Call of Duty: WWII, la Recensione – NO SPOILER

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Il potere di internet e, più precisamente, delle community online non andrebbe mai sottovalutato. Indicativo, in tal senso, fu il caso del trailer di lancio di Call of Duty: Infinite Warfare divenuto nel giro di pochissimi giorni il video col maggior numero di “Non mi piace” della storia della piattaforma YouTube superando addirittura il videoclip di Baby di Justin Bieber. Il motivo? Semplice! La community del gioco, composta da ardenti fan e viscerali “haters”, mostrava da tempo il suo forte dissenso in merito alla strada intrapresa dalla loro serie preferita ritenuta troppo fantascientifica e troppo lontana dai fasti qualitativi che hanno reso grande il brand nel corso degli anni.

Basti pensare al fatto che per ben cinque anni, dall’ uscita di Black Ops 2 fino proprio ad Infinite Warfare, il setting del gioco è sempre stato improntato sulle avveniristiche guerre del futuro, caratterizzate da gadget al limite della follia, armi laser, esoscheletri e chi più ne ha più ne metta.

L’ultimo capitolo sviluppato da Infinity Ward, come dicevamo, ha raggiunto il picco più negativo andando ad incrinare quasi completamente il rapporto con gli appassionati della saga facendo registrare vendite abbastanza sottotono (seppur milionarie, si intenda) nonostante la geniale idea di pubblicare il remake di Modern Warfare in allegato all’ edizione speciale del titolo.


Serviva, dunque, un ritorno alle origini, una seria riflessione su quelli che sono stati gli aspetti che hanno decretato il successo di Call of Duty prima della deriva contenutistica e qualitativa che aveva preso in tempi recenti. Al timone, per l’episodio di quest’anno, ci sono gli SledgeHammer Games, studio composto da ex sviluppatori di Visceral Games, padri di Dead Space e già autori del buon Advanced Warfare che ci riportano alle radici del brand lanciando sul mercato un prodotto il cui nome lascia bene intendere le intenzioni dietro l’intero progetto: Call of Duty: WWII.

Abbandonati i jetpack, i double jump, le corse sui muri, gli specialisti, le armi al plasma e i colori sgargianti e ipersaturi si torna al principio, si torna ai furiosi, violentissimi campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, una delle pagine più oscure e buie della storia dell’umanità. Sarà bastato per fare centro? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

BAND OF BROTHERS

La cura posta dal team nel confezionamento del prodotto è evidente già dai primi minuti della campagna in single player. Inutile girarci intorno, Call of Duty è prevalentemente un gioco pensato per il multigiocatore ma, almeno in questo caso, abbiamo potuto giocare una campagna convincente e dotata di una trama scorrevole, contenutisticamente valida e non priva di colpi di scena. La storia narrata è quella del soldato “Red” Daniels e dei suoi compagni di plotone i quali si troveranno coinvolti in alcune dei momenti più atroci del secondo conflitto mondiale.

Rivivremo, ad esempio, i terribili attimi dello sbarco in Normandia con i nostri uomini soverchiati e flagellati dalla potenza di fuoco nemica facendoci strada tra piombo, esplosioni, sangue e cadaveri in una spirale di violenza capace di toccare profondamente l’animo del giocatore grazie anche ad una regia cinematografica di tutto rispetto.

La campagna, poi, ci trascinerà nel conflitto sul territorio francese e anche nel cuore del Reich alternando sezioni di selvagge e viscerali sparatorie ad altre di infiltrazione incredibilmente ben riuscite senza soluzione di continuità. L’elemento che colpisce in senso positivo è sicuramente l’attenzione posta nella caratterizzazione dei vari personaggi comprimari i cui tratti distintivi sono ben delineati anche dai primi, semplici dialoghi facendoci affezionare ad ognuno di loro un po’ come accadeva nel mai troppo lodato Battlefield: Bad Company, senza tuttavia raggiungerne le vette di eccellenza.


Le relazioni tra i protagonisti, le loro paure e le loro speranze sono ben visibili e non potranno che strapparvi un amara considerazione su quanto possa essere stato orribile quel periodo storico. La modalità singleplayer di Call of Duty: WWII, in definitiva, racchiude la volontà della software house di narrare una storia convincente e alla portata del grande pubblico senza rinunciare a toccare argomenti duri e avvilenti come la deportazione e l’olocausto perpetrato dai nazisti riuscendo a tenerci incollati allo schermo per una durata in linea con le precedenti iterazioni del brand.

