Blast from the Past #3 – La Nascita della Image Comics: Parte I

Fumetti
Massimiliano Perrone

Welcome to this new episode of BLAST FROM THE PAST

A NEW DAWN

All’alba del 1992, il medium del fumetto americano stava esplodendo. Il Batman di Tim Burton aveva dato il via a una nuova ondata di adattamenti cinematografici di personaggi supereroistici, con budget sempre più elevati, al punto che tale trend ha chiaramente costituito la testa di ponte per quello che viene definito oggi come il mondo dei cinecomics.

Nuovi negozi di fumetti stavano spuntando nei centri commerciali e nelle strade di ogni singola città, gli editori, quelli principali come Marvel e DC, vedevano i loro più alti numeri di vendite in anni, mentre editori secondari (come la Dark Horse ad esempio) iniziavano a farsi le ossa come pesci nello stagno.

Tuttavia era la Marvel Comics lo squalo piu’ grande nello stagno all’epoca: con un valore azionario in rapida ascesa (era stata quotata in borsa nella seconda metà del 1991) e un team creativo senza eguali, era la regina del comicdom americano.

Nonostante ciò, grandi cambiamenti erano in corso, tra cui il crescente malcontento di alcuni dei big names del momento, che costituì il viatico per ciò che presto sarebbe accaduto.

All’epoca infatti, gli scrittori (o i disegnatori) non avevano alcun controllo creativo sui personaggi che inventavano, in quanto tutto finiva nelle casse, e nel know-how aziendale, della casa madre.

La “prassi” prendeva il nome di “Work for Hire” (lavoro a noleggio, traducendolo letteralmente). La legge sul diritto d’autore degli Stati Uniti infatti prevede che un’opera realizzata per il noleggio (lavoro a noleggio o WFH) è un’opera soggetta a copyright creata da un dipendente come parte del suo lavoro, o in accordo con le altre parti contrattuali. Il lavoro a noleggio è un termine definito a livello statutario (17 U.S.C., § 101), quindi un lavoro a noleggio non viene creato semplicemente perché le parti di un accordo dichiarano che il lavoro è un’opera da assumere, esso è previsto legislativamente.

È un’eccezione alla regola generale che la persona che crea effettivamente un’opera è l’autore legalmente riconosciuto di quell’opera (cd. paternità dell’opera). Secondo la legge sul copyright negli Stati Uniti e in alcune altre giurisdizioni sul copyright, se un’opera è “prodotta per il noleggio“, il datore di lavoro, non il dipendente, è considerato l’autore legale. In alcuni paesi, questo M.O. è noto come paternità aziendale. L’entità che funge da datore di lavoro può essere una società o altra entità legale, un’organizzazione o un individuo persona fisica.

Questa situazione da alcuni dei big names dell’epoca non era decisamente accettata, volevano che ciò che venisse creato fosse di loro proprietà, che rimanesse a loro anche quando questi non sarebbero stati più in vita (cit. McFarlane durante il quindicinale della Image Comics), non volevano piu’ essere dei semplici nomi che si alternavano nelle prime pagine dei fumetti, il loro desiderio è che il loro nome fosse per sempre associato alle loro creazioni.

Essere delle leggende.

Quindi decisero di creare una cosa mai vista prima.

O per citare Rob Liefeld su X-Force #1: A Force to be Reckoned With.

1992: IMAGE RISING

Nonostante non ci sia alcuna data certa sul momento in cui nacque effettivamente la Image Comics, tre dei suoi fondatori (su cinque) concordano con la seconda metà del 1991, nello specifico fu nel periodo compreso tra maggio 1990 e dicembre 1991 che il progetto di creare una compagnia (non ancora come casa editrice) ombrello che permettesse ai suoi autori di avere controllo assoluto sui propri personaggi, e le proprie creazioni, prese il via. La struttura sociale ricalcava essenzialmente il modello della società capogruppo, a cui fanno da satellite, in questo caso, i vari studios dei fondatori.

