Blade Runner (1982): il sogno di Dick, la mestria di Scott e la firma di Ford, Hauer e Hannah

Cinema
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Blade Runner è un capolavoro del cinema di fantascienza che si potrebbe facilmente dire abbia raggiunto l’immortalità grazie all’impatto che ha avuto sulla cultura popolare.

Uscito nel 1982, Blade Runner fu tratto dal romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick, uno di quei nomi che sono scritti nelle fondamenta del genere fantascientifico.

Le presentazioni prima di tutto

Il film vede alla regia Ridley Scott, mentre il cast principale era composto da Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos e Daryl Hannah.

Per cominciare a capire la particolarità di questo film basti pensare che il personaggio che ha fatto più colpo sull’immaginazione degli spettatori, ora come allora, non fu Rick Deckard, il protagonista interpretato nella pellicola originale così come in Blade Runner 2049 da Harrison Ford, ma il cattivo del film, interpretato da Rutger Hauer, che modificò personalmente e pronunciò la famosa frase, che non è solo una delle più citate dell’opera, ma probabilmente una delle più citate della storia del cinema (<<Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi (…)>>).

Scintille di unicità

Il film racchiude in sè stesso tutta una serie di grandi particolarità, siano esse tecniche, stilistiche o attoriali, che lo vanno a rendere unico nel suo genere eppure, allo stesso momento, ispiratore di tante altre opere cinematografiche di stampo fantascientifico.

Innanzitutto va ricordato e sottolineato come il film – e il libro da cui è tratto – non sia un’opera di fantascienza pura e semplice, ma una versione che potremmo definire “ibrida” tra un racconto di fantascienza e un noir.

In questo possiamo trovare le basi per tante altre particolarità del film, le atmosfere così lontane dall’essere vicine a quelle paradisiache o infernali legate all’idea di futuro, così come normalmente mostrato nei film di Hollywood.

Blade Runner ci mostra sì un mondo pieno di tecnologia e nuove possibilità ma allo stesso tempo ci ricorda i difetti della società e dell’essere umano, quel tipo di difetti che sono legati alla natura umana e che non potrebbero mai essere realmente estirpati.

La fotografia e la regia sono fondamentali nell’esprimere questo punto di vista e nel valorizzare lo scontro che c’è nel film tra modernità tecnologia e fattore umano.

In tutto questo grande affresco di scenario ed atmosfera emergono i personaggi, magistralmente modellatti dagli stessi attori che li intepretavano.

Nome, cognome e numero di serie

E’ sempre stato molto chiaro come, nella lavorazione di Blade Runner, il dialogo tra cabina di regia e cast sia stato fondamentale.

Il caso più noto riguarda appunto proprio Rutger Hauer e il suo famoso monologo finale, ma bisogna anche sapere di come sia stato Harrison Ford a convincere Ridley Scott a tagliare dal film la voce pensiero narrante del suo personaggio, che se da una parte rendeva il film più vicino ai canoni del noir, dall’altra dava quasi l’impressione, volendo citare un’intervista dello stesso Ford, che il suo personaggio non scoprisse mai nulla.

Le capacità degli attori hanno però avuto un’importanza centrale già negli stadi iniziali del progetto. A questo proprosito va ricordato quanto dichiarato dalla Hannah, che in un’intervista ha dichiarato come i produttori lasciarono alle attrici candidate per il ruolo il compito di personalizzare il personaggio e fu poi lei a scegliere la famosa parrucca bionda e quel suo atteggiamento da quasi-ballerina classica.

Sempre Hannah e Ford, in quell’intervista rilasciata in concomitanza del rilascio del Final Cut del film, raccontarono come anche la colomba presente nella scena finale di Hauer fosse frutto di un’improvvisazione dell’attore.

Ovviamente alcuni dettagli di questi aneddoti possono essere stati esagerati, con il passare degli anni, ma resta impressionante il lavoro che gli interpreti fecero per i loro rispettivi personaggi.

Philip approves this movie

Fu forse proprio il grande impegno degli attori e la capacità di regia, product designer, direttore della fotografia e del compositore delle colonne sonore, a far dire a Philip K. Dick, quando gli fu mostrata la prima versione del film, che erano riusciti a mettere su pellicola la sua visione della storia.

Ovviamente il film è notoriamente andato incontro a qualche revisione nel corso degli anni, dove la più nota è il Final Cut, a cui si fa normalmente riferimento quando si parla di Blade Runner, ma la poesia che è stato capace di regalare è rimasta invariata.

Le ultime gocce di pioggia

In conclusione, in caso non sia ancora chiara l’importanza di Blade Runenr nel cinema o nella cultura popolare, basti pensare che le scene di chiusura di questo film, sono in realtà state ottenute dalla scena iniziale di un alto grande titolo della storia del cinema: Shining.

Fu infatti Stanley Kubrick a fornire quelle scene che mostrano le montagne e la strada a Ridley Scott, prendendole dagli scarti della scena iniziale del suo celebre film.

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