the years-some of which ended up with him screaming at me calling me a cunt and making threats, some of which made him laughingly tell people oh "Kate lives to say no to me ." It speaks to the status quo in this business that I was aware that standing up for myself and saying no to things,while it did allow me to feel uncompromised in myself,undoubtedly harmed my career and was never something I felt supported by anyone other than my family.I would like to applaud the women who have come forward , and to pledge that we can from this create a new paradigm where producers,managers,executives and assistants and everyone who has in the past shrugged and said " well, that's just Harvey /Mr X/insert name here " will realize that we in numbers can affect real change.For every moment like this there have been thousands where a vulnerable person has confided outrageous unprofessional behavior and found they have no recourse, due to an atmosphere of fear that it seems almost everyone has been living in .I had a male friend who, based on my experience,warned a young actress who said she was going to dinner with Harvey to be careful. He received a phone call the next day saying he would never work in another Miramax film ;the girl was already sleeping with Harvey and had told him that my friend had warned her off.Let's stop allowing our young women to be sexual cannon fodder,and let's remember that Harvey is an emblem of a system that is sick,and that we have work to do.

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Traduzione: “Fui contattata per incontrare Harvey Weinstein al Savoy Hotel, quando avevo 17 anni. Mi dissero che l’incontro sarebbe avvenuto in una sala riunioni, cosa assolutamente normale in questi casi. Quando arrivai alla reception mi comunicarono che lui mi stava aspettando nella sua camera.

“Aprì la porta, indossava un accappatoio. All’epoca ero troppo ingenua e troppo giovane e non mi era mai passato per la testa che quell’uomo molto più grande di me e non attraente, potesse suscitare in me alcuna pulsione sessuale. Dopo aver rifiutato di bere alcolici, spiegai che l’indomani sarei dovuta andare a scuola e me ne andai, ero agitata, ma illesa. Qualche anno più tardi, mi chiese se aveva provato a fare qualcosa durante quell’incontro. Capii che lui non ricordava affatto se mi avesse molestata o meno.”

Nel corso degli anni rifiutai diverse collaborazioni con lui – rifiuti che ogni volta finivano con le urla di lui che mi chiamava  f**a e mi minacciava, altre volte andava in giro schernendomi e dicendo “Kate vive per dirmi di no”. Si parla dello status quo in questo tipo di lavoro dove ero consapevole che dicendo di “no” e senza scendere a compromessi, la mia carriera sarebbe stata danneggiata, ma non ho mai voluto il sostegno di nessun altro che non fosse membro della mia famiglia.

Desidero applaudire le donne che si sono fatte avanti e ci si deve impegnare affinché si possa creare un nuovo paradigma dove i produttori, i dirigenti, gli assistenti e tutti coloro che in passato hanno scrollato le spalle e hanno detto “beh, è ​​Harvey / Mr X / mettete il nome qui ” ci si possa render conto che in tanti è possibile realizzare un cambiamento. Per ogni caso come questo, ce ne sono stati migliaia in cui una persona vulnerabile ha confessato un comportamento scandaloso e non professionale e, ha scoperto che non era possibile fare alcun ricorso, per paura.

Ho avuto un amico maschio, che sapendo della mia esperienza, ha avvertito una giovane attrice che era in procinto di andare a cena con Harvey di stare molto attenta. Il mio amico ha ricevuto una telefonata il giorno dopo nella quale gli fu annunciato che non avrebbe mai più lavorato in un altro film prodotto dalla Miramax: la ragazza che era stata avvertita, infatti, aveva deciso di dormire con Weinstein e raccontò di esser stata messa in guardia dal mio amico.”

Non lasciamo che le giovani ragazze diventino il foraggio di certi comportamenti e ricordiamo che Harvey è un emblema di un sistema malato che va curato.

Il caso Harvey Weinstein: ragazze vittime di un sistema malato

La questione del famoso “divano del produttore” è sempre stata nota, taciuta da tutti, ma all’ordine del giorno. Il caso di Harvey Weinstein è quella goccia che ha fatto traboccare un vaso oramai stracolmo di imbarazzo, violenza psicologica e sottomissione, uno scandalo che sta facendo gongolare il gossip e tremare il mondo del cinema hollywoodiano.

Già. Perché se da un lato promettenti attrici come Cara Delevigne hanno denunciato finalmente il fatto e al suo fianco trova in Margot Robbie un’alleata di ferro, che ha commentato: “Cara è tra le persone più coraggiose che io conosco, e oggi lo ha dimostrato di nuovo”, dall’altro abbiamo un vero e proprio putiferio mediatico che si sta allargando a macchia d’olio e nel quale, secondo quanto riportato da diverse fonti come il dailymail, entrerebbero anche Matt Damon e Russell Crowe.

Una giornalista americana, che risponde al nome di Sharon Waxman, avrebbe collegato i due attori – molto legati a livello professionale a Weinstein – a quello che viene ormai già chiamato “caso Weinstein”, in quanto avrebbero cercato di insabbiare un’inchiesta che riguardava i vizi del potente produttore: i fatti risalirebbero addirittura al 2004 e da allora sono passati altri 13, lunghissimi anni di silenzi.

La questione che vede protagonisti Crowe e Damon è ancora da appurare, nel frattempo è stato tirato in ballo anche Ben Affleck che, dopo un accorato post su Facebook dove esprimeva ammirazione per le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare, è stato a sua volta chiamato in causa da una presentatrice di MTV che lo ha accusato di averla palpeggiata nel corso di un’intervista.

Matt Damon e Ben Affleck, lo ricordiamo, proprio grazie ad Harvey Weinstein riuscirono a vincere il Premio Oscar per Will Hunting – Genio Ribelle pellicolla che fu prodotta dalla MIRAMAX, di proprietà dei fratelli Weinstein.

Emma Thompson: ho passato i miei vent’anni provando a togliere dalla bocca la lingua di uomini più vecchi

Ogni giorno, una nuova confessione, come quella dell’attrice Emma Thompson che durante un’intervista ha raccontato cosa vuol dire essere una giovane donna ad Hollywood:Quello degli uomini potenti di Hollywood è un comportamento che fa parte del quotidiano, è arrivato il momento di dire: aprite i vostri occhi, ma soprattutto la bocca e dite qualcosa“.

Asia Argento: “Weinstein un mostro”

Asia è tra le attrici che, come precedentemente affermato, ha assecondato la denuncia del NY Times, parlando dell’esperienza avuta con Harvey Weinstein in persona.

Il suo coraggio di parlare, purtroppo, l’ha messa la centro di un vero massacro mediatico, soprattutto da parte dei suoi connazionali una condizione questa che deve far riflettere. Purtroppo, come già ribadito in precedenza, molte menti sono ancora troppo “chiuse” per comprendere fino in fondo cosa accade nella testa di una donna molestata non solo fisicamente, ma anche psicologicamente.

Asia Argento, oggi, è il simbolo di un grande coraggio: esponendosi in prima persona, ha rilasciato dichiarazioni importanti che sicuramente apriranno gli occhi a tantissime giovani ragazze in ogni campo, non solo quello cinematografico.

Il coraggio di denunciare, quello che tutte dovrebbero avere.

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