L’idea iniziale venne a Rob Liefeld (creatore di Cable, Deadpool e della X-Force), appena 22enne, durante il finale della sua run sui New Mutants (insieme a Fabian Nicieza); Rubicone fu il periodo successivo alla querelle tra questo e la Marvel a causa di un’inserzione del primo sulla Comic Buyers Guide.

L’inserzione riguardava un nuovo gruppo di mutanti ribelli venuti dal futuro (gli Executioners) il cui leader, Cross, sembrava pericolosamente somigliante al Cable della X-Force (da Liefeld creato, si ricorda), la disputa sfociò in una Cease and Desist letter da parte della Marvel e culminò con l’idea di Liefeld di mollare la Marvel. Peraltro Rob già negli anni precedenti, circa 1985-1987, aveva iniziato a gettare le fondamenta di quella che poi sarebbe stata la sua prima “creatura” indipendente, ovvero gli Youngblood.

La Marvel peraltro non era nuova a cose del genere, e a comportamenti discutibili: nel settembre del 1991 infatti inviò altresì una C&D alla Voyager Communications, ove Jim Shooter era allora EiC (Editore Capo), riguardante un nuovo fumetto di prossima uscita. La lettera riguardava il titolo di X-O Manowar e la sua similarita’ letterale con gli X-Men e tutte le altre pubblicazioni della famiglia X. Si ricorda poi come Shooter fu allontanato dalla Marvel nel 1987 a causa dei continui alterchi verbali tra questo (al tempo EiC) e praticamente tutti gli autori/disegnatori dell’epoca, tanto che fu definito da John Byrne come un nazista fuori dal tempo.

Analogamente la Marvel, sempre nel 1991, per opera della longa manus di Harras, licenziò, come fossero due impiegati qualunque, Louise Simonson e Chris Claremont dopo anni di onorato servizio preso la Casa delle Idee.

Anche Todd McFarlane sembrava sul piede di guerra, era stufo di non essere coinvolto nei meeting su Spiderman, di non poter usare i villains che voleva, di non avere alcuna voce in capitolo sul fumetto che dgli stesso stava creando, e del successo che aveva sicuramente creato.

Il malcontento portato avanti da Liefeld non era perciò cosa isolata, visto che anche Todd McFarlane e Jim Valentino erano della stessa idea, il primo non voleva creare Spawn in una compagnia ove poi non avesse avuto voce in capitolo su nulla, men che meno sugli sceneggiatori successivi a lui, il secondo era della stessa idea di McFarlane (relativamente alla discussione con Bob Harras circa la creazione di Shadowhawk, personaggio pericolosamente vicino a Starhawk e Darkhawk). Valentino aveva poi un asso nella manica, aveva già avuto in passato esperienze con editori indie (nello specifico,  la Malibu Comics), e sapeva che il viatico sarebbe stato costituito dall’utilizzo della Malibu come rampa di lancio, almeno nell’immediato futuro e limitatamente agli aspetti gestionali e di stampa.

A questi tre nomi si aggiunse anche Erik Larsen, avvisato da McFarlane nel periodo successivo all’abbandono di questo di Spiderman. Larsen è famoso in quanto ancora oggi scrive e disegna il suo Savage Dragon.

L’idea di McFarlane era anche quella di portare un altro golden boy dell’epoca sulla barca Image, ossia Jim Lee, all’epoca impegnato come punta di diamante alla Marvel, riverito come un santo da Bob Harras. Lee fu il motivo principale per il quale il primo silurò Claremont fuori dalla Marvel.

Ovviamente non era tutto oro quello che luccicava, e Jim Lee era già stato etichettato (analogamento a Liefeld) come uno dei bad boy dell’epoca, come uno sgradevole personaggio che aveva portato decadenza nel mondo dei disegnatori di fumetti (cit. Barry Windsor-Smith).

