ARF! Festival – Intervista a Mauro Uzzeo

Eventi
Claudia Padalino
Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

Il sole sta iniziando a calare sulle mura dell’ex-mattatoio, altrimenti conosciuto come Museo d’arte contemporanea di Roma (MACRO). Disegnatori, sceneggiatori, utenti, standisti e giornalisti si godono le ultime birre prima salutare l’ARF Festival, in attesa dell’edizione 2018.

Una domenica non troppo afosa e dalle tinte giallo-malinconiche ci accompagna alla chiusura del festival di “storie, segni e disegni”. Abbandonare un luogo che accoglie tutti i creatori delle storie più belle mai raccontate è sempre un dispiacere, in particolar modo se in questo luogo l’utente e l’artista si sentono come a casa.

Tra un editore indipendente e i banchetti dell’Artist Alley i cinque organizzatori (altrimenti detti ARFers) svicolano indaffaratissimi, stringendo mani e incassando critiche e complimenti. Riusciamo a rubare qualche minuto di tempo a Mauro Uzzeo, responsabile delle conferenze e delle masterclass tenutesi durante l’ARF.

Ciao Mauro! Raccontaci un po’ come sta andando questo festival, a poche ore dalla fine.

Molto bene! Ora sono stanchissimo perché in questi giorni io e gli Arfers stiamo dando tanto per fare in modo che questo sia il festival più bello di sempre. Sabato sera, inoltre, abbiamo fatto un mega-festone e ci siamo ritirati alle 4.30 di questa mattina, quindi siamo abbastanza “cotti” anche per questo motivo! Però le facce sorridenti della gente che vedo qui intorno mi appagano.

C’è gente che continua ad arrivare, nonostante l’ora tarda, e questa cosa mi fa capire che questo ARF funziona davvero. Il mio livello di felicità si misura in base al numero di danni ai quali non siamo riusciti a “mettere le pezze”. Per ora posso rimanere soddisfatto, prima ancora di mettere mano ai numeri effettivi.

Ottimo, quindi potresti elencarmi qualche pro e contro su due piedi, prima ancora di fare tutto il bilancio?

Di pro ne ho contati davvero tanti! Il primo che mi viene in mente sono il successo delle nuove aree dell’ARF Festival. La Self Area, condotta da Rita Petruccioli e Francesca Protopapa, e l’Arfist Alley, condotta da Davi Messina, sono state le due aree più belle del festival. David è riuscito ad arruolare gli artisti italiani più importanti a livello nazionale e internazionale. Rita e Francesca sono riuscite a creare la zona più colorata, divertente e piena di fermento del festival. Quando cominci a creare, la prima cosa che ti viene detta è “impara a delegare”. Perché più cose gestisci più rischi di perdere qualcosa per strada. Sono davvero contento che le due aree sono state affidate a loro.

Quali sono state le reazioni da parte di editori e addetti ai lavori?

Questa è stata l’edizione con più contenuti, più eventi e più case editrici presenti. La risposta è stata ottima sotto tutti i punti di vista. Gli standisti si sono complimentati con l’organizzazione, sia quelli che erano venuti alle edizioni precedenti sia quelli che sono venuti per la prima volta. Abbiamo ascoltato le richieste di tutti, senza escludere nessuno.

Ah, dimenticavo un altro pro: questa è la prima edizione dove tutti noi ARFers non abbiamo mai litigato. In passato, non avendo mai organizzato eventi di questo calibro in vita nostra, arrivavamo alla fine della fiera stanchi morti e nervosi. Quest’anno, invece, è stato bello e sereno. Mi hanno fatto affrontare il festival con una felicità che non ho mai avuto prima.

Contro: il fatto che la struttura del MACRO, che è una struttura meravigliosa per eventi di questo calibro, ancora non è pronta a rispondere appieno alle nostre esigenze. Non è possibile che noi costringiamo la gente a stare sotto un caldo atroce, senza un adeguato sistema di ventilazione. Purtroppo è capitato che una ragazza è svenuta e abbiamo dovuto chiamare un’ambulanza. È brutto vedere che l’organizzazione insiste per un anno intero nel chiedere determinati servizi e vederseli negati, ma speriamo che l’anno prossimo vada meglio. Questo è l’unico contro che mi può venire in mente.

Quest’anno sono stati presenti ospiti italiani d’eccezione nel campo del fumetto nazionale e internazionale. Qual è stata la reazione del pubblico?

Fantastica, direi che questo è un altro pro! Continua la collaborazione con Claudio Alino del Comicon, che ha portato qui all’ARF Milo Manara e ha allestito una mostra dedicata a lui. La collaborazione è stata uno step importante, in quanto è servito per mettere su le tre lectio magistralis di Milo Manara, Tanino Liberatore e Paolo Eleutieri Serpieri e la scoperta di come tre artisti come loro si sono concessi con una disponibilità disarmante.

Vedere Manara fare sketch fino alle 21.40, vedere Liberatore che sul palco dell’ARF fa un quadro (a dimostrazione che lui è veramente il Michelangelo del fumetto), sentire Serpieri aprire i cassetti della sua mente ed elargire i segreti della sua narrazione a una platea incantata… Insomma, è stato tutto meraviglioso.

arf festival resoconto

Terza edizione, terzo successo: com’è nato questo terzo ARF Festival?

L’ARF è nato in un modo strano, da un’idea di Stefano Piccoli. Lui ha coinvolto una serie di persone: da Paolo Campana a Fabrizio Verrocchio fino ad arrivare a Gud e a me. Quando ci siamo incontrati la prima volta per parlare, sembravamo “gli X-Men di Piazza Re di Roma“. Eravamo noi cinque, ci conoscevamo tutti, chi più chi meno, da vent’anni.

All’inizio, ci fu una fase di assestamento e Stefano ha trovato in ognuno di noi i punti di forza, che poi ci ha fatto sviluppare indipendentemente. Io, per esempio, ho curato la direzione artistica della sala incontri e le masterclass; Gud ha curato l’Area Kids e la Jobs ARF! (qui gli ho dato una mano pure io, soprattutto per la scrematura dei progetti, che quest’anno sono stati 3700); Verrocchi ha curato la linea grafica e la comunicazione digitale; Paolo (Campana, ndr) si è occupato del cibo, delle mostre e dei cartacei; Stefano si è occupato di tutta la logistica. Da non dimenticare il lavoro di Lorenzo Salvatori, che ha curato tutta la biglietteria e si è occupato anche della gestione economica dell’ ARF!.

Ognuno ha fatto il meglio possibile nel suo campo ed è riuscito a dare un’impronta personale al proprio settore. Ad esempio: entri nella sala incontri e c’è qualcosa che non ti piace? È colpa mia. Vai a vedere una mostra e ti piace? È merito di Paolo, e così via. Ci lasciamo tutti liberi di esprimerci al meglio. Arriviamo anche molto “pacificamente” a un accordo comune: se uno di noi è avverso a uno degli incontri che si vuole fare, quell’incontro non si farà. Alla fine l’ARF riesce a essere nostro e personale al tempo stesso.

Le immagini sono state gentilmente concesse da www.nontistavocercando.it 

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