Annunciato l’adattamento televisivo de Il Nome della Rosa

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Matteo Ivaldi
Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Il Nome della Rosa è il più celebre romanzo del semiologo, filosofo e docente universitario Umberto Eco scomparso nel 2016: la crime story ambientata nel quattordicesimo secolo tra le mura di una abbazia benedettina in cui il monaco Guglielmo da Baskerville giunge per indagare sulla morte misteriosa di un confratello è diventata best seller internazionale, vendendo oltre cinquanta milioni di copie e venendo tradotta in più di quaranta lingue. Un testo complesso, storicamente accurato e con molteplici livelli di lettura che sfrutta il soggetto di un delitto da risolvere per affrontare temi riguardanti l’oscurantismo medievale, il metodo scientifico, il valore della letteratura stessa, l’esoterismo e l’umanesimo.

Una trasposizione piuttosto fedele de Il Nome della Rosa era già stata effettuata nel 1986 per mano del regista francese Jean-Jacques Annaud (Sette Anni in Tibet, Il Nemico alle Porte), con Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville e un giovane Christopher Slater in quelli del fedele novizio Adso. Una produzione ad alto budget accattivante e campione di incassi in Europa che contribuì a offrire notorietà all’opera di Eco resistendo alla prova del tempo: ogni messa in onda del film in Italia è stata in grado di battere la concorrenza a distanza di anni e ha detenuto il record di spettatori di un film in prima serata per ben tredici anni tra il 1988 e il 2001, superato soltanto da La Vita è Bella di Roberto Benigni. Il Nome della Rosa, seppur imperfetto (specie a causa della difficile impresa di adattare un manoscritto di oltre cinquecento pagine in due ore di pellicola), è tuttora annoverato come una delle più convincenti trasposizioni cinematografiche di un romanzo d’autore.

Dopo tre anni di gestazione la RAI ha finalmente annunciato la realizzazione di una miniserie televisiva ispirata al romanzo. In co-produzione con la Wild Bunch, società francese produttrice di alcuni tra gli ultimi successi di Woody Allen, il dittico di Steven Soderbergh su Che Guevara, The Wrestler di Darren Aronofsky e il film di culto Mr. Nobody con Jared Leto, la serie verrà diretta da Giacomo Battiato e si baserà su una sceneggiatura che Eco ebbe modo di visionare e approvare prima del decesso; le otto puntate previste, supportate da un budget di circa ventitré milioni di euro, avranno modo di seguire più fedelmente la storia del professore con uno stile rinnovato e, possiamo supporre, più vicino alle moderne serializzazioni italiane come I Medici, The Young Pope di Paolo Sorrentino e la recente esclusiva Netflix Suburra.

L’italo-americano John Turturro interpreterà Guglielmo da Baskerville, Damien Hardung sarà Adso mentre il ruolo dell’inquisitore Bernardo Gui è stato affidato all’inglese Rupert Everett. La serie verrà girata a Cinecittà in lingua inglese, l’inizio dei lavori è previsto per il gennaio 2018.

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