Secondo Liefeld, portare uno autore rispettato come Lee alla Image avrebbe mandato un messaggio chiaro e ben specifico. Il messaggio che loro erano li per fare sul serio e per affermarsi come il nuovo punto di riferimento del comicdom americano.

ONCOMING STORM

Verso la fine del novembre del 1991, McFarlane fece notare (al resto del gruppo) come il loro futuro esodo dalla Marvel sarebbe dovuto essere diverso da quello compiuto da Kirby e Adams negli anni passati (1970 e 1981 circa), egli ragionò sul fatto che abbandonare uno alla volta non aveva senso, in quanto avrebbe creato un disservizio solo temporaneo e che invece la soluzione era abbandonare tutti insieme (fece il paragone con l’ipotetico, e mai accaduto, coup di Adams, Kirby, Buscema, Kane, Heck e Starlin).

Durante il (17) dicembre del 1991, tutti e quattro decisero di incontrarsi a New York allo scopo di incontrare Jim Lee (il quale era li’ per un’asta relativa alla vendita di alcune copie di X-Men e di altri suoi lavori) per convincerlo ad unirsi a loro. Jim Lee non solo accettò quasi subito, nonostante un po’ di lavoro da parte di Liefeld, ma porto altresì Whilce Portacio con lui.

La sorte volle che nello stesso hotel dove soggiornava il gruppo vi fosse anche Marc Silvestri, il quale si unì a loro all’ultimo minuto e quasi per sbaglio.

Sempre nel dicembre del 1991, Todd McFarlane, Rob Liefeld e Jim Lee, i tre più grandi artisti della Marvel dell’epoca, informarono l’editore capo Terry Stewart della Marvel che le politiche della compagnia verso il talento, nello specifico con riguardo alle loro creazioni, erano ingiuste. Fecero notare che i creatori non venivano adeguatamente ricompensati per il loro lavoro e che se ne stavano andando, con effetto immediato. Stewart provì in qualche modo a salvare il salvabile (offrendo loro il controllo al 75% della linea Epic), egli pensò addirittura ad uno scherzo da parte dei tre, ma la realtà era ben diversa. Interessante l’aneddoto di DeFalco, secondo cui tutta la scena con Stewart sembrava un gioco al rialzo per ottenere la cd. “botte piena e la moglie ubriaca“.

Analogamente i tre fecero la stessa con la DC, andarono alla sede di New York solo per cortesia e per riferire loro che avevano lasciato la Marvel e che non avevano alcuna intenzione di firmare per la DC (ai tre era stato infatti offerto un contratto migliore di quello con la Marvel, ma anch’esso senza nessun controllo creativo e di paternità operativa sui loro lavori).

A FORCE TO BE RECKONED WITH

La potenza commerciale di questi tre “ragazzi” non era infatti da sottovalutare, facendo solo qualche esempio: nel giugno del 1990, il primo numero dello Spiderman di McFarlane era diventato il fumetto più venduto di tutti i tempi, con 2,5 milioni di copie; nel giugno del 1991 il record fu battuto da Rob Liefeld, 5 milioni col primo numero di X-Force; e solo due mesi più tardi, Jim Lee decise di porre fine alla diatriba, 8,1 milioni il primo numero di X-Men.

Le conseguenze furono immediatamente avvertite alla Marvel, specie il valore del capitale azionario, le azioni persero il 25% del loro valore uti singoli (da 40 dollari a 29 circa), Bob Harras fu visto aggirarsi per i corridoi del quartier generale come un cane rabbioso, cosi’ come rabbiosi erano autori quali Lobdell e Nicieza, i quali non si aspettavano un abbandono così repentino del gruppo (meno radicale il punto di vista di Peter David e John Byrne, i quali vedevano la Image solo come un esercizio di stile decadente, “all flash no substance” dicevano). Negli anni successivi, nononostante i profitti aumentassero, la Marvel non fu mai in grado di replicare il successo commerciale dei primi numeri di X-Force, X-Men e Spiderman; fu allora deciso di iniziare a investire in modo massiccio sui crossovers tra vari eroi/team e a pubblicare un numero spropositato di volumi, talvolta anche con multiple cover variant.