Ci sarebbe piaciuta, magari, qualche missione in più ma ci riteniamo tutto sommato soddisfatti dall’esperienza offerta da SledgeHammer sperando che serva a settare un nuovo standard per le future incarnazioni della serie di Activision.

FINO ALLA FINE

Anche dal punto di vista del gameplay in senso stretto ci si trova davanti ad un dualismo tra ritorno alle origini ed innovazione. Se da una parte ritroviamo tutti gli elementi che hanno da sempre cementificato il successo della serie Call of Duty, dall’altro troviamo una serie di accorgimenti che gettano nuova luce sulla formula imbastita dai vari team sotto l’egida di Activision.

Già nella campagna singleplayer le novità sono molteplici, a partire dall’assenza della rigenerazione automatica della salute (che era stato un marchio di fabbrica della serie dai tempi di Call of Duty 4: Modern Warfare) in favore dell’utilizzo dei classici kit medici fino ad arrivare a un sistema interessante grazie al quale richiedere munizioni, granate e aiuti ai nostri compagni di ventura riempiendo un apposito indicatore. Tutti elementi, questi, che contribuiscono a calare il giocatore nella giusta atmosfera che il titolo vuole proporre restituendo in maniera convincente la sensazione di dover fare affidamento sugli altri per poter portare a casa la pelle.


Il mastodontico multiplayer, dal canto suo, vero e proprio fiore all’occhiello dell’intera produzione, ha subito pesanti ritocchi rispetto ai precedenti capitoli della serie per adattarsi al meglio a questo tuffo nella Seconda Guerra Mondiale. Una volta scesi sul campo di battaglia, infatti, ci accorgeremo che il ritmo dell’azione è notevolmente più lento e l’assenza di scivolate, doppi salti e corse sui muri costringono il giocatore ad affrontare le battaglie in maniera più oculata e strategica anche se, sia chiaro fin da subito, la prontezza di riflessi, la mira e il posizionamento restano comunque fondamentali per assicurarsi la vittoria.

Abbiamo gradito, inoltre, l’introduzione del Quartier Generale, una sorta di spazio social simile a quello visto nei due Destiny in cui muovere il nostro soldato in cui sarà possibile acquisire ordini che, una volta completati, ci ricompenseranno in Punti Esperienza extra o lootbox (piene di elementi solo estetici, fortunatamente), sfidare gli amici in sfide 1 contro 1, allenarsi nel poligono di tiro e molto altro, una buona soluzione per ridurre la noia scaturita dai tempi di attesa tra una partita e l’altra.


Le modalità di gioco proposte da questo Call of Duty: WWII sono tante e tutte abbastanza riuscite. Si passa dai classici Deathmatch Tutti contro Tutti e a Squadre fino ad arrivare a Dominio, Cerca e Distruggi, Postazione e Uccisione Confermata passando per modalità più nuove quali Football (simile all’Uplink vista in Black Ops 3 e Infinite Warfare) e la riuscitissima Guerra che rappresenta la new entry più bizzarra visto il titolo preso in questione. Si tratta di una modalità ad obiettivi variabili in cui i giocatori in attacco dovranno necessariamente collaborare per portare a termine i vari compiti mentre l’altra squadra sarà impegnata a difendere ostacolandoli in tutti i modi possibili facendo emergere un lato di Call of Duty decisamente inedito e assolutamente gradito.

Anche le classi, per l’occasione rinominate Divisioni, hanno subito un forte restyling. In Call of Duty: WWII, infatti, sarà necessario da subito selezionare una Divisione a cui legarsi (da scegliere tra Fanteria, Aviotrasportata, Spedizionieri, Corazzata e Montana) prima di poter personalizzare il proprio equipaggiamento. Ognuna di esse è dotata di abilità particolari che vanno dalla possibilità di aggiungere una baionetta ai nostri fucili d’assalto, all’utilizzo del silenziatore per le mitragliette e dei colpi incendiari per i fucili a canna liscia e sarà possibile farle salire di livello per sbloccare abilità via via più performanti ma che vi lasciamo il piacere di scoprire da soli.

