Alias Grace, la recensione – NO SPOILER

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino e Matera. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino e Matera. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Da pochi giorni Netflix ha inserito nel suo catalogo una nuova serie tv: Alias Grace (titolo italiano L’Altra Grace). Anche con questo show televisivo, il colosso dello streaming online non si smentisce e ci regala un’opera dai contenuti forti e dall’altissima qualità sia narrativa sia tecnica. Con un cast eccezionale, composto da Sarah GadonEdward HolcroftZachary Levi e Anna Paquin, si è dato vita a una messa in scena intima e perfetta del romanzo di Margaret Atwood, l’autrice di un altro famosissimo libro The Handmaid’s Tale (Anch’esso riadattato come serie TV e vincitore di numerosi riconoscimenti agli scorsi Emmy Awards).

NINTE È COME SEMBRA

Le puntate di questa serie Tv scorrono sullo schermo in un crescendo di pathos e nostalgia. Come nella migliore tradizione “gialla”, anche qui ritroviamo gli stessi elementi tipici della narrativa del mistero, noir e a tratti foschi. Tutto quello che riusciamo a percepire fotogramma dopo fotogramma è ciò che realmente è accaduto oppure no? Questa è la domanda che lo spettatore si pone già durante i primi minuti di visione.

La storia raccontata nella serie Tv e nel romanzo, ripercorre alcuni anni della vita di Grace Marks, giovane domestica immigrata dall’Irlanda in Canada. Ella rimane coinvolta in alcuni strani accadimenti, uno su tutti un brutale ed efferato omicidio, punto da cui prende il via tutta la narrazione. Questo omicidio non vede coinvolta solo Grace, ma anche un complice, James McDermott il quale, però, avrà una sorte diversa rispetto a quella della domestica.

Condannata al carcere e forse alla pena di morte, Grace si reca ogni giorno a lavoro presso una casa nelle vicinanze del penitenziario in cui è reclusa. Qui ha modo di parlare e confrontarsi con la gente, e di raccontare anche quello che le è accaduto. Da qui un gruppo di sostenitori della sua innocenza si riunisce in un comitato e assume un medico psichiatra per attestare l’innocenza di Grace. Il dottor Jordan ascolterà durante tutte le puntate della serie, le testimonianze della giovane ora dettagliate ora labili e quasi incoscienti.

LA PERCEZIONE DEL DOLORE

La serie Tv originale Netflix funziona e lo fa per alcuni semplici motivi. Crea suspence, che è l’elemento base per ogni buon racconto noir; trasporta lo spettatore in un’altra epoca (siamo a meta dell’800) fatta di dicerie, pettegolezzi, cattiverie, magia e superstizione; fa provare allo spettatore tutto il dolore consapevole e non che i protagonisti provano nel delinearsi della narrazione. 

Il dolore è percepito come una costante che accompagna il fruitore verso un mondo di sentimenti sconosciuto. Un universo di rimorsi e di causa-effetto. Non ci è dato sapere da cosa provenga quel dolore, ma è indubbio che esso permanga tra le linee di celluloide della pellicola ed arrivi con tutta la sua forza distruttiva fino agli occhi dello spettatore. Inerme e condizionato dagli eventi esso si troverà a combattere contro se stesso, nella estenuante ricerca di una risposta o, semplicemente, nell’inibizione del giusto o sbagliato, del dolore e della morte.

Grace è l’emblema della reietta. Abusata, fustigata, incompresa, reclusa. Lei continua a combattere come in una sorta di trance, come se quel dolore le appartenesse e non fosse più dolore ma stabilità, normalità, quotidiana routine. La serie TV tocca questo tema pesante e sicuramente attuale della violenza sulle donne in modo chiaro e senza giri di parole, ma allo stesso tempo lo fa con la delicatezza dello sguardo femminile, della sensibilità d’animo e della brutalità della consapevolezza. Grace è consapevole di tutto ciò che le accade e non rifugge la realtà poiché essa è la sua salvezza.

IL LABILE CONFINE TRA BENE E MALE

Non riusciamo a capire cosa sia effettivamente la realtà, poiché essa è filtrata dalla coscienza di Grace Marks e noi non sappiamo se ella ne abbia una, se sia un tenero agnellino o una brutale assassina. Questo non riusciamo a comprenderlo ed è un bene poiché è la chiave di lettura stessa dell’opera, insieme a tante altre. Grace è Grace, ma è anche qualcun altro, l’Altra Grace. Questo dualismo è portato a compimento sullo schermo in maniera magistrale, con un livello narrativo altissimo e molto ben confezionato per un prodotto divulgativo.

Non c’è confine tra bene e male, non riusciamo a distinguerlo e questo ci disarma completamente davanti agli occhi, di un blu profondissimo, di Grace. Cosa fare quando tutte le speranze di comprensione sono perse? Quando anche il più semplice dei crimini, l’omicidio, non ha una soluzione così banale e naturale? Non ci resta che l’attesa.

Potremmo attendere una risposta, un capovolgimento della trama, qualcosa di inaspettato. Ma non è quella la risoluzione del problema. L’opera esplora in maniera concettuale e metaforica il problema della diversità, del dualismo del e del male. L’altra faccia della medaglia si esprime attraverso tutti i gesti di Grace, tutte le sue occhiate, tutte le sue parole e indizi.

Ciò che ella racconta al dottor Jordan non è casuale, è tutto voluto. L’apparenza inganna, ma se questa non fosse apparenza ma solo un velo proteso sull’infinito? Scostandolo non troveremo risposte, ma altri lembi di stoffa che si nascondono sotto il confine tra bene e male.

L'Altra Grace

L'Altra Grace
80.4

Storia

9/10

    Messa in Scena

    8/10

      Interpretazione

      9/10

        Regia

        7/10

          Fotografia

          8/10

            Pros

            • Prodotto ben confezionato
            • Altissima qualità della narrazione
            • Interpretazione magistrale di tutti i personaggi

            Cons

            • Prodotto non facilmente fruibile da tutti
            • Regia semplicistica
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