Durante gennaio del 1992 le fondamenta per la rivoluzione erano state gettate, i cinque fondatori, durante il primo meeting a casa di Silvestri, decisero di affidarsi alla Malibu Comics per i lavori di stampa e pubblicazione (e questo portò la Malibu al 10% del controllo del mercato dei fumetti in poco tempo, davanti alla DC che all’epoca stava avendo una non ben precisata crisi d’identità), almeno finché non fossero in grado di operare da soli, precisando che sarebbero stati loro i “capi della baracca” e non la Malibu.

Curiosamente nello stesso periodo fu fondata la Topps Comics, composta per il 90% da un all-star team di vecchie glorie, tra i quali: Steve Ditko, Dick Ayers, Don Heck, Roy Thomas, i quali lavorarono tutti su un vecchio progetto di Kirby comprato dall’ex EiC di Marvel Jim Salicrup.

Il 1 ° febbraio 1992 (pubblicato il 21) fu cosi’ inviato un comunicato stampa che annunciava la formazione della Image Comics (il nome fu scelto da Rob Liefeld, il quale riciclò questo da un precedente progetto abortito). I dettagli su chi fosse esattamente coinvolto erano un po’ vaghi all’inizio, e rapporti contrastanti sui founding fathers comparvero quasi immediatamente.

Ma dopo un primo periodo di gossip fu subito precisato il nome dei fondatori, ossia: McFarlane, Liefeld, Lee, Larsen, Silvestri, Valentino e Whilce Portacio (il quale mollò la posizione quasi subito a causa dei problemi di salute della sorella, tornando tuttavia come autore/disegnatore negli anni successivi).

Curiosamente si rumoreggiava anche di Chris Claremont tra i fondatori della Image, tuttavia a causa del prematuro abbandono di Portacio, egli decise di dedicarsi primariamente ai suoi progetti per la DC Comics, anche se poi approdò brevemente alla Image negli anni successivi.

La leggenda era stata creata, l’impatto fu talmente dirompente che perfino la CNN ne parlò, ma non solo, anche il The Street in un suo articolo fece notare come le ingiuste pratiche commerciali della Marvel fossero il cancro dell’industria all’epoca. Ovviamente l’abbandono dei suoi autori di punta portò, negli anni successivi, la Marvel prima in crisi e poi alla bancarotta, a causa anche di alcune decisioni commerciali non proprio oculate, per non parlare di alcuni momenti successivi alla formazione della Image davvero delicati, in cui era il nervosismo a dare gli ordini in casa (ad esempio il caso Northstar su Alpha Flight 106).

La fondazione dei vari studios

Come sottolineato precedentemente, l’idea alla basa era che ogni fondatore avesse pieno controllo creativo sui rispettivi titoli e che l’unica proprietà intellettuale condivisa riguardasse il nome “Image” ed il logo della compagnia madre.

Nel marzo del 1992 furono perciò fondati i primi studio interni alla Image, ovvero:

Tralasciando momentaneamente la Shadowline e la Highbrow, furono la WildStorm e la Top Cow a dirigere la fila in questi primi anni di vita della Image, con un parco titoli davvero sterminato.

Tuttavia non furono i titoli di questi due studios ad uscire per primi, il posto spetta agli Youngblood di Rob Liefeld e allo Spawn di McFarlane, i quali si rivelarono incredibilmente popolari principalmente per lo stile utilizzato dai due autori (tralasciando i problemi anatomici di Rob sul tavolo da disegno, problemi che lo portarono nel corso degli anni a diventare una parodia vivente).

La Top Cow fece uscire nel 1992 la prima serie di Cyberforce, lo stesso fece la WildStorm con i WildC.A.T.S. Tuttavia problema comune a tutta l’Image fu il ritardo nella pubblicazione di alcuni albi, arrivando in alcuni casi anche a tre mesi di ritardo rispetto alle date di copertina (eccetto Savage Dragon di Larsen che fu pubblicato addirittura prima della data di copertina).