Anche le ScoreStreak fanno il loro ritorno, rimodellate nell’aspetto ma non nella funzione: potremo scegliere tra il classico radar per segnalare la posizione dei nemici sulla mappa, il bombardamento a tappeto per decimare le file avversarie, il pilota da caccia per eliminare grossi gruppi di forze ostili, il lanciafiamme, le molotov e tanto altro.

ZOMBIES, GROOVY.

Menzione d’onore anche per la modalità Nazi Zombies che fa il suo glorioso ritorno in Call of Duty:WWII arricchita di un cast di eccezione e di una serie di migliorie atte a rendere ancora più divertente una delle modalità più apprezzate dell’intera storia di Call of Duty.

Una volta impersonato uno dei quattro personaggi proposti, interpretati da attori di rilievo quali David Tennant (già visto nei panni del Decimo Dottore in Doctor Who), Elodie Yung (l’Elektra Natchios di Netflix), Katheryn Winnick (la Lagertha di Vikings) e Ving Rhames (il Marsellus Wallace di Pulp Fiction), saremo lanciati in una missione suicida nelle viscere della Germania nazista resa ancora più spaventosa dalla presenza dei consueti e feroci zombies.


La modalità, tutto sommato, non esula di molto dai canoni che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso degli anni. Dovremo farci largo tra le crescenti orde di non morti facendo affidamento sulle nostre doti di mira e sulle armi che potremo raccogliere dai muri per accumulare punti, aprire porte su nuovi ambienti della mappa e sopravvivere il più a lungo possibile.

Va detto che in WWII gli obiettivi da portare a termine sono più chiari e visibili in qualsiasi momento tramite la pressione di un tasto e che è presente un sistema di carte consumabili, da sbloccare tramite le casse premio che renderanno più semplici le nostre avventure tra i vaganti ma niente che infici la qualità del risultato finale che, anzi, rimane una sfida decisamente ardua e che regalerà più di una soddisfazione agli appassionati.

TECNICAMENTE PARLANDO

Call of Duty: WWII, infine, è dotato di un comparto tecnico piacevole e di forte impatto visivo senza, tuttavia, raggiungere le prestazioni eccezionali di altri titoli presenti al giorno d’oggi sul mercato. Il titolo di Sledgehammer ha dalla sua, però, l’intenzione di essere il più fluido possibile, rinunciando ad animazioni e dettagli all’avanguardia in favore di un framerate stabile, granitico, inossidabile di 60FPS, vero e proprio marchio distintivo della serie.

Come dicevamo in precedenza, la campagna è dotata di una regia impeccabile e di trovate stilistiche che abbiamo apprezzato parecchio mentre il multiplayer risulta godibile e senza alcun tipo di problema di stabilità.


Tutto quello che un Call of Duty dovrebbe fare, WWII lo fa suo e lo fa bene, senza incertezze, chiudendo il quadro di un prodotto solido sotto tutti i punti di vista. Anche dal punto di vista del sonoro l’ultima fatica di SHG si attesta su livelli abbastanza buoni con una colonna sonora dotata della giusta epicità nei momenti più concitati e capace di sottolineare con forza la drammaticità di alcune situazioni.

Anche il doppiaggio completamente in italiano non stona quasi mai regalando un’esperienza piacevole che non vi farà rimpiangere in alcun modo la lingua originale.

CONCLUDENDO

In conclusione Call of Duty: WWII è un prodotto che abbiamo apprezzato in ogni suo aspetto. Dotato di una campagna dai temi forti e con una regia magistrale, di un multiplayer titanico e virtualmente infinito, di una modalità zombie come di consueto divertentissima e fortemente rigiocabile, si tratta di un’opera che ogni appassionato del brand e degli sparatutto in generale non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Alla serie serviva un ritorno alle origini e SledgeHammer Games ha confermato il proprio talento nel darglielo nel miglior modo possibile. Call of Duty è tornato ad essere dannatamente divertente.

8.3

Trama

8/10

Gameplay

9/10

Grafica

8/10

Sonoro

9/10

Longevità

9/10

Pros

  • Divertente e pieno di contenuti
  • Campagna di ottimo livello
  • Modalità Zombies eccellente
  • Regia magistrale

Cons

  • Graficamente non regge il confronto con i diretti concorrenti
  • Si poteva rischiare qualcosa in più

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