A Sort of Fairytale Vol. 1 e 2 – La Recensione

Fumetti
Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino e Matera. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino e Matera. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

A Sort of Fairytale è un fumetto di genere fantastico pubblicato dalla casa editrice Noise Press i cui autori sono Paolo Maini (sceneggiatura e soggetto) e Ludovica Ceregatti (disegni e colori).

L’opera, di cui sono stati rilasciati i primi due volumi, segue le vicende di Zoe, una bambina di otto anni e mezzo (ci tiene a specificarlo), che vuole ricongiungersi con la sua famiglia. Lo scenario in cui si svolgono le avventure di Zoe è post apocalittico. La terra ha subito grandi cambiamenti e pochi sono i luoghi rimasti sicuri. Non per questo Zoe si perderà d’animo, continuerà quindi la ricerca dei suoi genitori non curante di tutti i pericoli a cui andrà incontro.

I fanciulli trovano il tutto nel nulla

Il primo volume di A Sort of Fairytale si apre con alcune tavole che raccontano, come farebbe un bambino, la storia della terra e di come essa sia “finita”, almeno per come la conosciamo. La storia racconta di come la Terra fu creata da un signore buono con la barba, che volle regalare agli umani un posto meraviglioso in cui vivere. Ma l’uomo, dimenticò la promessa fatta al signore buono di custodire la terra, e iniziò a disubbidire. “Il signore buono con la barba, che non smetteva mai di osservare il mondo dalla sua casa tra le stelle si accorse delle brutte cose che l’uomo stava facendo al suo regalo e si arrabbiò moltissimo. Gli animali buoni scomparvero e al loro posto ne arrivarono altri… diversi. Più veloci e cattivi con la pelle dura come il ferro. L’uomo non riusciva più a cacciarli e presto diventò il loro cibo”.

Da questa premessa possiamo già immaginare l’atmosfera in cui la vicenda si articolerà. Come già detto siamo in uno scenario post apocalittico, insomma un ambiente molto pericoloso, soprattutto per una bambina che intraprende un viaggio in solitaria. All’inizio, però, Zoe non è da sola, bensì viaggia su un furgone insieme ad altre persone che, come lei, cercano una via di fuga e che sperano ancora nella possibilità di un mondo migliore. Durante questo viaggio, la piccola incontrerà Tom, un brav’uomo che le terrà compagnia durante il breve tragitto. Breve perché ben presto uomini cattivi, i predoni, assalteranno il mezzo e uccideranno tutti i passeggeri. Zoe riuscirà a fuggire e trovare riparo nella foresta, dove incontrerà un essere speciale, il mutaforma Bigfoot.

Non c’è deserto peggiore che una vita senza amici

A Sort of Fairytale, oltre ad essere un diario di viaggio, è per prima cosa una storia d’amicizia. È uno di quei racconti che ci lasciano intendere quanto l’amicizia superi ogni barriera e vada oltre il confine delle prime impressioni. Zoe all’inizio del primo volume, viene in qualche modo salvata da Bigfoot. Lei, inizialmente spaventata dalla strana creatura con cui si ritrova faccia a faccia, imparerà a conoscerla e ad amarla, a prescindere dalle sue fattezze e dai pregiudizi che inizialmente aveva nei suoi confronti. Durante il viaggio che i due protagonisti compiranno nel deserto, Bigfoot proteggerà Zoe da animali mostruosi e mostrerà alla piccola l’importanza dello spirito di sacrificio e abnegazione.

Ma, come nelle favole più riuscite, questa storia non racconta solo d’amicizia e amore. L’odio è uno dei sentimenti più forti che viene fuori dalle tavole del fumetto. L’odio verso il genere umano e verso i pochi sentimenti positivi che possono esistere in un mondo allo sbaraglio. L’odio che viene perpetrato dai cosiddetti predoni. Questi sono la trasfigurazione della realtà corrotta, l’emblema supremo della cattiveria umana. Anche dalla loro organizzazione sociale piramidale, si evince come essi non possano pensare di vivere in pace e armonia con il resto del mondo e con la natura che ormai ha preso il sopravvento sulla civiltà. I predoni sono reietti, cacciati dalla civiltà hanno deciso di depredare la poca umanità rimasta, rubando la libertà, ultimo baluardo di un mondo in preda al caos più puro.

quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

La narrazione, lineare e assolutamente scorrevole, di A Sort of Fairytale è assoggettata a questo concetto di rinascita e stupore: Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. Davvero tanti possono essere gli spunti di riflessione che la trama di questo delicato e toccante fumetto ci può regalare. Oltre alle tematiche a cui abbiamo fatto già riferimento, la base filosofica e semantica a cui tutto il linguaggio figurativo fa capo, è lo stupore continuo che genera speranza.

Attraverso gli occhi di Zoe, attraverso il suo sguardo incorruttibile di bambina viviamo in prima persona le emozioni e le speranze a cui ella va incontro volta per volta, tavola dopo tavola. Complice l’uso catartico dei colori applicati da Ludovica Ceregatti, riusciamo ad ascoltare i sentimenti di sottofondo che Zoe vive di volta in volta, capiamo il suo stato d’animo nelle diverse situazioni e, soprattutto, ci emozioniamo a nostra volta tentando di comprendere l’oscuro mondo in cui la bambina è proiettata.

A sort of Fairytale ci regala un tuffo nel passato, seppur presentandoci un futuro apocalittico. L’opera parla alla parte più nascosta di noi, quella che, forse, abita le zone inaccessibili del nostro cuore.

Uno sguardo tecnico…

Paolo Maini ha sicuramente fatto un ottimo lavoro di sceneggiatura. La narrazione risulta lineare e ben comprensibile al lettore che viene catapultato, già dalle prime tavole, in un mondo sconosciuto abitato da esseri che “traslitterano” la nostra immaginazione. I cambi di scena sono realizzati con cura e conferiscono alla storia una lentezza funzionale poiché tanti sono gli aspetti della trama che devono essere analizzati al fine della comprensione.

Ludovica Ceregatti, la disegnatrice dell’intera opera, comprese le copertine, ci regala dei disegni fiabeschi, completamente indipendenti dalla tradizione del genere. Le tavole, dai colori altalenanti, seguono i moti dell’anima di Zoe e conferiscono alla narrazione la giusta ambientazione. I personaggi sono ben caratterizzati e si instaurano egregiamente nel complesso stile del disegno. Se Zoe e Bigfoot hanno dei caratteri meno delineati e quasi eterei, vediamo come i cattivi della storia, invece, sono molto ben definiti e danno alle tavole un realismo diverso. Insomma, è come se lo stile della Ceregatti cambiasse in base al pathos della narrazione. Ciò è assolutamente ben ponderato e ci mostra come la realtà di cui si parla sia divisa a metà, un discrimine ben comprensibile tra bene e male, tra la realtà “adulta” e la speranza dell’infanzia.

Vi ricordiamo che A Sort of Fairytale è acquistabile presso lo shop online della casa editrice Noise Press. Per sapere come fare ad ordinare il vostro volume, vi invitiamo a visitare questo link.

 

 

A Sort of Fairytale

A Sort of Fairytale
7.7

Disegni

8/10

Colori

8/10

Narrazione

8/10

Leggibilità

8/10

Originalità

8/10

Pros

  • Disegni di ottimo livello
  • Colori funzionali alla narrazione
  • Impianto narrativo ben costruito
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi

Cons

  • Dialoghi a volte un po' forti
  • Alcuni passaggi narrativi risultano un po' banali per la loro semplicità

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