Come già affermato sopra, l’impatto mediatico derivante dalla fondazione della Image fu dirompente, e portò rapidamente la compagnia ad essere la terza potenza sul mercato dei fumetti americani (e la prima negli anni successivi, seppur per breve tempo). L’esempio della Image fu seguito poi negli anni successivi dalla Malibu, seppur temporaneamente (con l’etichetta Bravura, composta da autori quali Walt Simonson, Jim Starlin, Marv Wolfman e Howard Chaykin) e dalla Dark Horse (con la linea Legend, alla cui testa vi erano artisti come Frank Miller,Mike Mignola, Art Adams e John Byrne).

Tuttavia la nascita dell’Image coincise anche con l’inizio della “grande crisi” creativa degli anni ’90, quasi tutti i titoli della Image (e non solo, come si vedra nella seconda parte) infatti facevano leva sull’aspetto estetico, lasciando la storia relegata in secondo piano. Della stessa idea, seppur in senso positivo, era d’altronde anche Todd McFarlane (rispondendo ad alcune critiche sulla sua abilità come scrittore), secondo il quale il lettore decide di comprare un fumetto in primis guardando ai disegni e solo dopo soffermandosi sulla storia contenuta al suo interno.

Era ovviamente tutto vero, ma questa era una “croce” che la Image voleva portarsi appresso volentieri, specie negli anni ’90, anche a costo di pubblicare solo pin-up e libri colmi di biografie e immagini (come fecero all’inizio ed in più occasioni, soprattutto quando non riuscivano a rispettare le scadenze).

Breve sinossi dei primi titoli Image

Youngblood #1 di Rob Liefeld

L’idea alla base, secondo Liefeld, era che se i supereroi esistevano nella vita reale, allora questi dovevano essere trattati come delle celebrità.

La serie infatti alterna momenti di combattimento tipici di X-Force con momenti piu’ mondani e sociali (ricalcanti lo stile dei Teen Titans, che peraltro Liefeld avrebbe dovuto rilanciare nel 1991 con Marv Wolfman, grazie a Dio Kirby questo non è mai accaduto). Altra idea era che il team era autorizzato ad agire dal governo degli Stati Uniti in situazione di emergenza nazionale. Tra i membri principali ricordiamo Shaft (arciere ed ex-agente FBI), Badrock (un blocco di pietra ambulante), Vogue (una modella russa con una strana tonalità di pelle) e Chapel (assassino governativo).

Nonostante le recensioni fortemente negative, a causa dello stile pessimo di Liefeld e della trama sconclusionata e tipica di un film action/hard-boiled di quegli anni, il primo numero fu un successo editoriale senza precedenti, diventando il fumetto indipendente più venduto all’epoca

 

Spawn #1 di Todd McFarlane

Non credo ci sia bisogno di spiegazioni, inutile negare l’impatto culturale di Spawn nel medium. La storia di Al Simmons, un sicario dei servizi segreti statunitensi che decide di ritirarsi come agente operativo, lasciando di diverso avviso tuttavia la CIA, la quale temendo che potesse rivelare notizie segrete, ne ordina così l’eliminazione.

Simmons viene quindi ucciso e si ritrova all’inferno, dove un demone di nome Malebolgia gli propone un patto: «Rivedrai tua moglie Wanda, se in cambio comanderai il mio esercito nell’Armageddon, conducendolo sino ai cancelli del Paradiso». Simmons accetta il patto e ritorna sulla Terra ma con un corpo deforme, dei poteri sovrannaturali e una armatura vivente. Ignorando altresì il fatto che sono passati cinque anni dalla sua “morte” e che Wanda si è risposata e ha avuto una figlia, figlia che lui non era stato capace di darle. Come se ciò non bastasse il suo potere si consuma con l’utilizzo e Spawn deve fare ritorno all’Inferno per ricaricarsi. Decide perciò di ribellarsi a Malebolgia e si ritrova solo a New York, braccato dalle forze infernali per il suo tradimento, da quelle del Paradiso per il solo fatto di esistere e dai servizi segreti americani che lo credono ancora vivo e pericoloso.

Savage Dragon #1 di Erik Larsen

L’idea di Savage Dragon fu concepita da Larsen quando questo andava ancora alla scuola elementare, egli è essenzialmente un umanoide con le sembianze di un dragon antropomorfo.

I suoi poteri comprendono super-forza e un potente fattore rigenerante, tuttavia egli risulta anche affetto da amnesia, non si ricorda infatti da dove viene (le sue origini verranno narrate nello speciale dedicato ai dieci anni di Savage Dragon del 2005), all’inizio della serie decide di diventare un ufficiale di polizia dedito a combattere la criminalità superumana.

Ad oggi Savage Dragon è il fumetto più lungo creato, scritto e disegnato da un solo autore, ed è anche il secondo (assieme a Spawn) ad essere ancora pubblicato oggi. Erik Larsen lo definisce come l’anello di congiunzione tra la Marvel e la Vertigo, più maturo dei prodotti del primo, ma meno impegnativo rispetto alle ordinarie letture Vertigo.

 

Shadowhawk #1 di Jim Valentino

Shadowhawk narra la storia di Paul Johnstone, il quale è cresciuto come un giovane problematico ad Harlem, New York City.

Riesce ad evitare una vita come malavitoso grazie all’incoraggiamento di un uomo di nome Richard Woodroe, che fu originariamente assegnato come assistente sociale a Paul quando fu sorpreso a rubare, e alla fine sposò sua madre, diventando il suo patrigno.

Alla fine Paul divenne un avvocato e, oltre a ciò, un procuratore distrettuale. Successivamente alcuni problemi col fratellastro di Paul (Hojo), portano questo ad avere un incidente con alcuni gangster.

L’incidente culmina con i suoi aggressori che gli iniettano sangue infetto da HIV. Dopo l’incontro, Paul rimane incerto sul fatto se fosse stato infettato o meno. L’attacco era stato reso pubblico e la notizia della sua possibile infezione si diffuse attraverso il posto di lavoro di Johnstone, rendendo il luogo un ambiente molto inospitale.

Le tensioni tra Johnstone e uno dei suoi colleghi portarono a un alterco tra i due che portò Johnstone ad essere licenziato ed in prigione. Dopo essere stato rilasciato, Paul riceve conferma medica di essere sieropositivo, e finisce conseguentemente in depressioni. 

Preso dalla disperazione decide di camminare per New York allo scopo di schiarirsi le idee, ma viene rapinato da alcuni ragazzi e finisce in ospedale. Durante la degenza matura l’idea di utilizzare il tempo che gli rimane per dispensare giustizia a tutti coloro che attentano alla vita dei poveri e degli indifesi. Uno dei suoi amici, un poliziotto di nome Christina Reid (che era stato cacciato via dalla polizia di recente), era anche esso all’ospedale e decise di andare a trovarlo. Christina informò Paul che lei e un uomo di nome Carlton Sun stavano sviluppando un esoscheletro che avrebbe potuto aiutarlo a portare a termine questo compito.

Johnstone decise di accettare, battezzandosi “ShadowHawk” dopo il suo supereroe preferito (un nome che alla fine avrebbe attirato il malvagio psicotico e razzista Hawk’s Shadow, che credeva di essere il detentore del ruolo di ShadowHawk), e gli fu insegnato come combattere efficacemente con l’aiuto di Christine, promettendo di “riprendere la notte” (si vede chiaramente il richiamo a Batman qui). Johnstone ha anche tenuto le medicine necessarie per rallentare la sua reazione alla sua infezione da HIV in piccole sacche sulla sua cintura in modo che potesse prenderle se necessario.

Non vado oltre, non volendo spoilerare la magnifica storia che Valentino fa del personaggio, della sua disperazione e della voglia di riscatto, riscatto che costituirà il leitmotif di tutta la saga di Shadowhawk

WildC.A.T.S #1 di Jim Lee

La premessa ricalca essenzialmente l’infinita lotta tra il bene e il male, tra i Cherubini e i Demoniti. L’importanza dei C.A.T.S trascende il singolo numero 1, in quanto molti dei personaggi del fumetto esistono ancora oggi, nell’ universo DC (Jim Lee ha infatti venduto la WildStorm alla DC nel 1998, ma i personaggi non sono entrati nel suo universo fino al 2011, con la chiusura dell’universo Wildstorm).

Tra i personaggi che ancora oggi esistono (The Wild Storm di Warren Ellis e Jon Davis-Hunt, recentemente pubblicato dalla Lion) ricordiamo: Jack Marlowe, Void, Grifter, Void, Zealot, anche se ovviamente con aspetti meno “estremi” rispetto al periodo in cui furono creati.

Il primo numero si apre con Marlowe impegnato a vivere come un barbone fino a quando non viene trovato da Void, la quale lo renderà edotto del suo destino, e del suo retaggio di principe Cherubino, rendendolo un miliardario negli anni successivi e preparandolo alla battaglia con i Demoniti, nello specifico con Lord Helspont.

Nei primi numeri si assiste anche all’apparizione degli Youngblood e della Cyberforce di Silvestri, rendendo pacifico il fatto dell’esistenza di un universo condiviso all’interno della Image (Imageverse).

Cyberforce #1 di Marc Silvestri

La serie si focalizza su un gruppo di mutanti catturati dalla Cyberdata, un compagnia malvagia, il cui unico scopo è la conquista del mondo.

Sul gruppo vengono fatti degli esperimenti, tra i quali l’aumento delle abilità fisiche e psichiche attraverso innesti cibernetici, obiettivo della Cyberdata è anche quello di convertire tali mutanti alla sua causa. Tuttavia i nostri eroi scapperanno e decideranno di unirsi sotto il nome di Cyberforce, il cui scopo ultimo è dato dall’annientamento della Cyberdata.

La serie è andata avanti per numerosi numeri, ed è stata rilanciata almeno due volte (nel 2006 e nel 2012), un terzo rilancio è previsto per il 2017. Interessante è il fatto che tra i disegnatori della serie vi sia stato anche David Finch, con uno stile molto diverso da quello a cui ci ha abituati nel corso degli anni.

APPUNTI SPARSI PER LA PROSSIMA PARTE

La prima parte finisce qui, con un ampio riassunto di quella che è stata la genesi della Image e della voglia di rivoluzionare lo status quo allora in vigore nel mercato dei comics.

Negli anni successivi sono stati poi lanciati ulteriori titoli, che verranno analizzati nella seconda parte e nella terza, tra i quali basti qui menzionare: Deathblow, Gen 13, Backlash, Wetworks, Divine Right, Witchblade, The Darkness, Codename Stryke Force, Fathom, Team 7, Cybernary, The Authority, Stormwatch e Planetary.

Non si può negare come ad oggi nessun autore sia stato in grado di replicare l’effetto dirompente e destabilizzante che ebbero i fondatori della Image sul mondo dei fumetti, specie quello di Jim Lee e Rob Liefeld.

Nella prossima parte ci si soffermerà sulla seconda ondata di titoli, e sul periodo che va dal 1993 al 2000 circa, andando a raccontare anche della crisi della Marvel successiva all’abbandono dei fondatori della Image (e il loro blando tentativo di copiare l’allora supremazia commerciale di questa) e della situazione in DC Comics (che aveva perso buona parte del mercato ed era riuscita a risollevarsi solo temporaneamente grazie al ciclo di Jurgens sulla morte di Superman).

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